Affitto, se c’è un pignoramento si può disdire?
Lo sai che?
17 Ott 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Affitto, se c’è un pignoramento si può disdire?

Il padrone di casa è soggetto a pignoramento e l’inquilino deve pagare l’affitto ai creditori: è possibile sciogliere il contratto?

 

Anche in presenza di un pignoramento del canone di affitto, eseguito dai creditori del padrone di casa, le regole per il recesso dalla locazione non cambiano e restano quelle generali. Così, il padrone di casa potrà disdire l’affitto solo nei casi consentiti dalla legge (ossia, alla scadenza dei primi 4 anni in presenza di alcune specifiche motivazioni) o alla scadenza del contratto stesso. L’inquilino, dal canto suo, potrà sciogliersi dall’affitto, oltre che alla scadenza del contratto, anche se ricorre una giusta causa (dandone preavviso entro almeno sei mesi prima). Non si può considerare una giusta causa di recesso la presenza di un pignoramento. È quanto ricorda la Cassazione con una sentenza di oggi [1].

 

La disdetta dell’affitto, per essere valida, deve essere registrata. È da questo momento che sarà opponibile ai creditori del locatore. Questi ultimi, dal canto loro, non potranno impedire la risoluzione del contratto di affitto. Diversamente si tratterebbe di un’illegittima invadenza nell’autonomia contrattuale tra le parti. La sentenza in commento giustamente ricorda che il terzo pignorato – ossia l’affittuario – non può essere costretto, dai creditori del locatore, a proseguire contro la sua volontà il rapporto di locazione, qualora abbia la facoltà di sciogliersene secondo le regole che disciplinano il suo rapporto (magari perché contemplato in una clausola o perché ricorre una giusta causa o perché il contratto è in scadenza) solo perché i canoni sono stati oggetto di pignoramento.

 

In sintesi, se i creditori del padrone di casa notificano all’inquilino l’ordine di pagare loro i canoni di locazione, perché è intervenuto un pignoramento, non per questo il suddetto inquilino non potrà sciogliersi dal contratto secondo le regole generali.

 

Ricordiamo che la risoluzione del contratto d’affitto per l’inquilino può avvenire solo per:

  • scadenza del contratto (dandone preavviso secondo quanto indicato in contratto stesso);
  • eventuali cause indicate nel contratto;
  • giusta causa: si deve trattare di un evento imprevisto, imprevedibile al momento della sottoscrizione del contratto di affitto e non dipendente dalla volontà del conduttore.

 


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza 13 luglio – 17 ottobre 2016, n. 20952
Presidente Amendola – Relatore Rubino

Ragioni in fatto e in diritto della decisione

È stata depositata in cancelleria la presente relazione:
“A.L. propone ricorso per cassazione articolato in tre motivi nei confronti del Fallimento del (omissis) s.r.l., per la cassazione della sentenza n. 2695/ 2014 depositata dalla Corte d’Appello di Venezia in data 30.12.2014, con la quale la corte territoriale rigettava la domanda di accertamento dell’obbligo del terzo proposta dal fallimento nei confronti di (OMISSIS) S.r.l. limitatamente ai canoni dovuti fino ad aprile 2010, mentre confermava l’accoglimento della domanda di accertamento dell’obbligo del terzo proposta nei suoi confronti, quanto al suo obbligo di corrispondere al padre A.M. i canoni di locazione per un immobile adibito ad abitazione dal 15.11.2005 al 13.11.2013.
Resiste con controricorso il Fallimento.
Il ricorso può essere trattato in camera di consiglio, in applicazione degli arte. 376, 380 bi e 375 cod. proc. civ., in quanto appare destinato ad essere dichiarato manifestamente infondato.
Non sussiste la denunciata violazione dell’art. 1277 c.c. in quanto la corte d’appello non ha negato la facoltà del debitore,

Mostra tutto

 [1] Cass. sent. n. 20952/16 del 17.10.16.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti