Maghi, veggenti e cartomanti: posso chiedere i soldi indietro?
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19 Ott 2016
 
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Maghi, veggenti e cartomanti: posso chiedere i soldi indietro?

Se un mago mi promette un filtro d’amore (ad esempio, che faccia innamorare l’altro di me) e questo poi non avviene, posso chiedere la restituzione dei soldi?

 

Se do dei soldi a un mago per un filtro d’amore con la promessa che una persona si innamori di me e poi «il filtro non funziona» posso chiedere il rimborso dei soldi anche se ero consapevole delle scarse possibilità. A dirlo è una sentenza della Corte di Appello di Genova [1] secondo cui il contratto, in questo caso, è nullo, sia che la persona si innamori che no. Dalla nullità del contratto scaturisce la possibilità, per chi ha dato i soldi, di chiederne la restituzione in qualsiasi momento, senza limiti di prescrizione (quindi anche dopo molti anni).

Secondo la sentenza in commento, un contratto di questo tipo si considera nullo perché l’oggetto della prestazione è impossibile non dipendendo dalle capacità professionali del mago o da elementi che possono essere sotto il suo «dominio». Allo stesso modo, ad esempio, è nullo il contratto di vendita di una porzione dello spazio o di un raggio di sole.

 

Si legge, infatti, nella motivazione del giudice ligure che il contratto in forza del quale un mago, a fronte di congrui esborsi di danaro, si impegna verso l’altra parte contraente a riavvicinare ad essa il proprio compagno, a ottenere il consenso del marito alla separazione e a porre la figlia sotto protezione astrale, in quanto soggetta a imprecisati pericoli, è da considerarsi nullo per impossibilità dell’oggetto.

 

Diversamente, il contratto può essere considerato valido se il mago può ottenere i risultati promessi con le forze proprie, ad esempio, con un’opera di persuasione resa più efficace dalla sua capacità dialettica o dalla sua preparazione psicologica (ma non con quelle dell’occulto).

 

 

È lecito fare il mago o il veggente?

Ma è davvero legale esercitare l’attività di mago, veggente o fattucchiere posto l’alto rischio di sconfinare nell’abuso della credibilità popolare, condotta che – come noto – costituisce reato sanzionato dal codice penale? La risposta è, ancora una volta, in alcune importanti sentenze della giurisprudenza.

 

Secondo il Tar Piemonte [2] nel nostro ordinamento non esistono norme imperative che facciano divieto di esercitare le attività di astrologo, grafologo, veggente, occultista, chiromante e simili, in sé e per sé considerate. Tali attività sono vietate solo in quanto qualificabili come manifestazione di ciarlataneria, quindi esercitate mediante impostura, o abuso dell’ignoranza, della suggestione e della superstizione altrui.

 

Non è quindi il tipo di attività ad essere vietata, ma le modalità con cui essa si esplichi e le promesse che vengono fatte a chi si rivolge al relativo «professionista». Così, giustamente, il tribunale di Modena [3] ricorda che il Testo Unico delle Leggi sulla Pubblica sicurezza [4] vieta il mestiere di ciarlatano. Pertanto – si legge in una sentenza – l’esercizio delle attività di mago, fattucchiere, veggente o simile, con l’attribuzione a sé a scopo di lucro di poteri soprannaturali, è illecito [4], ma non costituisce reato, bensì un semplice illecito amministrativo [5].

 

Ciò però non esclude che, in singoli episodi, ci possano essere gli estremi del reato e, in particolare, quello di truffa aggravata. È il caso, ad esempio, del comportamento di colui che, sfruttando la fama di mago o di guaritore, ingeneri nelle persone il pericolo immaginario di gravi malattie e le induca in errore (onde ottenerne un guadagno personale) facendo credere di poterle guarire o di poterle preservare con esorcismi o pratiche magiche o con la somministrazione e prescrizione di sostanze terapeutiche [6]. Anche in questo caso il contratto è nullo e l’azione di nullità può essere esercitata senza limiti di tempo, ossia in qualsiasi momento senza rischio di prescrizione. Il soggetto truffato potrà quindi ottenere la restituzione dei soldi versati al mago.

 

In alternativa alla truffa, il mago può anche macchiarsi di estorsione. La differenza tra l’uno e l’altro capo di imputazione è molto facile e tutto dipende da come il veggente prospetta il pericolo di un male al malcapitato. In particolare, secondo la Cassazione c’è solo truffa se il male viene ventilato come possibile ed eventuale in modo che la vittima non è coartata nella sua volontà, ma compie una scelta libera nonostante sia tratta in errore dalla esposizione di un pericolo inesistente. Al contrario si configura l’estorsione se il male viene indicato come certo e realizzabile, onde l’offeso è posto nella ineluttabile alternativa di far conseguire al mago il preteso profitto o di subire il male minacciato [6].

 

 

Quando il contratto con il cartomante è nullo?

A conferma di quanto abbiamo appena detto, una sentenza del Consiglio di Stato del 2006 [7] ha stabilito che l’attività di cartomante (come le altre di chiromante, veggente, occultista) è sanzionata solo quando, a seguito di un’approfondita analisi della fattispecie concreta, costituisce manifestazione di vera e propria ciarlataneria e tale è ogni attività diretta a speculare sull’altrui credulità o a sfruttare o alimentare l’altrui pregiudizio.


[1] App. Genova, sent. del 19.01.1996.

[2] Tar Piemonte, sent. n. 1138/2014.

[3] Trib. Modena, sentl del 18.11.2005.

[4] Art. 121 TULPS.

[5] Art. 17 bis TULPS.

[6] Cass. sent. n. 42445/2012.

[7] Cons. St. sent. n. 510/2006.

 


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