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News Pubblicato il 17 ottobre 2016

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News Partite Iva: arriva l’Iri, la nuova tassa fissa al 24%

> News Pubblicato il 17 ottobre 2016

Legge di Bilancio 2017: Iri, chi ci guadagna con la nuova tassa flat?

La legge di Bilancio 2017 battezza la nascita di una nuova forma di tassazione per «piccole» partite Iva, ossia solo per società di persone e ditte individuali: queste potranno optare per una tassazione flat, ossia fissa, senza scaglioni progressivi. L’imposta, l’Iri (ossia l’Imposta sul reddito dell’imprenditore) si applicherà a tutti in misura fissa al 24%. Inoltre, il tributo sarà applicato sul reddito decurtato di quanto prelevato dall’imprenditore individuale o dai soci. Invece, nel momento in cui soci e imprenditore effettueranno prelievi dall’impresa questi saranno tassati normalmente a titolo di Irpef, secondo i rispettivi scaglioni. In questo modo il reddito di impresa sarà soggetto a due diverse tassazioni: una ridotta, piatta e fissa, l’altra ordinaria.

Scopo dell’Iri è quello di consentire soprattutto ad artigiani e commercianti che lasciano il reddito in azienda senza distribuirlo di scontare una tassazione piatta, ossia proporzionale al 24% e non con l’aliquota progressiva Irpef come accade attualmente. In questo modo tutte le imprese sono tassate alla stessa aliquota indipendentemente dalla loro natura giuridica.

Inoltre, con l’Iri si pagheranno le tasse sul reddito effettivamente incassato e non su quello fatturato (cosiddetto regime di cassa). Con l’indubbio vantaggio che, se il cliente non paga, l’imprenditore non sarà soggetto per tali voci alla tassazione.

Ma è davvero conveniente la nuova Iri? Secondo le stime del Sole 24 Ore, non per tutti. Per cui bisognerà stare attenti a non esultare troppo presto. Tutto si giova sulla base di alcune variabili: «il livello di reddito innanzitutto; ma anche la quantità di “prelievi” di utili effettuata dall’imprenditore, l’incidenza delle addizionali all’Irpef, la presenza di detrazioni personali e di altri redditi accanto a quello d’impresa (legati ad esempio ad attività di lavoro dipendente, altre collaborazioni o possesso di fabbricati)».

Per semplificare si possono fare due osservazioni da confrontare poi con il proprio commercialista.

La prima. L’Iri potrebbe non convenire a chi «preleva un elevato importo degli utili per impiego personale: è il caso soprattutto degli imprenditori individuali che vivono del proprio lavoro» continua la proiezione del Sole 24 Ore. Difatti per costoro il reddito finirebbe per cadere nella tassazione ordinaria.

La seconda. Chi opta per l’Iri deve essere soggetto a contabilità ordinaria. Per cui, se l’azienda ha optato per la contabilità semplificata dovrebbe rinunciare a tale vantaggio in termini di adempimenti e di tenuta dei registri per poter accedere alla tassazione flat.

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2 Commenti

Erriu Fabrizio

17 ottobre 2016 alle 15:21

Cioè il 90 % degli artigiani lo prendono nel cosi detto stopino

chin chon

21 ottobre 2016 alle 01:22

…c’è sempre il trucco insomma, non qualcosa di veramente innovativo e conveniente per le imprese, una tassa unica al 20% come in gb o malta (per esempio), con sgravio graduale per consentire un certo “tetto di guadagno/sopravvivenza”, senza tasse, imposte e contributi dei più grotteschi…. “prendi un pò de qua e un pò de la” e lo stato-banana comunque metà piatto se lo magna grazie al lavoro dell’imprenditore, bell’affare ancora una volta…
cinesi invadeteci per favore

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