Cosa rischio se parlo male dell’ex coniuge al figlio?
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24 Ott 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Cosa rischio se parlo male dell’ex coniuge al figlio?

Il Tribunale di Roma e la Cassazione decidono per la condanna di chi mette i figli contro l’ex. Si rischia la maxi-multa ma anche l’affidamento.

 

Vuoi parlare male dell’ex coniuge al figlio? Prepara il libretto degli assegni. Senza entrare nel merito di quanto possa essere educativo o meno, dipingere l’ex marito o l’ex moglie come un mostro davanti al proprio figlio può costare 30.000 euro di multa. Così si è espresso il Tribunale civile di Roma, che ha condannato una donna a pagare un risarcimento per avere detto al suo bambino che il padre, dal quale aveva divorziato, è di tutto tranne che carino [1].

I giudici capitolini hanno ritenuto che non è accettabile esprimere pareri critici e polemici nei confronti dell’ex davanti ai figli, anzi: deve cercare di mantenere nella testa dei suoi bambini un corretto equilibrio per quanto riguarda il rapporto con entrambi i genitori, evitando di escludere il rapporto tra il figlio ed il genitore che non abita più con lui.

Nel caso riportato davanti al Tribunale di Roma, la madre, che aveva l’affidamento del minore, non solo non ha cercato di riavvicinare il bambino al padre, come sarebbe doveroso per la crescita equilibrata del ragazzino, ma anzi: ci ha messo del suo per screditare la figura del padre davanti agli occhi del figlio. Ora la legge si pronuncia in merito e ritiene questo comportamento sanzionabile con una maxi-multa. Ma il rischio non è solo questo.

 

 

Parlare male dell’ex coniuge al figlio: rischio di perdere l’affidamento

Può succedere anche che se un genitore ha ottenuto l’affidamento del figlio, dopo una separazione o un divorzio, e parla male al bambino dell’ex coniuge perda l’affidamento stesso. La Cassazione si è pronunciata in questa direzione [2] sul caso di un padre di Catania che aveva ottenuto ogni ben di Dio dopo il divorzio: affidamento dei figli, assegnazione della casa coniugale e assegno della ex moglie che, per ordine del giudice, poteva vedere i bambini con il contagocce. Ebbene, l’uomo ha perso tutto dopo che una perizia psichiatrica dell’Asl aveva accertato nei figli una sindrome da alienazione parentale con danno irreparabile per la privazione del rapporto con la madre. In pratica, il padre faceva di tutto pur di tenere lontani i bambini dall’ex moglie, compresi commenti poco edificanti nei confronti della donna.

 

 

Parlare male dell’ex: risarcimento del danno anche al figlio

Non è la prima volta che la Cassazione si pronuncia sui rapporti avvelenati tra ex coniugi e riversati in qualsiasi modo sui figli. Già nel 2012, la Suprema Corte, con una sentenza tanto originale quanto (quasi) storica [3], aveva punito severamente una donna che aveva provocato nella figlia la sindrome di alienazione parentale dicendone di ogni sorta sull’ex marito. Perfino che l’uomo aveva abusato della ragazzina. Tanto era stato l’odio riversato, e appurato dalla Cassazione, che i giudici avevano condannato la donna ad un risarcimento esemplare: 15.000 euro all’ex marito e 20.000 euro alla figlia. Anche la piccola, infatti, aveva subìto un danno psicologico non indifferente e difficile da collocare in una mente non matura come quella di una minorenne.


La sentenza

Tribunale di Roma, sez. I Civile, sentenza 9 settembre – 11 ottobre 2016, n. 18799
Presidente Mangano – Relatore Galterio

La parte ricorrente (che ha richiamato la memoria ex art. 183 c.p.c. n. 1): Confermare la pronuncia dello scioglimento del matrimonio civile tra le parti ed ordinari all’Ufficiale di Stato Civile del Comune di-Roma di procedere alla relativa annotazione; prendere atto che il figlio con il consenso di entrambi i genitori, frequenta l’Istituto e, pertanto, confermato il collocamento presso la casa materna nei periodi non scolastici, disporre che in virtù dell’età e degli attuali studi all’estero, posto un regime di affidamento condiviso, possa prendere direttamente accordi con il padre riguardo i di lui diritti di frequentazione; assumere i provvedimenti necessari al fine della serenità e tutela del minore stabilendo un regime di affidamento esclusivo in capo alla signora con conferma del collocamento del bambino presso la madre; disporre che il sig. contribuisca al mantenimento dei figli corrispondendo alla signora  l’importo onnicomprensivo di € 12.000,00, in via anticipata, entro il 5 di ogni mese per 12 mensilità con decorrenza dalla data del deposito del ricorso introduttivo; confermare il provvedimento ai sensi e per gli effetti dell’art. 156 c.c. pronunciato

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[1] Trib. Roma, sent. n. 18799/2016

[2] Cass. sez. civ. I, sent. . 5847/2013.

[3] Cass. sent. n. 7452/2012.

 

Autore immagine: Pixabay.com

 


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