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Lo sai che? Pubblicato il 17 ottobre 2016

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Lo sai che? Se non dichiaro la donna di servizio cosa rischio?

> Lo sai che? Pubblicato il 17 ottobre 2016

Assunzione della domestica: anche la colf e la donna delle pulizie sono lavoratori dipendenti a tutti gli effetti, anche se si possono licenziare senza bisogno di giusta causa.

Uno dei settori dove il nero è più diffuso è dentro le mura di casa: la donna di servizio – spesso chiamata collaboratrice domestica – è certamente una delle figure lavorative meno regolarizzate che ci siano (il 40% lavora in nero). Complice, da un lato, l’errato timore di vincolarsi a un contratto e a specifiche condizioni per poterla mandare via, e dall’altro lato, la richiesta della stessa domestica di non essere regolarizzata, per beneficiare di un compenso non soggetto a tassazione: di fatto, è raro trovare una donna di servizio regolarmente assunta. Tuttavia, chi assume una domestica in nero corre più di un rischio. Vediamo quale.

Domestica in nero: sanzioni amministrative e penali

Chi assume una collaboratrice domestica è, a tutti gli effetti, un datore di lavoro, anche se non si tratta di un imprenditore ma di una semplice casalinga. Il rapporto che si instaura con la collaboratrice non regolarizzata è, comunque, un rapporto di lavoro subordinato. Ne consegue che chi non comunica l’assunzione della donna delle pulizie al Centro per l’Impiego rischia una sanzione amministrativa particolarmente salata (da 200 a 500 euro).

A questa sanzione si aggiungono poi quelle per:

  • mancata iscrizione del lavoratore all’Inps, il datore di lavoro rischia una sanzione che va da 1.500 euro a 12.000 euro per ciascun lavoratore “in nero”, maggiorata di 150 euro per ciascuna giornata di lavoro effettivo;
  • omesso versamento dei contributi: qui le sanzioni possono arrivare al 30% su base annua. Il calcolo viene fatto sull’importo dei contributi evasi, con un massimo del 60% e un minimo di 3.000 euro, a prescindere dalla durata del rapporto di lavoro (quindi, anche se la collaborazione è durata qualche mese).

Se poi la colf è extracomunitaria senza permesso di soggiorno, si passa dalle sanzioni amministrative a quelle penali: multa fino a 5.000 euro e reclusione da 6 mesi a 3 anni (per questo aspetto leggi Badante in nero richiedente asilo, cosa rischio?).

A torto si crede di poter evitare le sanzioni dichiarando, in caso di controlli, che la donna delle pulizie ha effettuato i lavori a titolo di amicizia. In realtà, ciò diventa poco credibile quando il lavoro è continuativo – non necessariamente giornaliero – e crea una stabilità del rapporto tra le parti.

Contestazioni della domestica

Un ulteriore rischio che si corre nel non «denunciare» la domestica è che quest’ultima, una volta licenziata, possa decidere di fare causa al proprio datore di lavoro richiedendo differenze retributive e il pagamento dei contributi. Un esempio servirà a farci comprendere meglio il problema.

Chi paga la domestica lo fa, spesso, al termine della giornata lavorativa o alla fine della settimana o del mese. Ma vi provvede sempre facendo ricorso ai contanti, proprio per evitare il rischio di accertamenti (sia per l’una che per l’altra parte) e per non lasciare tracce. Ma è proprio questo comportamento che “incastra” il datore di lavoro. Un giorno, infatti, qualora la domestica dovesse sostenere di non essere mai stata pagata, non ci saranno prove per dimostrare il contrario: prove come come quietanze e ricevute di pagamenti, bonifici, assegni o altri pagamenti tracciabili. In pratica, il datore di lavoro – dinanzi l’inoppugnabile prova che la collaboratrice ha prestato servizio per qualche mese o per anni (prova raggiunta facilmente anche solo con qualche testimone) – non avrà possibilità di dimostrare di averla mai pagata. E sarà così costretto a pagarle gli arretrati degli ultimi cinque anni (a tanto ammonta la prescrizione dei crediti di lavoro dipendente). Oltre, ovviamente, ai contributi.

Possibile il licenziamento senza giusta causa della domestica

Regolarizzare il lavoratore domestico non crea i comuni problemi di un contratto «a tempo indeterminato» che, come sappiamo, limitano il licenziamento solo ai casi di giusta causa (cosiddetto licenziamento disciplinare) o per venir meno della necessità della prestazione lavorativa (cosiddetto licenziamento per giustificato motivo). Al contrario, la donna delle pulizie, infatti, può essere licenziata in qualsiasi momento senza bisogno di motivazione, purché con il preavviso (leggi l’articolo Si può licenziare la badante senza giusta causa?).

note

Autore immagine: Pixabay.com

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1 Commento

antonio parlato

18 ottobre 2016 alle 19:11

Prescrizione quinquennale dei crediti dei domestici in costanza di rapporto? Sono 40 anni che la Consulta lo esclude

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