Estorsione su internet
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17 Nov 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Estorsione su internet

Le estorsioni su internet sono protagoniste di un giro d’affari impressionante: la rete offre mille possibilità di realizzarle e le vittime di questo reato sono sempre di più.

 

 

Estorsione su internet: perché è un «reato di successo»?

I social network come Facebook sono ormai diventati un’arma potente per tutti coloro che mirano a far soldi facili realizzando delle truffe in rete a regola d’arte: le organizzazioni criminali che fanno ruotare il loro giro d’affari intorno all’estorsione [1] su internet sono in costante crescita. Il perché è facilmente comprensibile: catturare l’utente in modo “apparentemente” legale, semplicemente chattando o con una richiesta d’amicizia fasulla, si concentra in pochi e veloci click. Ma non è solo questo: non sono poche quelle persone costantemente alla ricerca di relazioni virtuali on line. La diretta conseguenza è che, tecnicamente, l’estorsione commessa nel web è un reato che si perfeziona grazie alla cooperazione artificiosa della vittima, carpita con la violenza o con la minaccia.

 

Si ricorda che l’estorsione è un reato plurioffensivo, in quanto lede sia gli interessi patrimoniali della vittima, sia la propria libertà di autodeterminazione. E ciò vale anche per le estorsioni online: non bisogna pensare, infatti, che – per il solo fatto che vi sia il consenso a scattare le fotografie o a girare i video hot -, il reato venga meno. Anzi: è proprio la minaccia di pubblicarle senza il consenso della persona interessata che integra quella prospettazione di un male futuro ingiusto idoneo a giustificare la sanzione penale.

 

 

Estorsione su internet: come avviene?

Le modalità con cui si realizza il reato in questione sono molte, soprattutto per le infinite possibilità che la rete permette. Solitamente, tutto inizia con una richiesta di amicizia da parte di una donna intrigante o di un uomo di bell’aspetto. Una volta accettata, si viene subito contattati nella chat privata, con domande indiscrete e dirette del tipo: «Sei solo in casa?», «Hai per caso una webcam?», a cui segue la proposta di fare sesso virtuale. L’obiettivo è quello di spingere la vittima, in modo cosciente e consapevole, a effettuare riprese video o fotografie intime, che vengono subito seguite  dalla richiesta di denaro dell’autore del reato avviene. Ed ecco che alla vittima non resta che pagare, per evitare che il tutto venga immesso in rete: eccola l’estorsione! Il pagamento viene effettuato tramite MoneyGram o Western Union, così da renderlo difficilmente tracciabile. Stesso discorso per le estorsioni online che si basano su virus che crittografano i files presenti in un computer: in pratica, essi vengono resi illeggibili. Gli estorsori chiedono, poi, alla vittima una somma di denaro per recuperare i files danneggiati [2].

 

Atri strumenti privilegiati per chi intende perpetrare estorsioni sessuali sono Skype e, in genere, i sistemi di trasmissione voip (ad esempio Whatsapp che permette di effettuare chiamate sfruttando internet): ciò in quanto gli autori possono cambiare continuamente gli indirizzi Ip (il nome utente, in pratica), rendendo molto difficile la loro individuazione [3].

 

 

Estorsione in internet: come combatterla?

L’unico modo per evitare di ricadere in questo circolo vizioso è troncare il meccanismo estorsivo subito: cadere nel ricatto anche soltanto una volta, infatti, implica la richiesta costante di somme di denaro. Se condotte di questo tipo si bloccano sul nascere, l’estorsione sarà configurata nella sua forma tentata e la vittima potrà ugualmente sporgere querela al fine di individuare l’autore della condotta.

 

Il problema è che, spesso, la situazione è più complicata di quanto sembra: questo tipo di reato nasconde spesso anche la fattispecie di sostituzione di persona [4], che si ha quando si occulta la propria identità e si pubblicano frasi offensive (ad esempio diffamazioni, calunnia, minacce o molestie), lesive della reputazione di qualcuno. Proprio per questo motivo è assolutamente necessario che la vittima, quando la minaccia si concretizza attraverso falsi profili Facebook e la pubblicazione dei video su Youtube, conservi tutti i messaggi ricevuti e gli Id dei profili Facebook dai quali è stata contattata: solo così sarà possibile accertare l’identità degli autori del reato [5]. Il passo immediatamente successivo è di denunciare il tutto alla Polizia Postale.


[1] Art. 629 cod. pen.

[2] In questo caso, accanto all’estorsione, si configura il reato di cui all’art. 615 quinquies cod. pen., che punisce con la reclusione fino a due anni la diffusione di virus in grado di danneggiare un sistema informatico.

 [3] Sul punto è intervenuta la Corte di Cassazione che precisato che le estorsioni a mezzo sms o Whatsapp integrano una sola ipotesi di estorsione consumata e non più reati in continuazione, quando l’autore continua a chiedere denaro dopo il pagamento delle prime somme: si tratta, infatti, «di un’unica azione finalizzata all’ottenimento di quanto originariamente richiesto e solo in parte pagato» (Cass. sent. n. 45029 del 30.10.2014).

[4] Art. 494 cod. pen.

[5] Con decreto motivato il pm potrà chiedere ai provider l’acquisizione dei dati e dei file di log che in alcuni casi potrebbero anche portare elementi utili alle indagini.

 


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