Pensione, Ape agevolata con almeno 30 anni di contributi
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14 Ott 2016
 
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Noemi Secci
 


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Pensione, Ape agevolata con almeno 30 anni di contributi

Ape sociale con un minimo di 30 anni di contributi se disoccupati, disabili o beneficiari di Legge 104, o di 36 anni se addetti a lavori gravosi.

 

Marcia indietro sull’anticipo pensionistico agevolato, cioè sulla cosiddetta Ape sociale o Ape agevolata: questo strumento avrebbe consentito a determinate categorie di lavoratori svantaggiati l’uscita dal lavoro a 63 anni di età, con un minimo di 20 anni di contributi, senza penalizzazioni sulla pensione.

Il Governo, ora, ha annunciato che l’Ape a costo zero sarà soltanto per chi avrà maturato, al momento della domanda:

  • almeno 30 anni di contributi, se appartenente alle seguenti categorie:
    • disoccupati;
    • disabili;
    • lavoratori che assistono un familiare disabile;
  • almeno 36 anni di contributi se lavoratore addetto ad attività particolarmente faticose e pesanti: sono compresi nella categoria gli operai edili, gli autisti, gli infermieri, i meccanici, le maestre d’asilo.

Gli addetti alle attività gravose, però, avranno la possibilità di fruire, anziché dell’Ape sociale, della pensione anticipata con 41 anni di contributi, se possiedono almeno 12 mesi di contributi versati prima del compimento del 19° anno di età.

Per fruire dell’Ape agevolata, inoltre, il reddito dell’interessato non dovrà superare 1350 euro lordi al mese: in caso di reddito superiore, comunque, la penalizzazione sulla pensione sarà calcolata sulla sola parte eccedente i 1.350 euro.

 

 

Ape: penalizzazione sulla pensione

Per i non appartenenti alle categorie beneficiarie dell’Ape agevolata, le penalizzazioni sulla pensione oscilleranno, in media, attorno al 4,5 4,6% dell’assegno. Le penalizzazioni corrisponderanno alle rate del prestito-ponte, cioè del prestito che consentirà di fruire del trattamento anticipato, l’Ape appunto, sino alla maturazione dei requisiti della pensione di vecchiaia. Il prestito dovrà essere restituito in 20 anni: le rate comprenderanno non solo il capitale da restituire, ma anche gli interessi (è stato ipotizzato un tasso annuo nominale del 3,3%) e l’assicurazione sul rischio di premorienza del pensionato.

L’anticipo massimo possibile è pari a 3 anni e 7 mesi, considerando che i requisiti per accedere alla pensione di vecchiaia sono, attualmente:

  • almeno 20 anni di contributi;
  • 66 anni e 7 mesi di età, per gli uomini e le lavoratrici pubbliche;
  • 65 anni e 7 mesi di età, per le lavoratrici del settore privato;
  • 66 anni e 1 mese di età per le lavoratrici autonome.

Il requisito di età, dal 2018, sarà uguale per tutti e pari a 66 anni e 7 mesi.

 

 

Ape con penalizzazioni ridotte

Non sono ancora state fornite le specifiche in merito alla terza categoria di Ape, che si aggiunge all’Ape volontaria e a quella agevolata: si tratta della cosiddetta Ape con penalizzazioni ridotte, che a sua volta si divide in Ape aziendale e Rita. L’Ape aziendale consentirà di coprire parte del prestito, dunque di ridurre le penalizzazioni, per i lavoratori in esubero a causa di ristrutturazioni aziendali: sarà l’impresa a coprire, almeno parzialmente, il finanziamento, attraverso il pagamento di appositi contributi.

La Rita, invece, sigla che sta per rendita integrativa anticipata, consisterà nell’anticipo della pensione complementare, o di una sua parte, per coprire il prestito pensionistico, in tutto o parzialmente; naturalmente sarà rivolta ai soli lavoratori che aderiscono alla previdenza integrativa.


 


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