Che rischio se compro un motorino rubato in buona fede?
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20 Ott 2016
 
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Che rischio se compro un motorino rubato in buona fede?

Necessario sempre richiedere i documenti che comprovano la provenienza del motorino, altrimenti si rischia il reato di ricettazione.

 

Prima di comprare un motorino usato chiedi sempre i documenti di provenienza e l’atto di acquisto che comprova la proprietà del mezzo in capo al venditore: diversamente potresti trovarti invischiato in un’accusa di ricettazione [1] e non in quella (molto più tenue) di incauto acquisto (o anche detto «acquisto di cose di sospetta provenienza») [2]. La differenza tra i due illeciti sta certamente nel trattamento sanzionatorio (nel primo caso molto più severo, nel secondo meno) e nel fatto che, nel caso di ricettazione, l’acquirente è consapevole (o meglio, non può che essere consapevole) dell’origine illecita della merce acquistata, mentre nel secondo caso egli non è in malafede, ma comunque ha commesso un comportamento imprudente.

 

Ebbene, chi compra un motorino rubato, anche se è apparentemente può sembrare in buona fede, se non accerta la provenienza del mezzo acquistato commette il reato di ricettazione. È quanto stabilito dalla Corte di Appello di Perugia con una recente sentenza [3].

 

Il codice penale punisce chi acquista oggetti rubati [2]: un cellulare, un’auto, un motorino, un orologio, un anello, un paio di scarpe, un capo di vestiario firmato o un paio di orecchini. Ma se chi compra, pur commettendo l’errore di non accertarsi della provenienza del bene, è in buona fede, commette il reato meno grave di incauto acquisto. Se, invece, è in malafede perché consapevole della provenienza illecita degli oggetti commette ricettazione.

 

A questo punto veniamo al motorino. Se per i beni i cui passaggi di proprietà non vengono annotati in appositi registri (un vestito, un paio di scarpe, un telefonino, ecc.) è più difficile dimostrare il dolo (ossia la malafede) dell’acquirente, non è così per auto e moto dove, invece, ad ogni trasferimento corrisponde una formalità. Quindi è molto difficile dire che l’acquirente fosse all’oscuro del fatto che il mezzo fosse stato rubato. Ed è sulla base di queste osservazioni che, giustamente, la pronuncia in commento osserva che il reato di ricettazione scatta quando l’acquirente si macchia di una condotta come il mancato accertamento della provenienza del motorino.

 

Ora, dicevamo, il punto è capire cosa possa giustificare l’ignoranza dell’acquirente e dimostrarne la buona fede. Sul punto il giudice umbro precisa un aspetto molto importante: non basta l’ottimo stato di conservazione del mezzo, il fatto che il numero del telaio non presenti alcuna abrasione, che esista una regolare carta di circolazione, che la chiave di accensione del relativo blocco sia perfettamente integra. A superare tali elementi è, invece, il fatto che l’acquirente non sappia fornire alcuna indicazione circa l’atto di acquisto del mezzo, né abbia accertato la provenienza della cosa acquistata [4]. E tanto basta per far scattare la ricettazione e non l’incauto acquisto.

 

 

La vicenda

Nel caso di specie, un tale veniva fermato dai carabinieri perché alla guida di uno scooter che risultava rubato. Ai verbalizzati egli riferiva di averlo comprato. Ma di tale circostanza non riusciva a fornire alcuna prova, visto che non indicava mai dati precisi in merito a detto acquisto che, sulla base delle prove raccolte, rimaneva pertanto una semplice affermazione.

 

Non si può quindi dire che, sulla base delle caratteristiche esterne del mezzo – mancanza di segni di effrazioni – l’acquirente possa ritenerne legittima la provenienza.

 

 

Ricettazione e non incauto acquisto

In definitiva, non di «acquisto di cose di sospetta provenienza» (o «incauto acquisto») ma di «ricettazione» deve ritenersi responsabile chi, consapevolmente, acquista uno scooter apparentemente in ottimo stato ma con telaio appartenente a un mezzo rubato se non sa dare spiegazioni alla richiesta dei documenti di acquisto. Sicuramente non è possibile fondare la inconsapevolezza della origine furtiva del ciclomotore sulle circostanze che lo stesso non presentasse all’atto dell’acquisto alcuna contraffazione, o, comunque, un segno attestante la sua provenienza delittuosa.


[1] Art. 712 cod. pen.

[2] Art. 648 cod. pen.

[3] C. App. Perugia, sent. n. 252/15.

[4] Cass. sent. n. 6684/1995.

 


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