Il creditore può rifiutare il pagamento con assegno?
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19 Ott 2016
 
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Il creditore può rifiutare il pagamento con assegno?

Pagamento con assegno bancario al posto del denaro contante o del bonifico: è legittimo solo se il contratto non prevede una particolare modalità di versamento del prezzo.

 

Il creditore può rifiutare il pagamento del prezzo di vendita di un bene effettuato tramite assegno bancario: questo perché la consegna di detto titolo non garantisce la sua sicura copertura. Non è, infatti, detto che in banca vi sia la provvista sufficiente a coprire il pagamento e nulla può garantire il creditore se non tentare materialmente di incassarlo. Con il rischio che quest’ultimo, dopo aver portato l’assegno in banca, potrebbe vedersi rifiutare il pagamento solo dopo svariati giorni e, anzi, essere tenuto anche a pagare le spese di protesto. Proprio per questo, secondo una sentenza della Cassazione [1], il creditore non è tenuto ad accettare l’assegno consegnatogli dal debitore (sempre che non sia diversamente stabilito in contratto) e ritenere quest’ultimo in difetto, ossia inadempiente. Con la conseguente possibilità di agire nei suoi confronti per la risoluzione del contratto. Ma procediamo con ordine.

 

Immaginiamo di dover pagare il prezzo per l’acquisto di un bene eventualmente anche a rate (ad esempio un’automobile, l’arredo per la casa, la cucina, ecc.) o il canone mensile di affitto di un appartamento o qualsiasi altro oggetto comprato con un regolare contratto. Se non ci siamo accordati con il venditore o il padrone di casa sulle modalità con cui deve essere eseguito il versamento periodico della somma, questa – a norma del codice civile [2] – va materialmente «portata» al domicilio del creditore. Si tratta, come è facile intuire, di una norma ormai superata dai moderni mezzi di pagamento che consentono di versare il denaro anche tramite strumenti telematici: si pensi al bonifico online.

 

Di fatto il denaro contante è stato ormai superato da altri sistemi di pagamento altrettanto celeri e sicuri, che garantiscono il sicuro trasferimento dei soldi dalle mani del debitore a quelle del creditore.

Pertanto, ad oggi, sono ritenuti equivalenti al denaro contante i pagamenti con bonifico, bonifico online, carta di credito o carta di debito (bancomat). L’utilizzo di tali strumenti non legittima (salvo giustificato motivo che deve essere opportunamente provato) un rifiuto del creditore all’accettazione del pagamento mediante tali forme.

 

Invece, l’assegno bancario, secondo la Corte di Cassazione, non costituisce un mezzo di pagamento di sicura copertura. Alla fine esso non è che un ordine alla propria banca di pagare un terzo, ma fa salva la presenza della provvista sul conto. Che, se assente, non comporta alcun pagamento. Di conseguenza, in tale ipotesi, il creditore può rifiutare di accettare il pagamento con assegno ed, eventualmente, fare causa alla controparte per inadempimento.

 

Diverso è il discorso in caso di pagamento con assegno circolare che il creditore non potrà invece rifiutare. Questo perché, a differenza dell’assegno bancario, esso è sicuramente coperto, avendo il debitore depositato in anticipo in banca la somma dovuta al creditore, per poter farsi rilasciare il predetto titolo.

 

Il rifiuto del creditore di ricevere la consegna dell’assegno circolare (o altro titolo certo e sicuro) costituisce un comportamento contrario a buona fede.


La sentenza

Cass. sent. n. 20643/14 del 30.09.2014.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

  • – E’ impugnata la sentenza della Corte d’appello di Catanzaro, depositata il 9 novembre 2012, che ha confermato la sentenza del Tribunale di Castrovillari, di rigetto della domanda proposta da L. F.G. e L. nei confronti di M.G. S..
  • 1.1. – Nel 2000 le sorelle L.F. avevano agito per la declaratoria di risoluzione del contratto preliminare di compravendita di immobile stipulato l’11 marzo 2000 con il sig. M., con riconoscimento del diritto a trattenere le somme ricevute a titolo di penale.

    Le attrici riferivano di essersi obbligate a vendere al convenuto l’immobile sito in (OMISSIS), distinto al N.C.E.U. alla partita 4983, fl. 58, part. 144, sub. 3 T) per l’importo di lire 80 milioni, da corrispondersi per lire 10 milioni alla sottoscrizione del preliminare e per il residuo alla stipula del rogito, che avrebbe dovuto avvenire entro il 15 maggio 2000.

    Era poi accaduto che, su richiesta di M., le attrici avevano concesso una proroga, previo versamento di ulteriori 17 milioni, da imputarsi a titolo di penale, e fissato la data improrogabile del 30 giugno 2000 per il rogito.

    In detta data, non si era addivenuti alla stipula in quanto le attrici avevano rifiutato il pagamento della residua somma di 35 milioni

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    [1] Cass. sent. n. 20643/14 del 30.09.2014.

    [2] Art. 1277 e 1182 cod. civ.

     


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