Vestiti e accessori privati utilizzati per lavoro: sono deducibili
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20 Ott 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


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Vestiti e accessori privati utilizzati per lavoro: sono deducibili

I vestiti, scarpe e accessori usati da Belen Rodriguez durante le trasmissioni televisive e interviste sono strumentali all’attività lavorativa e quindi deducibili al 50%.

 

Sono deducibili dal reddito dichiarato non solo gli abiti propriamente da lavoro (per esempio la divisa da indossare durante l’orario di lavoro, la toga dell’avvocato ecc.) ma anche i vestiti e accessori che possono essere utilizzati tanto per lavoro quanto per impieghi privati (per esempio frac del direttore d’orchestra, abiti per riunioni aziendali, rappresentazioni culturali ecc.).

 

E’ quanto affermato da una recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Milano [1] che ha dato ragione alla famosa showgirl Belen Rodriguez ritenendo deducibili i costi da questa sostenuti per l’acquisto di abiti, scarpe e accessori utilizzati durante le interviste e trasmissioni televisive.

 

Secondo i giudici milanesi, il concetto di deducibilità di un costo per inerenza riguarda non tanto la natura del bene o del servizio ma il suo rapporto con l’attività professionale, in relazione allo scopo perseguito al momento in cui la spesa è stata sostenuta e con riferimento a tutte le attività tipiche della professione stessa e non semplicemente in relazione al risultati ottenuti in termini di produzione del reddito.

 

Non c’è dubbio che vestiario e accessori, in alcuni casi specifici, devono essere considerati inerenti all’attività svolta e, pertanto, il loro costo integralmente deducibile (è il caso della toga per l’avvocato o, in generale, della divisa da indossare durante l’orario di lavoro tanto da parte dell’imprenditore quanto dai dipendenti).

 

ln altri casi, in cui il vestiario e gli accessori utilizzati per la propria attività potrebbero avere anche impieghi privati (per esempio frac per il direttore d’orchestra), si ritiene opportuno limitarne la deducibilità applicando percentuali forfettarie per l’utilizzo di beni in uso promiscuo, al fine di semplificare il calcolo del reddito applicando una percentuale ragionevole [2] in tutti quei casi in cui vi è la possibilità che un determinato bene acquistato per l’attività economica svolta possa essere utilizzato anche nella sfera privata.

 

Nel caso di specie, la showgirl ha dimostrato che gli abiti utilizzati durante le trasmissioni televisive e le interviste sono stati per la maggior parte acquistati direttamente da lei. Infatti, nei contratti allegati per le trasmissioni televisive era espressamente previsto che l’Artista dovesse usare adeguato vestiario moderno di sua proprietà (abiti, vestiti, scarpe, accessori in genere, trucchi, ecc). Le società televisive si limitano a fornire solamente particolari abiti o costumi da scena legati a determinate coreografie, sketch che vengono realizzati dalle sartorie delle trasmissioni stesse. Pertanto l’inerenza e la deducibilità forfettaria del 50% di detti costi all’attività professionale è stata oggettivamente dimostrata dai contratti televisivi prodotti in atti.

 

Dunque, qualora si acquistino per lavoro abiti e accessori utilizzabili anche per impieghi privati (cosiddetto uso promiscuo), è possibile ottenerne la deducibilità al 50% dimostrando l’inerenza all’attività lavorativa.

 


[1] CTR Milano sent. n. 6443 del 22.7.2016.

[2] Art. 54, c. 3 TUIR.

 


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