Autovelox irregolari
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19 Ott 2016
 
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Redazione
 


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Autovelox irregolari

Eccesso di velocità: multa con l’autovelox se il Comune non dimostra la verifica periodica dello strumento di controllo elettronico della velocità.

 

Multe nulle se l’autovelox non è stato sottoposto a periodica revisione. E a dimostrare l’avvenuto check-up deve essere il Comune. Dimostrazione che può essere data solo producendo l’attestazione della ditta autorizzata o il relativo verbale in copia autentica. All’automobilista, invece, basta sollevare la relativa eccezione col ricorso al giudice di pace, sostenendo che l’apparecchio di controllo elettronico della velocità non era stato sottoposto a taratura prima della contravvenzione. È un suo diritto riconosciutogli da una recente sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato parzialmente illegittimo il codice della strada: in forza di questa modifica, ora tutti gli autovelox devono essere sottoposti a periodica revisione che ne controlli il regolare funzionamento. Diversamente l’autovelox è irregolare e, quindi, la multa è nulla e non va pagata.

 

Si moltiplica il numero di sentenze che annullano le contravvenzioni per eccesso di velocità effettuate con strumenti di controllo elettronico. Il fatto è che i Comuni hanno fatto orecchie da mercante al dettato della Corte Costituzionale che ha imposto, dal 2015, la taratura di tutti gli apparecchi utilizzati con postazioni mobili. E questo perché, se anche una comune bilancia del mercato ortofrutticolo rionale viene tarata di tanto in tanto per ovviare a quei difetti di funzionamento che potrebbero derivare dall’uso e dagli spostamenti continui, ciò deve valere a maggior ragione per un prodotto di precisione come l’autovelox.

 

È necessario, per legge, sottoporre gli autovelox impiegati nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura.

Nel caso specifico, il Comune aveva esibito al giudice solo il certificato di taratura ma nessuna prova aveva allegato per dimostrare che l’autovelox fosse stato oggetto di verifica periodica di corretto funzionamento, salvo la dichiarazione che il personale del Comando aveva provveduto a verificare la funzionalità dello strumento. Il Giudice di Pace ha ritenuto però che «in mancanza dunque di allegazione di idonea prova di effettuazione della verifica del regolare funzionamento dell’autovelox in questione, ne consegue l’invalidità dell’accertamento e l’illegittimità del verbale impugnato».

 

 

No agli autovelox automatici in città

Non solo. L’autovelox è irregolare se l’accertamento viene effettuato, senza la postazione della polizia (ossia, in automatico) su strada urbana o intraquartiere. Solo su strade extraurbane o urbane di scorrimento (per la definizione vedi in nota [3]) è possibile la rilevazione automatica, ossia il funzionamento dell’autovelox senza la presenza dei verbalizzanti.

 

Già il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha precisato in passato che «è scontato che per poter autorizzare il rilevamento a distanza devono essere presenti le caratteristiche tipiche delle strade extraurbane o urbane di scorrimento (leggi Autovelox in città, sono legittimi?).

 

Nelle sue motivazioni il Giudice ha richiamato, tra l’altro, la sentenza della Cassazione dello scorso anno [4]  nella quale viene ribadito che «tutte le apparecchiature di misurazione della velocità (che è elemento valutabile e misurabile) devono essere periodicamente tarate e verificate nel loro corretto funzionamento, che non può essere dimostrato o attestato con altri mezzi quali le certificazioni di omologazione e conformità» e – prosegue il Giudice di Pace – tale prova può essere fornita dal Comune «mediante un verbale attestante la corretta funzionalità dell’ apparecchio medesimo prima della sua messa in funzione e durante l’uso dello stesso, o da una certificazione attestante la conformità e la funzionalità dell’apparecchio, rilasciata da un ente autorizzato (diverso dalla ditta costruttrice), quanto meno a distanza di poco tempo prima dell’accertamento».


[1] G.d.P. Firenze sent. n. 2361/16 del 9.09.2016.

[2] C. Cost. sent. n. 113/2015.

[3] Art. 2 cod. str.: B – Si considera:

Strada extraurbana principale: strada a carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico invalicabile, ciascuna con almeno due corsie di marcia e banchina pavimentata a destra, priva di intersezioni a raso, con accessi alle proprietà laterali coordinati, contraddistinta dagli appositi segnali di inizio e fine, riservata alla circolazione di talune categorie di veicoli a motore; per eventuali altre categorie di utenti devono essere previsti opportuni spazi. Deve essere attrezzata con apposite aree di servizio, che comprendano spazi per la sosta, con accessi dotati di corsie di decelerazione e di accelerazione.

Strada extraurbana secondaria: strada ad unica carreggiata con almeno una corsia per senso di marcia e banchine.

Strada urbana di scorrimento: strada a carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico, ciascuna con almeno due corsie di marcia, ed una eventuale corsia riservata ai mezzi pubblici, banchina pavimentata a destra e marciapiedi, con le eventuali intersezioni a raso semaforizzate; per la sosta sono previste apposite aree o fasce laterali esterne alla carreggiata, entrambe con immissioni ed uscite concentrate.

[4]  Cass. sent. n. 25125/15 del 14.12.2015.

 


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