Forfettario o Iri, quale regime è più conveniente?
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20 Ott 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Forfettario o Iri, quale regime è più conveniente?

Regime fiscale agevolato Forfettario o nuovo regime Flat tax- Iri: qual è il regime fiscale agevolato che dà diritto a pagare meno tasse?

 

Il regime Forfettario, pur dando la possibilità di eliminare Iva, Irap, studi di settore e scritture contabili e offrendo una tassazione al 15% (per le nuove attività addirittura al 5%) non ha, attualmente, un grandissimo appeal, perché rende impossibile dedurre i costi dal reddito.  I costi sono invece deducibili nel nuovo regime della Tassa piatta, o Flat tax, in cui è dovuta l’Iri, l’imposta sul reddito dell’imprenditore, pari al 24%; l’attrattiva di questo strumento non sarà comunque enorme, considerando che ogni movimentazione finanziaria dovrà essere debitamente tracciata, per stabilire a quanto ammonta l’utile lasciato in azienda e non prelevato dall’imprenditore.

Ma andiamo per ordine e vediamo le principali caratteristiche di questi due regimi, per capire qual è quello più conveniente.

 

 

Forfettario

Il regime Forfettario ha le seguenti caratteristiche:

  • si applica un’imposta sostitutiva, al posto di Irpef e addizionali, pari al 15%, o pari al 5%, per i primi 5 anni di attività (se il contribuente risponde ai vecchi requisiti per l’avvio attività col regime dei Minimi);
  • non si applicano Iva, Irap e Studi di Settore;
  • non si applica la ritenuta d’acconto in fattura;
  • artigiani e commercianti hanno i contributi previdenziali ridotti del 35%;
  • non si devono tenere scritture contabili.

A fronte di questi vantaggi, però, non si possono dedurre costi (escluse le perdite pregresse e i contributi previdenziali), in quanto i ricavi o compensi sono decurtati da un coefficiente di redditività. Per i professionisti questo coefficiente è pari al 78%: vuol dire che su 1.000 euro di compensi ne sono tassati 780, come se il professionista avesse avuto 220 euro di spese deducibili.

Inoltre, ci sono degli ulteriori limiti:

  • gli acquisti per beni strumentali non possono superare 20.000 euro annui;
  • per i professionisti, i compensi annui non possono superare 30.000 euro;
  • le spese per lavoro dipendente e collaborazioni effettuate nell’anno precedente devono risultare inferiori a 000 euro;
  • non possono avvalersi del regime:
    • i soggetti che esercitano un’attività in forma societaria;
    • le persone fisiche che si avvalgono di regimi speciali ai fini Iva o di altri regimi forfettari di determinazione del reddito;
    • i non residenti: fanno  eccezione i residenti nell’Unione europea o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo, che producono nello Stato italiano almeno il 75% del reddito complessivo;
    • i contribuenti che in via esclusiva o prevalente effettuano cessioni di fabbricati o porzioni di fabbricato, di terreni edificabili, o di mezzi di trasporto nuovi;
    • gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che partecipano, contemporaneamente all’esercizio dell’attività, a società di persone o associazioni a esse assimilate [2], ovvero a società a responsabilità limitata trasparenti.

Le cause d’incompatibilità devono valgono per il solo anno di applicazione del Regime, e non per l’ anno precedente.

Ad ogni modo, tra tutti i limiti elencati, quello che influisce negativamente sull’attrattiva del regime agevolato è senza dubbio la mancata possibilità di dedurre i costi.

 

 

Iri, la nuova tassa piatta

Una tassazione sostitutiva sicuramente più complessa è la nuova Iri, l’imposta sul reddito dell’imprenditore, che determina l’applicazione di una «Flat tax» o tassazione piatta, pari al 24%, sugli utili non prelevati dall’imprenditore e lasciati in azienda.

Al momento non vi sono dubbi sull’applicabilità dell’Iri alle imprese individuali e alle società di persone, ma dovrebbe essere applicabile anche ai professionisti.

La Tassa piatta funzionerebbe in questo modo:

  • gli utili prelevati dall’imprenditore (gli utili dell’impresa sarebbero calcolati secondo le regole ordinarie per la determinazione del reddito d’impresa, quindi deducendo i costi inerenti all’attività) sconterebbero la normale tassazione Irpef, con aliquote progressive dal 23% (per redditi inferiori a 15.000 euro) sino al 43%;
  • si applicherebbe l’Iri, la Tassa piatta, al 24%, agli utili lasciati in azienda.

In base alla riforma fiscale, i redditi d’impresa dovrebbero essere in ogni caso tassati per cassa (cioè avendo riguardo alla data di effettivo incasso) e non per competenza.

Il problema, per l’Iri, è rappresentato dalle modalità con cui dimostrare che l’utile è reinvestito in azienda e non prelevato dall’imprenditore: si dovrebbe, in pratica, adottare un sistema contabile molto vicino al regime ordinario, registrando ogni movimento finanziario. Una notevole complicazione degli adempimenti, specie per quei professionisti e per quelle piccole imprese che nemmeno hanno un conto corrente dedicato all’attività.

Peraltro, l’attrattiva della Flat tax sarà scarsa anche per chi ha un reddito più basso: per questi soggetti, difatti, è più vantaggiosa l’applicazione dell’Irpef, non solo perché la tassazione è pari al 23%, ma anche perché sono applicate le detrazioni per reddito di lavoro autonomo. In base a quanto reso noto, non vi sarà alcuna detrazione nell’applicazione dell’Iri.


 


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