Entrare nella mail o nel profilo Facebook altrui è reato
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19 Ott 2016
 
L'autore
Matteo Cavasin
 


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Entrare nella mail o nel profilo Facebook altrui è reato

Accedere ad una casella mail o account Facebook altrui è reato non solo quando la password viene rubata, ma anche quando è legittimamente conosciuta.

 

Quasi tutti abbiamo più di un account tra email e social networks come Facebook, Instagram o altri. Quello che accomuna tutti questi accounts è di essere protetti da password per escludere l’entrata a persone estranee dal titolare dell’account. A livello legale i rischi che si possono correre se si entra di nascosto negli accounts altrui sono gravi in quanto si può essere puniti con la reclusione sino a tre anni. [1] L’ account email, il profilo Facebook e altri simili sono considerati degni di protezione perché simili al domicilio di una persona, anche se in questo caso si tratta di una versione digitale di domicilio.

 

Il reato di accesso abusivo ad un sistema informatico punisce sia l’atto di entrare nell’ account altrui che l’atto di mantenersi all’interno dello stesso senza avere prima ricevuto il consenso espresso del titolare. L’applicazione della norma a protezione degli accounts protetti è molto severa e non punisce solo il pirata informatico che ruba in modo sofisticato la password. La legge considera come reato anche il comportamento di chi, pur avendo ricevuto username e password dal titolare per uno scopo legittimo, (come per esempio un aiuto nel gestire il profilo Facebook), si trattenga all’interno dell’account per scopi diversi dal compito assegnato [2]. Viene considerato reato anche il comportamento di chi, approfittando della dimenticanza altrui di effettuare l’uscita dal sistema, entri nella email o nel profilo altrui.

 

Il fatto che questa attività di entrare di nascosto nell’account di un’altra persona sia compiuto all’interno della famiglia non è una scusante per la legge. Accade spesso che per questioni legate al timore che il proprio partner abbia una relazione extraconiugale si ceda alla tentazione di spiare email o account Facebook. Così facendo si può rischiare di essere denunciati. Il reato di accesso abusivo ad un sistema informatico si realizza mediante l’atto di accesso al posto del titolare. A nulla vale come scusa la conoscenza della password per motivi precedenti né importa se username e password sono rimasti memorizzati sul computer di casa. Il solo fatto che esista una password vuol dire che c’è la volontà di escludere altre persone dall’accedere a dati personali. La tutela data dalla legge si estende a tutti i tipi di messaggistica, non solo email, ma anche chat Skype e altri programmi di messaggistica istantanea. Questo sempre per lo stesso principio che la sola esistenza di una password significa il voler escludere altre persone da determinate informazioni personali.

 

Nel caso in cui si acceda ad un account e si scarichi il contenuto per poi divulgarlo si potrà essere ritenuti responsabili anche di altri reati. La divulgazione del contenuto delle emails comporta la responsabilità per il reato di violazione di corrispondenza [3] mentre la divulgazione di dati personali presi da un account Facebook comporta la realizzazione del reato di trattamento illecito di dati personali [4].


[1] Art. 615-ter cod. pen.

[2] Cass. S.U. Sent. 4694/2012.

[3] Art. 616 cod. pen.

[4] Art. 167 cod. priv. Dlgs. 196/2003.

 


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