Allaccio abusivo all’acquedotto: è reato di furto aggravato
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14 Ott 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


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Allaccio abusivo all’acquedotto: è reato di furto aggravato

Se l’acqua pubblica è già convogliata nell’acquedotto, il relativo prelievo abusivo configura reato di furto aggravato.

 

L’allaccio abusivo alla rete idrica pubblica costituisce, non una semplice violazione amministrativa, bensì un vero e proprio reato di furto, aggravato dalla circostanza del ricorso al mezzo fraudolento.

 

È quanto specificato da una recente sentenza della Cassazione [1] in merito al caso di un uomo che si era impossessato di una quantità di acqua potabile dalla rete idrica comunale, attraverso l’allacciamento realizzato con rubinetti posti nel giardino dell’abitazione (mezzo fraudolento).

 

Secondo l’indirizzo giurisprudenziale maggioritario, l’impossessamento abusivo dell’acqua convogliata nelle condutture dell’acquedotto è reato punito dalla legge penale e non violazione amministrativa prevista dalla legge sulla tutela delle acque dall’inquinamento [2]. Quest’ultima prevede il divieto di derivare o utilizzare acqua pubblica senza un provvedimento autorizzativo o concessorio dell’Autorità competente. In caso di violazione di tale divieto, l’amministrazione competente dispone la cessazione dell’utenza abusiva e il contravventore, fatti salvi ogni altro adempimento o comminatoria previsti dalle leggi vigenti, è tenuto al pagamento di una sanzione amministrativa.

 

La disposizione suddetta, secondo i giudici, si riferisce alle sole acque pubbliche, cioè ai flussi non ancora convogliati in vasi o cisterne (per esempio acque di fiumi o laghi).

 

Il prelievo abusivo che riguardi acque già convogliate in un acquedotto municipale è invece un vero e proprio furto, punito dalla legge penale (e non amministrativa). Il fatto, poi, che il soggetto si sia adoperato con mezzi fraudolenti (allacci abusivi) per effettuare il prelievo illegittimo costituisce circostanza aggravante con conseguente aumento di pena.

 


[1] Cass. sent. n. 42337 del 6.10.16.

[2] Art. 23 D.Lgs. n. 152/1999.

 


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