Ape sociale, chi rientra nell’agevolazione?
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20 Ott 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Ape sociale, chi rientra nell’agevolazione?

Assisto due familiari invalidi al 100% beneficiari Legge 104: a 63 anni posso uscire dal lavoro con l’Ape agevolata  se prenderò più di 1500 euro di pensione?

 

Con la nuova Legge di stabilità 2017, sarà possibile rientrare nella cosiddetta Ape sociale, cioè nell’anticipo pensionistico a costo zero, per particolari categorie di lavoratori: il prestito pensionistico erogato dalla banca per anticipare il trattamento, in questo caso, non è coperto dalle rate, cioè dalle penalizzazioni sulla pensione, ma dallo Stato, in base ad erogazioni dirette o a sgravi fiscali.

Per uscire dal lavoro con l’Ape, sono generalmente necessari 63 anni di età (quindi, l’anticipo massimo rispetto ai requisiti per la pensione di vecchiaia è pari a 3 anni e 7 mesi, dato che il requisito sarà pari a 66 anni e 7 mesi e uguale per tutti, dal 2018) e 20 anni di contributi.

Per accedere all’Ape sociale, però, sono necessari 30 o 36 anni di contributi, a seconda della categoria a cui appartiene il lavoratore.

 

 

Ape sociale con 30 anni di contributi

Sono necessari 30 anni di contributi, per poter domandare l’Ape agevolata, per le seguenti categorie:

  • lavoratori invalidi (in merito a questa categoria non è ancora nota la percentuale d’invalidità richiesta);
  • lavoratori che assistono un parente di 1° grado convivente con disabilità;
  • lavoratori disoccupati di lungo corso privi di ammortizzatori sociali.

 

 

Ape sociale con 36 anni di contributi

Sono invece necessari almeno 36 anni di contributi, per raggiungere l’Ape sociale, per i lavoratori addetti a mansioni particolarmente gravose: si ritiene che rientrino nella categoria, oltre agli addetti a lavori usuranti e ai turni notturni che già beneficiano di un particolare tipo di pensione di anzianità, anche nuove categorie di soggetti, tra cui gli infermieri, le maestre di asilo, gli operai del settore edile e gli autisti.

Il Governo, nella stesura finale della Legge di bilancio, potrebbe comunque decidere di «alzare l’asticella» e di elevare il requisito contributivo di 36 anni per tutti.

 

 

Ape sociale: requisito di reddito

Veniamo ora al requisito di reddito, che deve essere inferiore a 1.500 euro mensili: effettivamente, così come esposta, la nozione di reddito è piuttosto vaga. Bisogna allora far riferimento ai precedenti comunicati stampa diffusi in merito all’Ape, che, parlando di soglie di reddito, si sono sempre riferiti alla futura pensione mensile.

Pertanto, a meno che nella stesura definitiva della Legge di bilancio non si «cambino le carte in tavola» e per reddito s’intenda il reddito complessivo (cioè la somma di tutti i redditi del contribuente), per capire se si ha diritto, o meno, all’Ape Agevolata è necessario effettuare un calcolo della futura pensione e valutare se l’ammontare lordo mensile (vanno considerate 13 mensilità) superi o meno 1.500 euro.

 

 

Ape: calcolo della pensione

La pensione deve essere calcolata, in particolare:

  • con il metodo retributivo sino al 31 dicembre 2011, per chi a tale data possiede oltre di 18 anni di contributi e successivamente con il metodo contributivo;
  • con il metodo retributivo sino al 31 dicembre 1995, per chi a tale data possiede meno di 18 anni di contributi e successivamente con il metodo contributivo.

Per chi non possiede contributi versati al 31 dicembre 1995, il calcolo è integralmente contributivo: si ritiene, però, che i soggetti a tale sistema di calcolo non possano accedere all’Ape, in quanto la penalizzazione sarebbe calcolata sulla sola quota retributiva della pensione.

I «contributivi puri», comunque, possono già accedere a una particolare pensione anticipata, che richiede 20 anni di contributi, 63 anni e 7 mesi di età e un assegno non inferiore a 2,8 volte l’assegno sociale.

 

 

Ape volontaria: penalizzazioni

Nell’ipotesi in cui si superi la soglia mensile di 1.500 euro di pensione lorda, è possibile comunque fruire dell’Ape volontaria, che comporta, però, una penalizzazione media dell’assegno di pensione pari al 4,6%- 4,7% per ogni anno di anticipo, in base alle notizie provvisoriamente pervenute.

È possibile diminuire tale penalizzazione, comunque:

  • nel caso in cui il lavoratore aderisca alla previdenza complementare: in questo caso, il fondo di previdenza integrativa erogherebbe una rendita temporanea anticipata, la Rita, che, a seconda del capitale accantonato, potrebbe coprire integralmente il prestito Ape, o almeno parzialmente;
  • nell’ipotesi in cui l’interessato rientri in un piano di esodo aziendale: in quest’ipotesi, l’azienda potrebbe coprire parte del prestito Ape con dei contributi, abbattendo così le penalizzazioni in base al contributo erogato;
  • nel caso in cui il lavoratore richieda un assegno Ape ridotto, cioè un prestito-ponte (tra l’uscita dal lavoro e la maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia) inferiore al 95% della futura pensione: in tale ipotesi, a fronte di un periodo di disagio, nel quale beneficerebbe di un assegno ridotto, l’interessato si ritroverebbe con penalizzazioni minime sulla pensione.

 


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