Recupero crediti tramite call center: diritti del debitore
Lo sai che?
19 Ott 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Recupero crediti tramite call center: diritti del debitore

Il debitore ha diritto alla privacy. Gli operatori devono essere educati e poco insistenti. Vietate le minacce e le telefonate fuori orario. Come difendersi?

 

Recupero crediti, ovvero: cercare di ottenere quanto dovuto da chi non ha pagato un conto in sospeso. Non si tratta del caffè al bar, ma di un ordine ad un’impresa, di un prestito chiesto ad una società, di un lavoro fatto fare ma, poi, non corrisposto. Alle società del recupero crediti il compito di rintracciare il debitore, anche tramite un call center, e convincerlo ad aprire il portafoglio e pagare. Con le buone o con le meno buone. Ma senza esagerare.

Perché, badate bene, anche il debitore ha i suoi diritti. Le società di recupero crediti, infatti, devono rispettare un codice di autoregolamentazione e delle normative di legge, soprattutto quando, per raggiungere il loro scopo, si servono dei call center.

Il loro rapporto con i consumatori che hanno un debito da pagare deve essere di sola intermediazione. Ciò vuol dire che si devono limitare a sollecitare il credito vantato dall’azienda interessata, ma anche a sospendere la loro attività nel caso in cui il debitore faccia presente una contestazione del credito oppure una procedura di conciliazione. Le verifiche del caso da parte della società di recupero crediti sono legittime, ma il debitore non deve essere più assillato. Almeno fin quando non verrà accertata la mancata fondatezza di quanto affermato dal consumatore.

 

 

Come possono operare le società di recupero crediti

Il Ministero dell’Interno consente alle società di recupero crediti di rintracciare un debitore per via telematica, domiciliare o telefonica (in questo caso attraverso i call center). Possono farlo anche consultando i registri e gli elenchi pubblici, ma devono rispettare certe regole:

  • fornire completa informazione della propria qualità e della società per cui operano;
  • accertare di volta in volta l’identità delle persone contattate;
  • non divulgare nel modo più assoluto a terzi (nemmeno a familiari o colleghi di lavoro) lo stato di una pratica allo scopo di esercitare delle pressioni illecite sul debitore;
  • non confrontarsi in alcun caso con dei minori.

 

Il Garante della Privacy ha messo dei paletti ben precisi sul modo in cui possono operare le società di recupero crediti. Ed ha stabilito che è illegale:

  • contattare il debitore tramite una comunicazione preregistrata senza l’intervento di un operatore;
  • esporre un cartello di avviso sulla porta del debitore;
  • inviare al debitore una qualsiasi forma di corrispondenza con visibile all’esterno la dicitura «recupero crediti» o sinonimi vari;
  • far visita al debitore a casa sua o sul posto di lavoro;
  • tempestare di telefonate il debitore a casa o sul cellulare;
  • minacciare il debitore di punirlo con atti non applicabili, come distacchi di utenze non previsti, pignoramenti inesistenti, ecc.

A questo proposito, è buona cosa che il debitore sappia come reagire alle minacce o agli atti intimidatori che gli possono arrivare da un call center per il recupero di un credito.

 

A chiunque tremerebbero le gambe se, oltre al telefono, gli suona il citofono di casa e dall’altra parte c’è un ufficiale giudiziario. Quest’ultimo non può suonare il campanello del debitore se non ha in mano una sentenza o un decreto ingiuntivo firmato da un giudice se dopo 40 giorni non è stata presentata opposizione. E’ possibile, però, dare il via ad un pignoramento (sempre che il debitore non abbia pagato dopo 10 giorni dalla notifica del precetto) se il creditore è in possesso di un assegno emesso da almeno 6 mesi, una cambiale firmata da non meno di 3 anni o un contratto di mutuo stipulato davanti al notaio. Lo stesso vale per l’ipoteca e la messa all’asta della casa.

 

Ultimo accorgimento: accertarsi che chi bussa alla porta sia davvero un ufficiale giudiziario e non un dipendente della società di recupero crediti. Un privato non può pretendere di entrare nella casa di un altro se non è ospite gradito. Quindi, se il debitore lo lascia sul pianerottolo non fa nulla di sbagliato. A meno che non gli voglia offrire un caffè perché gli sta simpatico. Ma quella è un’altra storia.

 

 

Recupero crediti tramite call center

«Buongiorno, parlo con il signor Mario Rossi?». «Sono io, mi dica». «Buongiorno, signor Rossi, La chiamo in merito a quel debito che ha contratto con…». «Tuu-tuu-tuu…». E’ la conversazione più consueta quando un call center chiama un consumatore a casa, per di più se chi telefona chiede di saldare un debito. Chissà come mai, cade sempre la linea. Gli operatori della società di recupero crediti non devono perdere la pazienza. Non solo per una questione di bon ton, ma anche perché la legge lo impone. Ecco, infatti, come devono rivolgersi ai debitori:

  • mantenere la buona educazione ed il rispetto per arrivare ad un confronto positivo (e quindi produttivo) con il debitore. Anche secondo il Garante, è più facile ottenere qualcosa quando si cerca insieme una soluzione che quando si entra a gamba tesa;
  • le telefonate non devono essere ripetitive in modo aggressivo: un colloquio al giorno basta e avanza. Più di tre alla settimana sono già troppi;
  • i call center devono ricordare che il debitore non deve essere a disposizione 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Ci sono degli orari che vanno rispettati per contattare il consumatore: dalle 8.30 alle 21 da lunedì a venerdì e dalle 8.30 alle 15 il sabato. Sabato pomeriggio, domenica e festivi, il debitore è chiuso.

E se così non fosse? Il debitore come può difendersi dalla condotta scorretta di un call center? Bisogna valutare bene quando e come agire. Il requisito principale è che la telefonata ricevuta dai toni scorretti o fuori orario non resti tra due sole persone, ma che possa essere testimoniata da un terzo, magari tramite il viva voce del telefono. Solo così il debitore ingiustamente assillato può chiedere il risarcimento del danno, presentando reclamo in forma scritta. Attenzione, però: il reato di minaccia personale o linguaggio violento è stato depenalizzato. Scatta solo nel caso in cui sia dimostrato lo stalking da parte della società di recupero crediti.

 

 

Quanto dura un debito

Il debito va in prescrizione? Certo. La durata del debito cambia a seconda della sua natura. In linea di massima, i tempi di prescrizione sono questi:

  • 10 anni per tutte le obbligazioni (come i contratti);
  • 5 anni per debiti causati da fatti illeciti, multe, bollette e rapporti di lavoro subordinato;
  • 3 anni per le parcelle dovute ai professionisti;
  • 2 anni per danni derivati da incidenti stradali.

Ora: da quando decorre la prescrizione? Dal momento in cui la società di recupero crediti invia una lettera di messa in mora. Non la prima, ma anche le successive. Vuol dire che se per una multa non pagata si riceve una lettera di mora dopo 4 anni e 11 mesi dalla prima contestazione (tramite raccomandata o Pec), il conteggio dei 5 anni riparte da zero.


 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti