Il Parlamento europeo ha bocciato l’ACTA, l’Accordo Internazionale Anti Contraffazione (Anti Counterfeiting Trade Agreement) siglato a Tokyo nel gennaio scorso. Una decisione che in molti attendevano e in cui ormai speravano.
Il D-day fissato per oggi, avrebbe deciso le sorti dell’accordo che intendeva regolare, in modo comune a tutti gli Stati Membri dell’UE, la lotta alla contraffazione e alla pirateria informatica per dare una maggiore tutela al copyright.
Durante la discussione su Acta, il parlamento è stato oggetto di una pressione senza precedenti da parte di milioni di cittadini europei che hanno chiesto la bocciatura le testo, con manifestazioni per strada, e-mail ai deputati e telefonate ai loro uffici.
La maggioranza è stata schiacciante: 78 deputati hanno votato contro Acta, 39 a favore e 165 si sono astenuti.
La principale sostenitrice dell’ACTA è stata, da sempre, la Commissione Europea. Ma già il Garante europeo si era schierato contro le tecniche invasive dell’accordo, suscettibili di violare la privacy di milioni di netizen. Insieme ad esso, una serie di associazioni di tutela dei diritti sulla rete (che hanno raccolto ben 2.4 milioni di firme) e una schiera di giuristi, soprattutto convinti che le nuove norme avrebbero portato a una forte limitazione nella ricerca e sviluppo dei farmaci, ai danni dei paesi in via di sviluppo. Infatti, l’ACTA avrebbe consentito alle grandi case farmaceutiche di richiedere, a chi sviluppa medicinali generici in grado di salvare vite, i nominativi di chi svolgeva ricerche su farmaci già brevettati, impedendo loro le prosecuzioni degli esperimenti.
Anche la Commissione Commercio Internazionale del Parlamento europeo aveva votato, qualche giorno fa, per il rifiuto dell’ACTA, con 19 voti contrari e 12 a favore.
Secondo il relatore della Commissione David Martin “Acta non è l’accordo giusto per affrontare su scala commerciale la contraffazione e la pirateria”.
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