Diritto di passaggio: lecito chiudere l’accesso con sbarre o lucchetti
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16 Ott 2016
 
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Diritto di passaggio: lecito chiudere l’accesso con sbarre o lucchetti

Servitù di passaggio: il titolare del terreno su cui accede un’altra persona può chiudere la strada con lucchetti, cancelli o sbarre purché dia a quest’ultima le chiavi.

 

Chi ha diritto a passare sul terreno di un’altra persona per accedere al proprio non può vietare al primo di chiudere l’accesso alla via con sbarre, lucchetti o cancelli purché riceva comunque una copia delle relative chiavi. Il cosiddetto diritto di passaggio – che si configura appunto tutte le volte in cui un soggetto abbia diritto a transitare per un fondo altrui – non può dirsi negato semplicemente per via di minimi e trascurabili disagi, specie se dettati dall’esigenza di innovazione o di sicurezza dell’altro proprietario. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

 

Facciamo un esempio per comprendere meglio il principio appena enucleato dalla giurisprudenza. Immaginiamo che un soggetto decida di apporre una catena, chiusa con lucchetti, a sbarramento di una strada propria, sulla quale però un’altra persona transita da più di 20 anni per poter accedere a casa propria tanto da aver acquisito ciò che, in diritto, si chiama servitù di passaggio. Il proprietario della via, tuttavia, per garantire il diritto di passaggio del vicino, gli consegna una copia delle chiavi, ordinandogli comunque, ogni volta che passa di là, di chiudere per bene il lucchetto. Ma quest’ultimo si oppone, ritiene di perdere troppo tempo con le operazioni di apertura e chiusura del cancello e, pertanto, non ci sta. Tra i due nasce una controversia. Chi ha ragione? Il proprietario del cosiddetto fondo servente – colui cioè sul cui terreno transita il vicino di casa – perché ritiene legittimo tutelare la sua proprietà con l’apposizione di misure di sicurezza contro gli estranei e i ladri? Oppure il titolare della servitù di passaggio perché ritiene che doveva quanto meno essere prima consultato e, pertanto, di non dover essere limitato nell’esercizio del proprio diritto, come da decenni ormai esercitato su quella strada? La risposta l’ha fornita la Cassazione con la sentenza in commento…

 

Secondo la Corte, il titolare del fondo servente può chiudere una strada su cui ha diritto il titolare del fondo dominante: può quindi apporre unilateralmente – senza cioè chiedere il consenso del titolare del diritto di passaggio – una catena munita di lucchetti, una sbarra o qualsiasi altra restrizione per chiudere l’accesso alla strada su cui insiste il diritto del vicino, purché gli metta a disposizione le chiavi per aprire il congegno di sicurezza e sempre purché i disagi derivanti a quest’ultimo dall’innovazione siano trascurabili.

 

Rientra nei diritti del proprietario limitare l’accesso alla sua proprietà anche se ciò reca un minimo sacrificio al titolare della servitù di passaggio. In materia di servitù di passaggio il codice civile [2] prevede che il proprietario del fondo servente possa chiudere il fondo, purché ne lasci «libero e comodo l’ingresso» al titolare dei fondo dominante». È sempre il codice civile [3] a stabilire che «il proprietario del fondo servente non può compiere alcuna cosa che tenda a diminuire l’esercizio della servitù o a renderlo più incomodo».

 

Secondo le aule dei tribunali «in tema di servitù di passaggio, rientra nel diritto del proprietario dei fondo servente l’esercizio della facoltà di apportare modifiche al proprio fondo e di apporvi un cancello per impedire l’accesso agli estranei, pur se dall’esercizio di tale diritto possano derivare disagi minimi e trascurabili al proprietario del fondo dominante in relazione alle pregresse modalità di transito»; con la conseguenza che, ove non dimostrato in concreto dal proprietario dei fondo dominante al quale venga consegnata la chiave di apertura del cancello l’aggravamento o l’ostacolo all’esercizio della servitù, questi non può pretendere l’apposizione del meccanismo di apertura automatico con telecomando a distanza.

 

Pertanto è diritto del titolare di un fondo servente l’apposizione unilaterale di una catena munita di lucchetti che chiude l’accesso alla strada su cui insiste il diritto del titolare del fondo dominante, se il primo mette a disposizione del secondo le chiavi per aprire il congegno di sicurezza ed i disagi derivanti a quest’ultimo dall’innovazione siano minimi e trascurabili.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 9 settembre – 11 ottobre 2016, n. 42954
Presidente Carcano – Relatore Corbo

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza emessa il 13 novembre 2014, la Corte di appello di Palermo, in riforma della sentenza pronunciata dal Tribunale di Termini Imerese, sezione distaccata di Corleone, ha dichiarato la responsabilità, ai soli effetti civili, di B. I. per il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose, commesso mediante l’apposizione di una catena chiusa con lucchetti a sbarramento di una strada così da impedire l’esercizio della servitù di passaggio alla persona offesa, il fratello L. I., e lo ha condannato al risarcimento dei danni in favore di quest’ultima, costituita parte civile.
2. Ha presentato ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello indicata in epigrafe, l’avvocato A. D. L., quale difensore di fiducia dell’imputato B. I., articolando un unico motivo, nel quale si lamenta violazione di legge, a norma dell’art. 606, comma 1, lett. b), cod. proc. pen., in riferimento all’affermata sussistenza del reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose.
Si deduce che l’imputato non solo aveva apposto la catena su un fondo di sua

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[1] Cass. sent. n. 42954/16 dell’11.10.2016.

[2] Art. 1064, co. 2, cod. civ.

[3] Art. 1067 cod. civ.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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