Appartamento disabitato: c’è violazione di domicilio?
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17 Ott 2016
 
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Appartamento disabitato: c’è violazione di domicilio?

La semplice circostanza secondo cui l’appartamento è momentaneamente disabitato non basta a escludere il reato di violazione di domicilio in caso di accesso non consentito ad una pertinenza dell’appartamento. 

 

Il reato di violazione di domicilio scatta se un estraneo si introduce all’interno della proprietà altrui (ad esempio l’appartamento) o anche in una pertinenza dello stesso (ad esempio un balcone, la soffitta, eccetera). Tuttavia, è necessario che l’immobile non sia abbandonato.

Difatti, perché possa configurarsi l’illecito penale in commento è necessaria l’attualità dell’uso dell’abitazione da parte di chi ne abbia la legittima disponibilità. In pratica, l’immobile deve essere utilizzato in modo costante e non deve essere invece abbandonato.

 

Ma cosa si intende per «attualità dell’uso»? La legge non richiede necessariamente un utilizzo continuato dell’immobile come potrebbe essere, ad esempio, per una casa in città o dove la vittima ha fissato la propria residenza. Il reato di violazione di domicilio sussiste infatti anche nel caso di appartamenti o altri immobili da cui il proprietario si assenti in modo più o meno prolungato nell’arco dell’anno (si pensi a una casa vacanza, a un terreno che viene coltivato stagionalmente, eccetera).

Dunque, l’attualità dell’uso non implica la sua continuità e non viene meno in ragione dell’assenza, più o meno prolungata nel tempo, dell’avente diritto.

 

Invece, il reato di violazione di domicilio non scatta quando risulti evidente la volontà del proprietario di abbandonare definitivamente l’abitazione.

 

Che succede in caso di appartamento non ancora abitato? Secondo la cassazione non c’è reato. La Corte dice infatti che [2] ai fini della configurazione del delitto di violazione di domicilio, per «abitazione» si intende il luogo adibito ad uso domestico di una o più persone; non è tale – difettando del requisito dell’attualità dell’uso domestico – l’appartamento non ancora abitato dal proprietario, tanto più se esso contiene mobili ed effetti personali di pertinenza del soggetto imputato.

 

La mancanza di fissa dimora è una giustificazione? Secondo la giurisprudenza il fatto che il colpevole sia senza fissa dimora non configura quello stato di necessità che giustifica la commissione del reato di violazione del domicilio. Mancherebbe, infatti, l’elemento dell’urgenza di evitare un danno grave alla persona, posto che la situazione di «senza tetto» è perdurante nel tempo e non deriva da una situazione attuale, imprevedibile e contingente.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 12 luglio – 14 ottobre 2016, n. 43499

Presidente Sabeone – Relatore Zaza

Ritenuto in fatto

Con la sentenza impugnata, in parziale riforma della sentenza dei Tribunale di Padova del 19/07/2013, veniva confermata l’affermazione di responsabilità di B.H.A. per il reato di violazione di domicilio commesso il 27/03/2009 introducendosi in una soffitta di proprietà di L.P. dopo aver forzato le porte dell’ingresso condominiale e del locale di cui sopra. La sentenza di primo grado era riformata con il riconoscimento di attenuanti generiche, equivalenti alla contestata aggravante, e la rideterminazione della pena.

L’imputato ricorrente deduce:

  • violazione di legge e vizio motivazionale sull’affermazione di responsabilità; non si sarebbe tenuto conto della pertinenza della soffitta, in cui l’imputato si introduceva, ad un appartamento che nella sentenza di primo grado si dava atto essere all’epoca disabitato, e quindi non costituente domicilio effettivo della persona offesa; sarebbe stata erroneamente esclusa la sussistenza della scriminante dello stato di necessità nella condotta dell’imputato, privo di fissa dimora e di permesso di soggiorno; si sarebbe dovuto correttamente qualificare il fatto come violazione dell’art. 633 cod.
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    [1] Cass. sent. n. 43499/16 del 14.10.2016.

    [2] Cass. sent. n. 31982/2003.

     


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