Che fare se la madre ostacola gli incontri tra padre e figli?
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17 Ott 2016
 
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Che fare se la madre ostacola gli incontri tra padre e figli?

Fare in modo che i figli si mettano contro il padre comporta la perdita dell’affidamento condiviso e il risarcimento del danno.

 

Perde l’affidamento dei figli chi fa in modo di allontanarli dall’altro genitore, tentando di sminuirlo e di metterlo in cattiva luce. A ricordarlo è una recente sentenza del Tribunale di Roma [1].

 

Anche dopo la separazione, ciascun genitore deve adoperarsi affinché i figli mantengano un contatto stabile e un rapporto amorevole con l’altro. Si tratta, cioè, di garantire il diritto dei minori alla cosiddetta bigenitorialità, ossia ad avere un legame sereno sia con il padre che con la madre.

Non è un semplice dovere negativo, ossia di astenersi dal porre comportamenti che possano allontanare uno dei genitori dai figli; ma anche un dovere positivo, ossia attivarsi – in presenza del rifiuto, da parte dei figli medesimi, a voler frequentare l’altro genitore – a fare in modo da rimuovere ogni ostacolo e riavvicinare i minori all’ex coniuge, nonostante la loro riluttanza e indifferenza.

 

Chi non si comporta in questo modo commette un grave illecito, sia nei confronti dell’ex coniuge, che nei confronti dei propri figli. Pertanto, rivolgendosi al giudice questi applicherà la sanzione dell’ammonizione e, nei casi più gravi, della revoca dell’affidamento (che, da condiviso diventerà esclusivo, ossia a favore del solo genitore che, invece, si è comportato correttamente nei confronti dell’altro).

 

La sentenza in commento ricorda che è preciso obbligo di ogni genitore fare in modo di recuperare e mantenere l’immagine dell’altro genitore nei confronti del figlio. Diversamente, in caso di boicottaggio, scattano nei suoi confronti due tipi di conseguenze:

  • il risarcimento del danno in favore del genitore allontanato [2] che viene determinato in via equitativa ossia – in assenza di quantificazioni precise del danno – secondo quanto al giudice appare giusto;
  • la perdita dell’affidamento nei casi più gravi.

 

Nel caso di specie, la madre, presso cui il figlio era stato collocato dal giudice all’esito del giudizio di separazione, non aveva in alcun modo tentato di riavvicinare il minore al padre «risanandone il rapporto nella direzione di un sano e doveroso recupero necessario per la crescita equilibrata del minore, ma al contrario continuando a palesare la sua disapprovazione in termini screditanti nei confronti del marito».

 

Il Tribunale di Roma ha sottolineato che la ex moglie avrebbe dovuto attivarsi per «consentire il giusto recupero del ruolo paterno da parte del figlio, che nella tutela della bigenitorialità cui è improntato lo stesso affido condiviso postula il necessario superamento delle mutilazioni affettive del minore».

 

Ogni genitore diventa così custode non solo dei rapporti tra sé e i propri figli (rapporti che, se non curati, danno diritto alla progenie a chiedere un risarcimento del danno per via dell’abbandono), ma anche dei rapporti tra l’ex coniuge e gli stessi figli; i quali vanno spinti a tutti i costi a non trovare pretesti per non vedere il padre o la madre.

 

In buona sostanza, entrambi i genitori devono aver rispetto dell’ex, che va salvaguardato nei confronti dei figli.


La sentenza

Tribunale di Roma, sez. I Civile, sentenza 9 settembre – 11 ottobre 2016, n. 18799
Presidente Mangano – Relatore Galterio

La parte ricorrente (che ha richiamato la memoria ex art. 183 c.p.c. n. 1): Confermare la pronuncia dello scioglimento del matrimonio civile tra le parti ed ordinari all’Ufficiale di Stato Civile del Comune di-Roma di procedere alla relativa annotazione; prendere atto che il figlio con il consenso di entrambi i genitori, frequenta l’Istituto e, pertanto, confermato il collocamento presso la casa materna nei periodi non scolastici, disporre che in virtù dell’età e degli attuali studi all’estero, posto un regime di affidamento condiviso, possa prendere direttamente accordi con il padre riguardo i di lui diritti di frequentazione; assumere i provvedimenti necessari al fine della serenità e tutela del minore stabilendo un regime di affidamento esclusivo in capo alla signora con conferma del collocamento del bambino presso la madre; disporre che il sig. contribuisca al mantenimento dei figli corrispondendo alla signora  l’importo onnicomprensivo di € 12.000,00, in via anticipata, entro il 5 di ogni mese per 12 mensilità con decorrenza dalla data del deposito del ricorso introduttivo; confermare il provvedimento ai sensi e per gli effetti dell’art. 156 c.c. pronunciato

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[1] Trib. Roma sent. n. 18799/2016.

[2] Art. 709-ter cod. proc. civ.

 


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