Massimiliano Palumbo
Massimiliano Palumbo
16 Ott 2016
 
Le Rubriche di LLpT


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Diario della settimana: gli italiani e la visita fiscale

Settebello: il meglio degli ultimi sette giorni di La Legge per Tutti.

 

«Come sei fiscale». Lo diciamo spesso a chi è troppo puntiglioso. Non è un complimento. È un modo di dire che nasce dall’atteggiamento del Fisco nei confronti dei contribuenti. E sempre dal mondo del Fisco nasce il termine «visita fiscale». Anche questa non gode di molta simpatia tra i cittadini. Prova ne è che, l’argomento più letto dei sette giorni appena trascorsi, è stato Se sono in malattia posso uscire? È un risultato direttamente proporzionale. L’argomento è antipatico, spinoso, percepito come invadente? Allora si legge per capire come aggirare l’ostacolo.

Chiariamo una cosa: È vero, la burocrazia e il fisco ce la mettono tutta nell’andare contro il buon senso. Ma anche noi italiani ce la mettiamo tutta nell’andare contro le regole. Ancora ricordo una notizia di qualche anno fa: un medico dell’Inps si recò a casa di una persona che quel giorno dichiarò di stare male. A casa, però, non c’era. Il medico mise a verbale la verità e, incontrato il finto paziente per strada, questi gliene diede così tante che alla fine si meritò i domiciliari.

 

È interessante anche una indagine pubblicata lo scorso anno da Repubblica. In sintesi: i responsabili delle risorse umane delle aziende italiane, associavano la malattia all’assenteismo e non alle precarie condizioni di salute che, normalmente, possono colpire ognuno di noi. Di conseguenza, se malattia è uguale ad assenteismo, il ruolo del medico fiscale è inutile: questa la conclusione dei responsabili.

Il rovescio della medaglia, però, è che se l’azienda diventa fiscale che più fiscale non si può, alla fine ci rimette. Un’altra notizia che uscì anni addietro era: l’azienda inviò la visita all’indirizzo di residenza del dipendente, nonostante lui avesse comunicato che si trovava altrove. La troppa fiscalità fece sì che fu l’azienda a risarcire il dipendente. Fisco e cittadini, quindi, dovrebbero far pace tra di loro e cominciare a comportarsi come si deve. Questa volta il primo passo l’ha fatto – strano ma vero – il Fisco. Infatti, scrive la nostra redazione: «Assolto l’obbligo della reperibilità, il dipendente può uscire di casa a condizione che non aggravi la malattia e non pregiudichi la guarigione».

 

Il secondo articolo più letto è stato, invece, quello di Maura Corrado: Come sapere se il nostro telefono è sotto controllo? Un articolo alla Spy Game, il film di Tony Scott con Robert Redford e Brad Pitt.  Pensate che le nostre conversazioni telefoniche siano al sicuro? Allora sappiate che «Capita sempre più spesso che sul cellulare sia stato installato, a nostra insaputa, uno spy software. Letteralmente un programma spia con il quale è possibile spiare e registrare da remoto (cioè da un altro telefono o computer) le conversazioni o leggere gli sms inviati e ricevuti. Si tratta di programmi molto sofisticati e dotati di numerose funzionalità». Vi siete persi il pezzo della Corrado? Non vi resta che cliccare sul link postato poco più su.

 

Il terzo articolo più letto è quello di Noemi Secci Pensione 2017, tutte le novità. «Non una vera e propria riforma della previdenza, alla pari della legge Fornero, ma ci si avvicina molto: il cosiddetto pacchetto pensioni che entrerà in vigore con la legge di Stabilità 2017. In pratica, restano in piedi i paletti imposti dalla riforma Fornero, ma sono affiancati da diverse possibilità di uscita anticipata e da nuovi aiuti e benefici».

 

Il Settebello di questo lunedì si conclude, quindi, con un pensiero rivolto al futuro che poi è anche una preoccupazione. Perché è vero – è importante sapersi comportare in caso di visita fiscale, è importante sapere se il nostro telefono è sotto controllo – ma è ancora più importante pensare al domani. Anche se, come canta Angelo Branduardi, «di domani nessuno lo sa. No, non perdetelo il tempo ragazzi, non è poi tanto quanto si crede; non è da tutti catturare la vita, non disprezzate chi non ce la fa».


 


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