HOME Articoli

Editoriali Pubblicato il 16 ottobre 2016

Articolo di

Editoriali Figli su internet, quali rischi e cosa fare

> Editoriali Pubblicato il 16 ottobre 2016

Quando i nostri figli navigano su internet cosa rischiano? Quali rischi e pericoli si nascondono nell’on line per chi è giovane e inesperto? I chiarimenti di Alessandro Curioni.

I nativi digitali hanno invaso il web, ma secondo molti non hanno gli strumenti per tutelarsi dai rischi della Rete, finendo per essere «pescati» da malintenzionati e maniaci. Abbiamo chiesto un parere ad Alessandro Curioni che, come autore del libro «Come pesci nella Rete – guida per non essere le sardine di internet», di «pesca» nel web se ne intende.

Si dice che gli adolescenti sono drogati di nuove tecnologie. È questo il vero problema?

Da anni le ricerche affermano che i giovani vivono il loro telefono come una droga; personalmente credo che sia come dire che l’uomo abbia sviluppato una grave dipendenza dalle sue braccia. Provate voi a farne a meno per qualche giorno. Capisco che tutto ciò suona provocatorio, ma con quell’oggetto gestiscono una buona fetta della loro vita e svolgono decine di attività. Inutile combattere battaglie di retroguardia cercando di limitarne l’uso, piuttosto investiamo energie e risorse per fare in modo che lo usino per il meglio. Diversamente sarebbe come se un secolo fa si fosse scatenata una crociata contro l’automobile, invece di impegnarsi a fare in modo che tutti avessero una patente di guida. Tuttavia questa estensione apre loro le porte di un mondo del quale non potranno fare a meno. Piuttosto dobbiamo prendere atto che non sono biologicamente adatti a quel mondo, quindi non sarà l’istinto a evitargli i guai, ma la conoscenza.

In che senso non sono «biologicamente» adatti?

La nostra specie non si è evoluta in un mondo virtuale. La strada che ci ha portato a sopravvivere, fino a diventare la specie dominante, l’abbiamo percorsa grazie a una combinazione di necessità, curiosità e paura. Ad aiutarci in questa titanica impresa sono stati i nostri cinque sensi. Il simpatico homo sapiens riconosceva il pericolo e sopravviveva attraverso olfatto, udito, vista, tatto e gusto. I sensi gli impedivano di avvelenarsi ripetutamente, farsi divorare dai predatori, sentire il pericolo a distanza, morire congelato e via dicendo. I bit che compongono il mondo virtuale sono inodori e insapori, la loro vera natura è per noi invisibile; ciò che udiamo non sono le vibrazioni che producono realmente, ma quello che altri scelgono di farci sentire, inoltre sono, evidentemente, anche intangibili. A questo aggiungiamo che tutti coloro che stanno dietro una tastiera possono provare a mostrarsi per quello che non sono (non è difficile rubare la foto di un altro e spacciarla per il proprio ritratto su un qualsiasi social network). Beh, resterebbero gli strumenti elettronici che utilizziamo. Potreste provare a dare una «leccatina» al vostro smartphone, ma credo sappiate che non via aiuterà a capire se è stato infettato da qualche virus informatico. In ultima analisi i nostri cinque sensi sono inutili. Quanto ipotizzate di potere sopravvivere nella bellissima foresta amazzonica essendo ciechi, sordi e anosmici (privi di olfatto)? Poco. Iniziate a pensare che nella Grande Rete siete proprio in questa situazione, quindi l’unica vostra speranza è la conoscenza, quella particolare condizione per cui sapete, senza la necessità di ricorrere ai vostri sensi, una realtà in cui raziocinio e logica devono dominare sovrani. Nel mondo delle nuove tecnologie, dunque, la tigre non è riconoscibile in modo diretto, ma è possibile scoprirne la presenza usando la testa.

 

 

Cosa può fare un genitore di sensato?

Dovrebbe attualizzare la sua esperienza.«“Non accettare caramelle dagli sconosciuti». «Se ti perdi cerca un vigile o un poliziotto a cui chiedere aiuto». «Fai attenzione quando attraversi la strada». «Non andare in quel quartiere che è frequentato da brutta gente». Una o più di queste raccomandazioni saranno state impartite loro da genitori, parenti e insegnanti perché fondamentalmente erano giovani, senza esperienza e con conoscenze piuttosto approssimative delle spazio in cui si muovevano, ma non volevano ne potevano tenerli segregati tra casa e scuola. Oggi si deve trovare il modo di fornire gli stessi «buoni consigli», soltanto per un mondo diverso e qui sorgono due domande: conoscono il territorio in cui si muovono? Sono in grado di fornire i consigli giusti? Purtroppo ai genitori è richiesto lo sforzo di imparare: capire come funziona la Rete e soprattutto le logiche dei social network, prendendo atto che sono parte integrante della vita dei loro figli.

A proposito dei social network. Molti rilevano che i ragazzi sono un po’ troppo disinibiti. È vero?

Il costume giusto per andare in spiaggia è sempre un tema delicato, soprattutto per il gentil sesso, e quando i giovani debuttano sui social network si tratta di una della prime questioni che devono risolvere: quale costume mi metto? Questo perché voi non «siete, ciò che siete», ma «siete come l’ambiente richiede di essere». Quando vi trovate in spiaggia indosserete il costume, perché in giacca e cravatta oppure in tailleur vi sentireste fuori luogo. Allo stesso modo, se accedete per la prima volta a un social network come Instagram, Facebook o altri simili noterete che tutti hanno almeno una foto: in «due pezzi» lei e «un pezzo lui». L’ambiente vi invita a farlo, anzi in qualche modo vi «obbliga» per sentirvi a vostro agio. Così nostro figlio che apre il suo profilo e poi inizia a sbirciare come si comportano gli amici finisce inevitabilmente per omologarsi. Tuttavia le foto in pose e forme più o meno osé sono soltanto la punta dell’iceberg di una questione molto più ampia: la generazione dei nativi digitali ha una percezione dell’importanza della privacy pressoché nulla. Vero che nella vita ognuno è più o meno libero di fare quello che vuole, ma deve essere consapevole delle conseguenze, che purtroppo troppi non sono in grado di cogliere. Questo a partire dalla comprensione del dato di fatto oggettivo che, come abbiamo scritto altrove, internet non dimentica e la sua memoria può avere conseguenze a breve, medio e lungo termine. A questo proposito lancio anche un messaggio diretto ai genitori: una percentuale significativa delle immagini pedopornografiche circolanti su internet sono proprio quelle postate da madri e padri, magari opportunamente modificate con software di elaborazione grafica. Fate attenzione a pubblicare sui social le fatidiche foto del primo bagnetto, della prima volta al mare, dell’asilo e vi dicendo, purtroppo fornite involontariamente del materiale a dei delinquenti.

note

Autore immagine: Pixabay.com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter.
Scarica L’articolo in PDF

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

I PROFESSIONISTI DEL NOSTRO NETWORK