Mediazione tributaria: valore della controversia
Professionisti
15 Ott 2016
 
L'autore
Edizioni Simone
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Mediazione tributaria: valore della controversia

Requisiti per l’applicazione della mediazione, le controversie di valore indeterminabile.

 

Gli atti reclamabili, anche a seguito del novellato art.17bis, comma 1, restano quelli di valore non superiore a 20.000 euro. Nel corso dell’iter parlamentare dei decreti attuativi della delega fiscale, la commissione Finanze aveva espresso un’osservazione al Governo nel primo parere in relazione al possibile innalzamento della soglia fino a 50.000 euro. L’Esecutivo ha ritenuto di non accoglierla in considerazione dello sforzo organizzativo che deriverebbe da tale estensione di valore, ma ha anche precisato che una valu- tazione potrebbe essere effettuata dopo un primo periodo di applicazione. Invero, ai sensi del comma 1 dell’art. 17bis del d.lgs. 546/1992, il valore della controversia «è determinato secondo le disposizioni di cui all’art. 12, comma 2».

 

Nella specie, il predetto art. 12, comma 2, del d.lgs. 546/1992 dispone che «Per valore della lite si intende l’importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate con l’atto impugnato; in caso di controversie relative esclusivamente alle irrogazioni di sanzioni, il valore è costituito dalla somma di queste».

 

 

Requisiti per l’applicazione della mediazione

Nell’individuare i requisiti per l’applicazione della mediazione, occorre tenere conto che il processo tributario — sebbene rivolto al c.d. accertamento sostanziale del  rapporto controverso — è comunque strutturato secondo le regole proprie del processo impugnatorio. Pertanto, il valore della controversia va determinato con riferimento a ciascun atto impugnato ed è dato dall’importo del tributo contestato dal contribuente con il ricorso, al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate. In caso di atto di irrogazione delle sanzioni ovvero di impugnazione delle sole sanzioni, il valore della controversia è, invece, costituito dalla somma delle sanzioni contestate.

 

Da ciò deriva  che:

 

—   qualora un atto si riferisca a più tributi (per esempio, IRPEF e IRAP ovvero imposta di registro, ipotecaria e catastale) il valore deve essere calcolato con riferimento al totale delle imposte che hanno formato oggetto di contestazione da parte del contribuente;

 

—   in presenza di impugnazione cumulativa avverso una pluralità di atti, la necessità di uno specifico e concreto nesso tra l’atto impositivo oggetto dell’istanza di mediazione e le contestazioni formulate dal contribuente, richiesto dall’art. 19 del d.lgs. 546/1992, impone di individuare il valore della lite con riferimento a ciascun atto impugnato con il ricorso cumulativo. Ne consegue che, in relazione agli atti aventi un valore non superiore a 20.000 euro, il contribuente è tenuto ad osservare in ogni caso la procedura prevista dall’art. 17bis del d.lgs. 546/1992: è preferibile, per- ciò, non proporre gravami cumulativi in caso di diversi atti di cui qualcuno inferiore ed altri superiori alla soglia di € 20.000,00.

 

Relativamente alle controversie aventi ad oggetto il rifiuto espresso o tacito alla restituzione di tributi, il valore della controversia va, invece, determinato tenendo conto dell’importo del tributo richiesto a rimborso, al netto degli accessori.

 

Nel caso in cui l’istanza di rimborso riguardi più periodi d’imposta, occorre fare riferimento al singolo rapporto tributario sottostante al singolo periodo d’imposta. Pertanto, in tali ipotesi il valore della lite è dato dall’importo del tributo richiesto a rimborso per singolo periodo di imposta. Ad esempio, se con una determinata istanza si richiede il rimborso di tributi afferenti a più periodi d’imposta e per uno solo di essi l’importo richiesto a rimborso non supera i ventimila euro, per quest’ultimo il contribuente deve presentare ricorso-reclamo prima della eventuale instaurazione del giudizio.

 

 

Le controversie di valore indeterminabile

Come già anticipato, le controversie di valore  indeterminabile  rimangono escluse dalla procedura di reclamo-mediazione, eccetto — ai sensi dell’art.17bis comma 1 — quelle in materia catastale indicate dall’art. 2, comma 2, del d.lgs. 546/1992. Ne consegue che, a seguito della riforma, il reclamo si applica anche alle controversie promosse dai singoli possessori e concernenti l’intestazione, la delimitazione, la figura, l’estensione, il classamento dei terreni e la ripartizione dell’estimo fra i compossessori a titolo di promiscuità di una stessa particella, nonché le controversie concernenti la consistenza, il classamento delle singole unità immobiliari urbane e l’attribuzione della rendita catastale.

 

Ad ogni buon conto, restano escluse dalla fase di mediazione le fattispecie di valore indeterminabile, quali, ad esempio, quelle relative ai provvedimenti di diniego     di iscrizione e di cancellazione dall’Anagrafe unica delle ONLUS oppure quelle concernenti esclusivamente la spettanza di un’agevolazione. Di contro, il contribuente deve esperire la fase della mediazione qualora oggetto di contestazione sia non solo il diniego o la revoca dell’agevolazione ma anche il tributo o il maggior tributo accertato contestualmente con il provvedimento impugnato e/o le relative sanzioni irrogate con il medesimo atto.

 

In tal caso, infatti, il valore della controversia è individuabile nel tributo o maggior tributo accertato, al netto dei relativi interessi e sanzioni.

 

processo-tributario


 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti