File sharing: l’uso personale non è reato
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17 Ott 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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File sharing: l’uso personale non è reato

Mettere a disposizione in Rete film o musica e guadagnarci sopra prevede reclusione e multa. Scaricarli da Internet e mostrarli in giro, soltanto una sanzione.

 

Godere gratis del talento altrui è discutibile. Guadagnarci sopra è reato. Internet mette a disposizione il mondo intero in fatto di libri, musica, film, opere teatrali e tutto ciò che appartiene all’ingegno artistico. La legge, però, punisce anche severamente chi approfitta troppo del fenomeno del file sharing, cioè della condivisione di questo tipo di materiale. Sia in fase di distribuzione (i siti dal quali si possono scaricare illecitamente i files e che spesso si lucrano di pubblicità o degli abbonamenti degli utenti) sia in fase post-download, cioè quando si utilizzano i files scaricati a scopo commerciale (la pratica più abituale, la vendita di copie pirata).

Per chiamare le cose con il loro nome, tutto questo è violazione del diritto di autore. Se ti piace un libro, te lo compri in libreria. Se ti incuriosisce un film, vai a vederlo al cinema. Se adori un cantante, vai ai suoi concerti o ti compri i suoi dischi. In centro città o in uno dei tanti negozi online. Così, se sei pigro, te lo fai recapitare a casa e te lo leggi/guardi/ascolti al calduccio. Ma scaricare da Internet delle copie senza pagare un soldo non fa guadagnare nulla all’autore dell’opera. E metterlo in commercio in modo illegale significa che lui non ci guadagna nulla e il pirata sì.

Ovvio che la legge interviene in materia. E punisce, a vario titolo, la diffusione illecita o la duplicazione abusiva di opere dell’ingegno attraverso programmi di file sharing. In linea di massima, la legge ritiene che mettere un file a disposizione su un sito significhi condividerlo e, quindi, commettere reato. La legge. La Cassazione, però, no.

La Corte Suprema ritiene, invece, che l’utilizzo del file sharing non comporta automaticamente una condivisione volontaria del materiale scaricato, la quale, per indurre al reato, deve essere doverosamente provata. Che cosa significa? Che se scarico un file da Internet per uso personale, me lo tengo per me e non ci guadagno sopra, non commetto reato.

 

 

File sharing: uso non personale

Per definizione, l’uso non personale del file sharing consiste nel trarre un qualsiasi tipo di profitto dall’opera di ingegno di un altro. O, per dirla in burocratese, «fabbricare, importare, distribuire, vendere, noleggiare, cedere a qualsiasi titolo, pubblicizzare per la vendita o per il noleggio, o detenere per scopi commerciali, attrezzature, prodotti, o componenti, o prestare servizi che abbiano la prevalente finalità o l’uso commerciale di eludere efficaci misure tecnologiche di protezione, o siano principalmente progettati, prodotti, adattati o realizzati con la finalità di rendere possibile o facilitare l’elusione di tali misure».

Ma si parla anche di «trarre profitto». E qui si apre un mondo. Che cosa si intende per «trarre profitto»? Come accennato prima, i modi più comuni sono quelli di guadagnare dal sito Internet su cui si mette a disposizione il materiale oppure, a download avvenuto, fare delle copie pirata e metterle sul mercato ad un prezzo più basso rispetto all’originale, guadagnando sulle vendite. Questo vale per qualsiasi tipo di opera (libri, film, musica…).

Tradotto in burocratese: la legge punisce (preparatevi) «chiunque, a fini di lucro, comunichi al pubblico (senza averne diritto) un’opera dell’ingegno, in tutto o in parte, immettendola in un sistema di reti telematiche, mediante connessioni di qualsiasi genere.
Nel caso di download di opere dell’ingegno, effettuato senza fini di lucro, troverebbe invece applicazione la responsabilità amministrativa in base alla quale viene punito chiunque abusivamente utilizzi, duplichi, riproduca, in tutto o in parte, con qualsiasi procedimento, anche avvalendosi di strumenti atti ad eludere le misure tecnologiche di protezione, opere o materiali protetti, oppure acquisti o noleggi supporti audiovisivi, fonografici, informatici o multimediali non conformi alle prescrizioni della legge sul diritto d’autore, ovvero attrezzature, prodotti o componenti atti ad eludere misure di protezione tecnologiche».

Ergo:

  • chi duplica abusivamente delle opere di ingegno per uso non personale rischia da sei mesi a tre anni di reclusione e una multa fino a 15.000 euro;
  • chi fabbrica e distribuisce del materiale illegale rischia la reclusione da sei mesi a tre anni e una multa tra 2.582,28 a 15.493,71 euro;
  • chi mette in Rete il materiale illecito a scopo di lucro, rischia da uno a quattro anni di reclusione e una multa tra 2.582,28 e 15.493,71 euro;
  • chi scarica la musica da Internet senza scopo di lucro ma la fa sentire in giro, dovrà pagare una sanzione amministrativa pecuniaria di 154 euro o fino a 1.032 euro se recidivo. Gli verrà confiscato il materiale ed il suo fatto illecito verrà pubblicato su un giornale quotidiano a diffusione nazionale.

Questo dice la legge. Ma, come detto, il concetto di «trarre profitto» è molto relativo e comprende altri.

Mettiamo, ad esempio, il caso di un dj che lavora regolarmente in una discoteca e che, per questo, riceve un compenso. Gli avventori del locale si aspettano da lui che faccia ascoltare le hit del momento e, possibilmente, anche un po’ di revival. Se il disc-jockey dovesse acquistare i singoli brani (devono essere più veloci delle discoteche ad aggiornare il repertorio, altrimenti addio) brucerebbe il guadagno, anzi: a momenti ci potrebbe rimettere. Che fa? Scarica da Internet i pezzi e li fa sentire durante la sua serata. E’ ovvio che, in questo modo, non fa un uso personale del file sharing, ma lo utilizza per lavorare, quindi per trarne un profitto.

Oppure il gestore del circolo culturale di paese, apprezzato dai concittadini per la sua integrità, che nelle notti di luna piena diventa abusivo. Organizza un ciclo di proiezioni cinematografiche o di letture di libri. Tutto materiale scaricato dalla Rete e sfruttato non certo per uso personale. Oltretutto ad un prezzo che farebbe gola a chiunque, guadagnandoci sopra.

Quello che è sicuro è che, in entrambi i casi, la Siae piomberebbe su di loro come un nubifragio estivo.


 


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