Lasciare da solo il genitore anziano e incapace è reato
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19 Ott 2016
 
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Lasciare da solo il genitore anziano e incapace è reato

Reato di abbandono di persone minori o incapaci per chi lascia il genitore incapace in stato di abbandono: grava sui figli l’obbligo di assistenza.

 

Chi lascia il proprio genitore da solo, se in condizioni di grave incapacità fisica o mentale, risponde del reato di abbandono di persone incapaci previsto dal codice penale [1] per il quale sarà punito con la reclusione da 6 mesi a 5 anni. A dirlo è la Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [2].

 

Nell’ambito dei rapporti di famiglia, la legge impone a ciascuno di noi non solo di prendersi cura dei propri figli, non lasciandoli mai da soli a casa quando ciò possa costituire per loro un pericolo (leggi: Se la mamma lascia i figli da soli a casa), ma anche dei propri genitori, quando anziani e non autosufficienti. Il reato è il medesimo, «abbandono di persone incapaci», e scatta per qualsiasi condotta attiva o omissiva che contrasti con il generale dovere – previsto dal nostro ordinamento – di prendersi cura di chi non sia in grado di farlo da solo. Ma attenzione: il reato scatta solo se, da tale condotta, può derivare per la vita o l’incolumità dell’anziano genitore un pericolo anche solo eventuale. La situazione di pericolo, dunque, potrebbe essere esclusa dalla presenza in casa di una badante, dalla possibilità di intervento di un vicino di casa o di un convivente. Al contrario, il reato sarebbe scontato se l’anziano è affetto da qualche grave malattia, fisica o mentale, che lo rende del tutto invalido o incapace di intendere e volere. L’Alzheimer potrebbe essere un valido esempio. Ma anche una situazione di un genitore costretto su una sedia a rotelle, incapace di compiere da solo gli atti della vita quotidiana (come andare al bagno, cucinarsi, andare a letto, ecc.).

Entro tali limiti – si legge nella sentenza in commento – «il reato scatta al compimento di qualsiasi condotta, attiva od omissiva, contrastante con il dovere giuridico di cura (o di custodia), gravante sul soggetto agente, da cui derivi uno stato di pericolo, anche meramente potenziale, per la vita o l’incolumità dei soggetto passivo».

 

In passato la Cassazione ha chiarito che, ai fini della sussistenza del reato di abbandono di persone incapaci, è necessario accertare in concreto l’incapacità del soggetto passivo di provvedere a se stesso. Ne consegue che non vi è presunzione assoluta di incapacità per vecchiaia, la quale non è una condizione patologica ma fisiologica che deve essere accertata concretamente quale possibile causa di inettitudine fisica o mentale all’adeguato controllo di ordinarie situazioni di pericolo per l’incolumità propria. Ne consegue, altresì, che il dovere di cura e di custodia deve essere raccordato con la capacità, ove sussista, di autodeterminazione del soggetto anziano [3].


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 2 maggio – 18 ottobre 2016, n. 44089
Presidente Bruno – Relatore De Gregorio

Ritenuto in fatto

Con la sentenza impugnata la Corte d’appello di Bari ha confermato la decisione di primo grado nei confronti dell’imputata, che l’aveva condannata a pena di giustizia per il delitto di abbandono di persone incapaci nei riguardi dei padre, fatto di Luglio 2006.
1. Ha presentato ricorso la difesa, che ha lamentato l’errata applicazione di legge in relazione all’art 591 cp, poiché la Corte aveva mal interpretato la disposizione incriminante, che sarebbe integrata dal pericolo per l’incolumità fisica derivante dall’inadempimento dell’obbligo di assistenza, che non gravava sull’imputata, in quanto il padre non era affidato alla sua custodia.
1..2Il secondo motivo è stata censurata l’errata applicazione della stesso art 591 cp, in riferimento all’assenza di dolo, poiché i Giudici non avevano valutato che la donna era nell’impossibilità di assistere il padre in quanto impegnata nell’assistenza di tre figli ed aveva avuto più gravidanze a rischio.
1.3 La richiesta di prescrizione dei reato è stata oggetto dei terzo motivo.
All’odierna udienza il Pg, drssa F., ha

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[1] Art. 591 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 44089/16 del 18.10.2016.

[3] Cass. sent. n. 6885/1999. Ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 591 comma 1 c.p., la vecchiaia non può essere intesa come condizione determinante una presunzione assoluta d’incapacità, di provvedere a sè stessi, dovendosi invece accertare, di volta in volta, se essa sia concretamente causa di pericolo per l’incolumità dell’anziano, sì da dar luogo all’altrui dovere di assumere le opportune iniziative volte ad ovviare al suddetto pericolo. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la S.C. ha escluso che potessero rispondere del reato di cui all’art. 591 c.p. i figli di una donna novantatreenne lasciata a vivere da sola, atteso che detta donna, nonostante l’età, appariva ancora in grado di condurre vita autonoma e non mostrava intenzione alcuna di accettare il ricovero in una casa di riposo).

 

Autore immagine: Pixabay.com

 


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