Possibile intestare la casa alla badante?
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18 Ott 2016
 
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Possibile intestare la casa alla badante?

Vitalizio: in cambio di assistenza l’anziano, lucido e capace di intendere e volere, può intestare la casa alla badante tenendosi l’usufrutto.

 

Immaginiamo di avere un nonno che voglia intestare la propria casa alla sua badante, riservandosi sull’appartamento l’usufrutto. Si tratta di un contratto pienamente valido, ma a due condizioni:

 

Si chiama rendita vitalizia o vitalizio assistenziale: si tratta del contratto con cui il proprietario di una casa cede la nuda proprietà di tale immobile ad un altro soggetto (un parente, ma anche un estraneo) in cambio di assistenza morale e materiale fino alla sua morte. Una sorta di vendita dove, da un lato, la prestazione è l’abitazione, dall’altro invece la prestazione assistenziale vita natural durante. Ebbene, l’operazione è pienamente valida anche se la beneficiaria è la badante. Ed a dirlo è un recente decreto del Tribunale di Torino [1]. L’importante – sottolinea il giudice – è verificare che colui che cede la nuda proprietà, riservandosi l’usufrutto, sia pienamente lucido e in condizioni di salute stabili.

 

 

Cos’è il contratto vitalizio assistenziale

Il contratto vitalizio assistenziale o rendita vitalizia è l’accordo con cui una parte si obbliga, per tutta la durata della vita di un altro soggetto, a prestargli assistenza morale o materiale, in cambio del trasferimento di un bene mobile o immobile. Il beneficiario mantiene l’usufrutto dell’immobile (continuando, dunque, a viverci) e cede solo la nuda proprietà. Con la conseguenza che, alla sua morte – se precedente – il nudo proprietario acquisterà la proprietà integrale del bene.

 

Grazie a tale tipo di accordo, le persone anziane riescono a sopperire all’esigenza di ricevere, da estranei, grazie all’impegno di propri beni, quell’assistenza morale e/o materiale che non ricevono spontaneamente dai più stretti familiari, né tanto meno dallo Stato.

 

Il contratto è ugualmente valido nonostante il fatto che, al momento della firma della cessione della nuda proprietà, non è ancora chiaro quali saranno, in futuro, le esigenze dell’anziano. Anzi, è verosimile che esse aumentino di giorno in giorno, secondo i bisogni (anche in ragione dell’età e della salute) del beneficiario.

Il nudo proprietario dell’immobile, però, essendosi ormai impegnato in un contratto dove le prestazioni sono suscettibili di variare col tempo, non potrà più tirarsi indietro, salvo ovviamente rendersi inadempiente e, in tal caso, perdere la nuda proprietà ed eventualmente risarcire il danno).

 

I parenti dell’anziano possono impugnare il contratto solo se questi:

  • al momento del rogito era incapace di intendere e volere (non c’è bisogno che si trovasse in stato di interdizione o inabilitazione);
  • al momento del rogito era molto anziano o gravemente malato tanto da potersi dire prossimo alla morte (nel caso di specie è stato ritenuto valido il contratto concluso da un nonno di 76 anni e, pur affetto da significative patologie, non in condizioni di salute tali da farne prevedere un prossimo trapasso).

 

 

Vendere la casa alla bandate è legale

Secondo il decreto in commento, è lecito vendere la nuda proprietà della propria casa alla badante, in cambio di assistenza morale e materiale fino al resto della propria vita. Tale contratto è da ritenersi valido «in quanto finalizzato a realizzare interessi contrapposti entrambi meritevoli di tutela».

L’importante è che la morte del beneficiario dell’assistenza – in base alle sue condizioni di salute e all’età – non sia sembrata affatto imminente all’atto della sottoscrizione del contratto.


[1] Trib. Torino, decr. del 27.11.2015.

 


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