Ddl editoria: soldi a testate piccole, tetto a stipendi Rai
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19 Ott 2016
 
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Carlos Arija Garcia
 


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Ddl editoria: soldi a testate piccole, tetto a stipendi Rai

Il Governo premierà i piccoli editori innovativi grazie al canone Rai. Dove non si guadagnerà più di 240mila euro. Prepensionamento dei giornalisti rivisto.

 

Saranno le piccole testate e quelle più innovative a beneficiare dal nuovo disegno di legge sull’editoria, approvato in via definitiva dal Parlamento. Il testo prevede l’istituzione di un Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione e delega al Governo la ridefinizione della disciplina del sostegno pubblico per questi settori:

  • editoria ed emittenza radiofonica e televisiva locale;
  • profili pensionistici dei giornalisti;
  • composizione e competenze del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti.

Per quanto riguarda quest’ultimo punto, è significativo il taglio al numero dei consiglieri nazionali dell’Ordine, che da 144 (più 12 del Consiglio di disciplina) scende drasticamente a 60, quindi meno della metà.

Vediamo nel dettaglio cosa prevede il nuovo ddl editoria.

 

 

Più soldi per testate piccole e innovative

Il Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione verrà alimentato dalle risorse statali per il sostegno a quotidiani e periodici ma anche da quelle destinate alle emittenti locali. Inoltre, il ddl editoria prevede l’utilizzo di una quota delle eventuali maggiori entrate ricavate dal canone Rai in bolletta fino a 100 milioni di euro annui per il biennio 2016-2018.

Il Fondo contempla, infine, un contributo di solidarietà da parte dei concessionari di pubblicità su tv e stampa (0,1% del reddito complessivo annuo).

Il testo delega il governo a ridisegnare l’intera disciplina entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, partendo dai beneficiari. Previsti più soldi per testate piccole e innovative: tra i beneficiari del Fondo, infatti, ci sono le tv locali, le cooperative giornalistiche e gli enti senza fine di lucro, quotidiani e periodici delle minoranze linguistiche, imprese ed enti editrici di periodici per non vedenti o ipovedenti, associazioni di consumatori, editori di quotidiani e periodici diffusi all’estero.

Sono esclusi dal Fondo i giornali di partito e le società che editano quotidiani e periodici che fanno capo a gruppi quotati o partecipati da società quotate.

Le variabili per determinare il contributo in soldi previsto dal ddl editoria sono:

  • numero di copie vendute: non può essere inferiore al 30% delle copie distribuite dalle testate locali o del 20% per quelle nazionali;
  • utenti unici raggiunti;
  • numero dei giornalisti assunti. Ci sarà un premio per chi assunme a tempo indeterminato giornalisti under 35.

Il contributo non supererà il 50% del totale dei ricavi dell’impresa editrice.

Il governo dovrà incentivare gli investimenti nell’innovazione digitale, assegnare finanziamenti a progetti innovativi, liberalizzare la vendita dei prodotti editoriali e gli orari di apertura dei punti vendita, incentivare sul piano fiscale gli investimenti pubblicitari su quotidiani e periodici nonché sulle radio e tv locali.

 

 

Ddl editoria: tetto agli stipendi Rai

Il ddl editoria pone anche un tetto agli stipendi Rai. In pratica, amministratori, dipendenti e consulenti della tv di Stato non potranno percepire più di 240.000 euro, nemmeno se la Rai dovesse emettere dei bond. Attualmente sono 94 i dirigenti della Radiotelevisione italiana che superano i 200.000 euro. E, a leggere il testo del ddl editoria, molti di loro dovranno darsi un taglio. Come il direttore generale dell’azienda, Alessandro Campo Dall’Orto, il cui guadagno (dichiarato) è di 650.000 euro lordi, o il presidente Monica Maggioni, a quota 330.000 euro (di cui 270.000 solo come ex direttore di RaiNews24. Limerà un po’ di meno il «caporedattore corrispondente per i servizi giornalistici radiofonici e televisivi dal Belgio» (in Rai tengono molto alla qualifica, è fondamentale) ed ex direttore del Giornale Radio Rai, Antonio Preziosi, che sfiora i 250.000 euro. Se ci sarà una rimodulazione, la deciderà il Governo.

La concessione alla Rai del servizio pubblico radiotelevisivo viene ridotta a dieci anni, con un regime transitorio di non oltre tre mesi.

 

 

Prepensionamenti dei giornalisti

Sarà sempre il Governo, secondo quanto disposto sul ddl editoria, ad adottare entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, dei criteri più stringenti per il ricorso ai prepensionamenti dei giornalisti e a rivedere la procedura per il riconoscimento degli stati di crisi. Dovrà anche riorganizzare e razionalizzare le regole per il Consiglio nazionale dell’Ordine, che avrà soltanto 60 membri e che vedrà riequilibrato il rapporto tra giornalisti professionisti e pubblicisti: due terzi i primi, un terzo i secondi.

 

 

Ddl editoria: criteri di erogazione dei contributi

L’erogazione dei contributi previsti dal ddl editoria dovrà diventare più semplice e avverrà in due rate uguali (la prima entro il 30 maggio).

Per quanto riguarda le testate online, per poter usufruire dei contributi devono essere regolarmente registrate presso la cancelleria di un Tribunale, avere un direttore responsabile iscritto all’Ordine dei giornalisti, produrre principalmente informazione con aggiornamento quotidiano, e non essere una sola trasposizione telematica di una testata cartacea e neppure un mero aggregatore di notizie.


Autore immagine: Pixabay.com

 


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