Telefonate ed sms non graditi: come difendersi?
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18 Ott 2016
 
L'autore
Matteo Cavasin
 


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Telefonate ed sms non graditi: come difendersi?

Ricevere telefonate da parte di estranei o persone non gradite può creare disagio, la legge tutela contro queste interferenze nella propria vita privata.

 

Il telefono, soprattutto i cellulari e gli smartphone sono compagni inseparabili nella vita di tutti i giorni. Ricevere telefonate o messaggi non graditi da soggetti estranei o comunque da persone con cui non si desidera avere contatti, comporta un disturbo, un disagio ed un’intromissione nella propria sfera di libertà.

 

In linea di principio, per le norme della legge sulla Privacy [1] non si dovrebbero ricevere chiamate indesiderate a meno che non si sia dato il consenso in precedenza. Questa regola del consenso non sempre aiuta perchè spesso la ricezione di chiamate o messaggi indesiderati avviene da persone conosciute, magari solo superficialmente, ma a cui è stata comunque data la disponibilità ad essere contattati. Il consenso può sempre essere revocato ed è proprio tale richiesta che rende gli ulteriori comportamenti invasivi rilevanti per la legge [2].

 

Tramite il mezzo del telefono si possono mettere in atto diversi comportamenti che, a seconda del contenuto della comunicazione possono essere inquadrati in diverse categorie di reati. Chi tramite il telefono minaccia un’altra persona potrà essere ritenuto responsabile del reato di minacce [3] o di stalking, [4] sempre che il suo comportamento sia idoneo a generare in chi riceve le telefonate il reale timore di essere in pericolo e anche un continuo stato d’ansia. La «minaccia» per la legge significa che chi la riceve si senta realmente ed ingiustamente il bersaglio di una futura azione dannosa.

 

Nel caso in cui le telefonate ed i messaggi non siano minacciosi ma comunque idonei a creare un serio fastidio si è tutelati dalla legge. Il codice penale [5] punisce chi con il mezzo del telefono per «petulanza» o «biasimevole motivo» provoca molestia o disturbo ad un’altra persona. Il mezzo telefonico va considerato nel suo significato ampio e ricomprende anche i messaggi (sms). [6] La tutela della legge opera però entro determinati limiti e a certe condizioni. Questi limiti sono necessari per evitare che non vengano ritenuti punibili anche comportamenti che nonostante il disturbo e il fastidio provocato hanno un fine legittimo e doveroso. In un caso l’ex marito che, nonostante la richiesta dell’ex moglie di non essere disturbata, aveva telefonato incessantemente per questioni riguardanti il figlio non è stato ritenuto colpevole [7].

 

La legge punisce solo quei comportamenti che sono motivati da «petulanza» o altro «biasimevole motivo» e che possano arrecare una «molestia». Il significato che il codice penale dà alla «petulanza» è di un atteggiamento di insistenza eccessiva, inopportuna e fastidiosa nella vita privata altrui. Il «biasimevole motivo» è un altro comportamento diverso dalla «petulanza» che sia arrogante, invadente e  capace di essere una «molestia» per la persona che subisce.

 

La «molestia» per la legge è un comportamento di disturbo tale da alterare l’equilibrio mentale di una persona normale [8]. Viene fatta quindi una valutazione sulla personalità della vittima. Allo stesso tempo per quantificare la «molestia» si valuta la frequenza, l’orario [9] ed il contenuto delle telefonate e dei messaggi. Un altro mezzo per capire quale effetto abbiano avuto telefonate o messaggi è di guardare quali accorgimenti la vittima ha dovuto mettere in atto per evitare le «molestie». Un esempio è l’essere obbligati a tenere il cellulare spento. Nel concetto di «molestie» rientrano le chiamate mute [10] ed anche la ricezione di continui «squilli» sul telefono [11].

 

Nel caso in cui si ricevano chiamate indesiderate è possibile denunciare l’accaduto ed ottenere tutela. Necessario è considerare che, per quanto fastidiose, non sempre le telefonate od i messaggi indesiderati sono considerati dei reati. Devono superarsi i limiti di tolleranza descritti perchè venga ritenuto responsabile di reato chi disturba con chiamate e messaggi.


[1] D.Lgs 196/2003.

[2] Cass. Sent. n. 19438/2007.

[3] Art. 610 cod. pen.

[4] Art. 612 bis cod. pen.

[5] Art. 660 cod. pen.

[6] Cass. Sent. n. 30294/2011.

[7] Cass. Sent. n. 38675/2016.

[8] Corte Cost. n. 172/2014.

[9] Cass. Sent. n. 43704/2015.

[10] Cass. Sent. n. 20200/2013.

[11] Cass. Sent. n. 9962/2014.

 

 


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