Manovra, rottamazione cartelle e addio studi di settore
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15 Ott 2016
 
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Manovra, rottamazione cartelle e addio studi di settore

Nella legge di bilancio c’è la chiusura di Equitalia, la cancellazione degli studi di settore e la sanatoria delle vecchie cartelle di pagamento.

 

Chiusura di Equitalia, abbandono degli studi di settore, rottamazione delle vecchie cartelle di pagamento: Renzi si gioca la partita più importante, quella fiscale. Il capitolo più caldo di ogni manovra di fine anno è ora sulla scrivania del premier (dovrebbe essere discusso oggi alle 15) e viene in un momento ancor più delicato, quello della «campagna elettorale» per il referendum costituzionale. Così, proprio per giocare d’anticipo sui tempi di approvazione rispetto al voto sul Senato, le principali novità potrebbero riversarsi in un decreto legge fiscale collegato alla manovra di fine anno.

 

Semplificazioni fiscali – Il delicato tema del riassetto della riscossione esattoriale e delle semplificazioni fiscali è sempre stato, del resto, il programma del Governo. Ma farlo coincidere con il voto sul referendum potrebbe non apparire, agli elettori, una semplice coincidenza. Di fatto si parla di capitoli sempre cari ai contribuenti: Equitalia, cartelle di pagamento e studi di settore. I tre nemici giurati di ogni italiano che non ce la fa a pagare le tasse verranno ora discussi in consiglio dei ministri.

 

Innanzitutto c’è l’addio a Equitalia e la difficile scelta sulla soluzione alternativa: un dipartimento interno all’Agenzia delle Entrate (che potrebbe però comportare un accentramento di poteri in un unico soggetto, soluzione invisa agli italiani) oppure una nuova struttura per la riscossione, autonoma e controllata sempre dalle Entrate ma – a questo punto – poco dissimile dall’attuale Spa.

 

Poi c’è la rottamazione delle cartelle esattoriali ormai datate. Una cancellazione dei debiti più vecchi per i contribuenti nei cui confronti non ci sono possibilità di recupero. Ma attenzione: per le modalità e l’individuazione dei ruoli rottamabili il decreto potrebbe rinviare a un successivo provvedimento ministeriale. Il che la dice lunga sulla natura del provvedimento: rassicurare gli italiani che vanno alle urne sul fatto che il Governo è dalla loro parte.

 

Infine c’è la cancellazione degli studi di settore, provvedimento che interessa ben 3,5 milioni di contribuenti tra professionisti e imprese. Gli studi di settore saranno trasformati – come riferisce Il Sole 24 Ore – da strumento di accertamento a strumento di compliance con l’introduzione degli indicatori di fedeltà fiscale potenziando un sistema di premialità che potrebbe arrivare all’eliminazione dei controlli.

 

Nel decreto legge potrebbero trovare spazio misure aggiuntive come, ad esempio, l’utilizzo obbligatorio della posta elettronica certificata per la notifica degli avvisi di accertamento e degli atti catastali, così come oggi avviene già con le cartelle di pagamento di Equitalia.

C’è poi la cancellazione dell’obbligo di indicare in dichiarazione dei redditi i contratti di locazione e gli immobili all’estero se non ci sono state variazioni.

 

L’approvazione delle nuove misure dipenderà anche dai confronti con l’Europa. Non resta che aspettare.


Autore immagine: Pixabay.com

 


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