Tassa rifiuti casa non abitata: devo pagare?
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14 Nov 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Tassa rifiuti casa non abitata: devo pagare?

La tassa sui rifiuti, nota anche come Tari, viene pagata al Comune per il servizio di raccolta e smaltimento della spazzatura. Ma se la casa non è abitata va pagata?

 

La Tari è la tassa sui rifiuti, il tributo che si paga al Comune per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Insieme alla Tasi, il tributo sui servizi indivisibili comunali e all’Imu, l’imposta municipale sugli immobili, costituisce la cosiddetta Iuc, imposta unica comunale.

Vediamo come si calcola la tassa sui rifiuti, chi deve pagarla e se vi sono dei casi in cui non è dovuta. Ma, soprattutto, cerchiamo di capire se va versata anche nell’ipotesi in cui l’immobile sia disabitato.

 

 

Tassa rifiuti: chi deve pagarla?

La tassa in questione deve essere pagata da chi ha il possesso o la detenzione, a qualsiasi titolo, di immobili, adibiti a qualsiasi uso, in grado di produrre rifiuti urbani.

Non è dovuta, invece, per le aree comuni condominiali, come ad esempio, cortili, locali per la lavanderia, ingresso del palazzo, che non risultano detenute o occupate in via esclusiva.

 

 

Tassa rifiuti: come si calcola?

La tariffa è commisurata ad anno solare e fa riferimento alla superficie dei locali e delle aree oggetto del tributo, tenendo conto della quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie; si tiene anche conto dell’uso che di queste aree viene fatto, oltre che al tipo di attività svolte.

 

 

Tassa rifiuti: sono previste riduzioni?

La legge prevede casi di riduzione obbligatoria:

1) nelle zone dove non viene fatta la raccolta, per via della distanza dal più vicino punto di raccolta rientrante nella zona perimetrata o di fatto servita, prevedendo anche una modulazione: la tassa sui rifiuti risulta dovuta in misura non superiore al 40% della tariffa;

2) in caso di mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti o nel caso in cui venga svolto in grave violazione della disciplina di riferimento oppure se si verifica un’interruzione del servizio per ragioni sindacali o per impedimenti imprevedibili sotto il profilo organizzativo che abbiano causato una situazione riconosciuta dall’autorità sanitaria quale danno o pericolo di danno alle persone o all’ambiente: la TARI risulta dovuta nella misura massima del 20% della tariffa;

3) in caso di raccolta differenziata per le utenze domestiche: la riduzione avviene sulla base di una variabile che è a scelta del singolo Comune.

 

Oltre alle riduzioni sancite dalla legge, i singoli Comuni possono prevedere ulteriori riduzioni, di tipo facoltativo, riferibili a:

1) abitazioni con un unico occupante;

2) abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale o ad altro utilizzo limitato e discontinuo;

3) locali, diversi dalle abitazioni, ed aree scoperte adibiti ad uso stagionale o ad uso non continuativo ma comunque ricorrente;

4) abitazioni occupate da soggetti che risiedono o abbiano dimora, per un periodo che supera i 6 mesi all’anno, all’estero;

5) fabbricati rurali ad uso abitativo.

 

 

Tassa rifiuti: sono previste esenzioni?

Se, dunque, il principio intorno al quale ruota la tassa sui rifiuti è quello della non utilizzabilità, secondo cui vanno tassati gli spazi improduttivi di rifiuti, è giustificata l’esenzione per:

1) le parti condominiali, non utilizzate in via esclusiva, come ad esempio, l’androne, o le scale di accesso;

2) i locali in cui l’impossibilità di produrre rifiuti in maniera autonoma risulta oggettiva: pensiamo ai solai e alle cantine;

3) i locali in cui, in determinate circostanze temporali , non è possibile produrre rifiuti.

 

 

Tassa rifiuti: si paga per le case non abitate?

È una domanda che si pongono in molti: pensiamo a una casa ereditata ma non abitata o a un immobile in ristrutturazione o, più semplicemente, a una seconda casa. Il ministero dell’Economia e la Corte di Cassazione non hanno mancato di pronunciarsi in merito [1], giungendo alla conclusione che non si deve pagare l’imposta sui rifiuti relativa a un determinato immobile se quest’ultimo, nel periodo riguardante l’accertamento, è rimasto inoccupato e in cui sono state staccate le utenze di luce e acqua, inviando la stessa imposta nell’immobile in cui si risiede effettivamente.

Dunque, la presenza di arredo o l’attivazione delle utenze (per esempio, l’acqua o la luce) costituiscono presunzione semplice da cui dedurre l’occupazione dell’immobile, anche se il contribuente può dimostrare il contrario, cioè il fatto che l’abitazione è rimasta del tutto inoccupata: la mancanza di allacciamenti può essere provata attraverso documentazione scritta, ottenendo, in tal modo, la cancellazione della tassa. Per verificare, invece, l’assenza di arredi, il Comune procede (o almeno dovrebbe, dato che quasi mai lo fa) tramite ispezione oppure il contribuente può provare, ad esempio, che ha sempre abitato un altro immobile e per quest’ultimo abbia corrisposto il relativo tributo sui rifiuti.

 

 

Tassa rifiuti: come fare il versamento?

Il versamento va effettuato con modello F24 oppure con apposito bollettino di conto corrente postale o mediante le altre modalità di pagamento fornite dai servizi elettronici di incasso e di pagamento interbancari e postali.

 

Sono i Comuni a fissare le scadenze di pagamento della tassa: solitamente, si procede in due rate con scadenza semestrale, ma è, comunque, possibile effettuare il pagamento in un’unica soluzione entro il 16 giugno di ogni anno.


[1] Cfr. risoluzione min. Economia n. 8/579 del 17.05.1988; circolare n. 95/E del 22.06.1994; Cass. sent. n. 16785 del 27.11.2002.

 


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