Per l’ex moglie casalinga mantenimento più elevato
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18 Ott 2016
 
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Per l’ex moglie casalinga mantenimento più elevato

Se la donna, per via dell’età, ha difficoltà a trovare un posto di lavoro dopo la separazione e il divorzio, l’assegno di mantenimento a carico del marito è più elevato.

 

A parità di condizioni, la donna casalinga ha diritto a un assegno di mantenimento superiore rispetto a quella ancora giovane e in età di lavoro. È vero: la giurisprudenza si sta ormai orientando per negare – o comunque ridurre – il mantenimento alle ex mogli ancora «abili al lavoro» ed in grado di trovare un’occupazione tale da mantenersi da sole (leggi Niente mantenimento alla donna separata); tuttavia è anche vero – ed è giusto – che chi si è occupata per una vita al ménage familiare, rinunciando a un’occupazione e dedicandosi ai lavori di casalinga, ha diritto a una rendita da parte dell’ex marito per poter sopravvivere dopo la separazione e il divorzio. È quanto ricorda la Cassazione con una ordinanza pubblicata ieri [1].

 

Tutte le volte che il giudice, durante la causa di separazione e/o divorzio, rilevi le difficoltà della donna nel trovare un’occupazione, anche a causa dell’età e della mancanza di adeguata formazione professionale, dovrà essere più generoso nel determinare, a suo favore, il mantenimento. E questo perché se è vero che il matrimonio non può essere un’assicurazione sulla disoccupazione – tant’è che chi è in grado ancora di lavorare deve cercare quantomeno di trovare un posto o la via della attività autonoma – è anche vero che c’è chi si dedica anima e corpo alla famiglia, rinunciando alla propria carriera. Sforzi di cui il giudice deve tenere conto, anche perché è proprio grazie a questi che il marito si è potuto dedicare maggiormente al proprio lavoro e, quindi, a incrementare il guadagno. Guadagno che ora, con la separazione, andrà condiviso con l’ex moglie rimasta casalinga.

 

 

Nel caso di specie, su un reddito annuo di 40.000 euro, l’uomo è stato condannato a versare 1.400 euro mensili alla ex a titolo di assegno divorzile.

Per i giudici è decisiva la valutazione delle condizioni della donna: ella «non ha mai lavorato nel corso del matrimonio», a parte la sua «attività di casalinga», e viste «l’età» e «la mancanza di una qualche formazione professionale», è difficile ipotizzare che possa «reperire un’occupazione lavorativa». E non va neanche trascurato il contesto, cioè «le particolari condizioni del mercato del lavoro nel Mezzogiorno».

 


La sentenza

Rilevato che in data 8 febbraio 2016 è stata depositata relazione ex art. 380 bis c.p.c. che qui si riporta

Rilevato che:

  • Il Tribunale di Palermo, con sentenza del 30 luglio 2012, dopo aver pronunciato la cessazione degli effetti civili del matrimonio fra P.M. e L.R., ha fissato in 1.400 curo mensili l’ammontare dell’assegno divorzile a carico del M..
  • Ha proposto appello il M. contestando il diritto della R. a percepire un assegno divorzile non avendo la stessa dimostrato di essersi attivata inutilmente per la ricerca di una occupazione lavorativa. Ha contestato altresì la quantificazione dell’assegno sia perché esso non tiene conto del comportamento violento della R. verso il figlio, comportamento che ha avuto una importanza maggiore nella crisi del matrimonio. Sia perché non tiene conto della consistente diminuzione della sua disponibilità economica a causa della riduzione del proprio reddito e della formazione di una nuova famiglia in cui sono nati due figli.
  • La Corte di appello di Palermo, con sentenza n. 630/13, ha respinto l’appello e compensato le spese rilevando che la R. non ha mai lavorato nel corso del matrimonio al di fuori della sua attività di casalinga. La sua età, la mancanza di una qualche formazione professionale e le particolari condizioni del mercato del lavoro del Mezzogiorno consentono di
  • Mostra tutto

    [1] Cass. ord. n. 20937/16 del 17.10.2016.

     


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