Danni da una dieta sbagliata: c’è il risarcimento?
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21 Ott 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Danni da una dieta sbagliata: c’è il risarcimento?

Solo un medico può prescrivere una dieta o un intervento per dimagrire. Ma con quali rischi? E se sbaglia? Come ottenere un risarcimento del danno?

 

Riuscire a perdere peso è il sogno di chiunque si guardi allo specchio e non osi mettersi di profilo. A volte è la salute (cuore, diabete, problemi respiratori) ad imporci di regolarci un po’ con il mangiare e di tornare in forma. A volte, invece, vogliamo solo piacerci (e piacere agli altri) un po’ di più.

In entrambi i casi, però, bisogna stare attenti alla dieta che si intende seguire. Non tutte le diete vanno bene per chiunque: ogni organismo reagisce in modo diverso. E alcune possono fare più male che bene. Molto male: c’è chi, anziché i chili in più, ci ha rimesso la vita.

Fare di testa propria non sempre è la soluzione migliore. Seguire il consiglio di un esperto sarebbe quella più adeguata. Purché sia un medico. Un’ordinanza firmata nel 2011 dal Tribunale di Roma e confermata due anni dopo dalla Cassazione [1] stabilisce che chi non è medico non può prescrivere una dieta. Questo percorso, sottolineano i giudici, è una vera e propria cura destinata ad una persona malata. Stop, quindi, a professionisti sprovvisti di laurea.

Ma se il medico sbaglia, si può chiedere e ottenere un risarcimento?

Partiamo dal fatto che ci sono diversi sistemi consigliati per dimagrire e che ciascuno ha il proprio rischio: da quello più comune, cioè la dieta alimentare, al bendaggio o al bypass gastrico.

 

 

I rischi della dieta alimentare

La dieta ipocalorica è una delle soluzioni più drastiche, adottata da chi vuole perdere peso velocemente. Prevede di non assumere più di 800/1000 calorie al giorno, ma non nasconde qualche pericolo, soprattutto se contiene una fase di digiuno totale. Le diete troppo ipocaloriche che non rispettano il regolare fabbisogno di sostanze nutrienti possono comportare (spesso nelle persone già a rischio come gli anziani) delle conseguenze: dalla perdita di massa magra (il tipico aspetto sciupato in viso, ad esempio) a danni più gravi e talvolta irreversibili su alcuni apparati del nostro organismo: riduzione della glicemia e quindi aumento della stanchezza, della fame e dell’affaticamento, aumento dell’acido urico, riduzione del ferro e, quindi, rischio di anemia, riduzione dell’acqua nel sangue che porta all’ipotensione arteriosa e alla disidratazione cellulare. Il rischio più importante è quello dell’insufficienza cardiaca congestizia per la possibile atrofia della parte muscolare del cuore, che non riesce più a lavorare come dovrebbe e che, di conseguenza, può provocare gravi aritmie fino ad arrivare alla morte improvvisa. Insomma, una persona potenzialmente debole come un anziano o chi ha già del valori nel sangue non proprio brillanti deve tenere conto di questi rischi. E’ opportuno, dunque, non fidarsi delle diete che stabiliscono un certo apporto di calorie a priori, senza tenere conto del fisico di chi intende seguirla.

C’è, poi, chi si orienta verso la dieta povera di carboidrati a beneficio di un maggiore apporto di proteine. Anche qui, i rischi non mancano. Secondo un team di ricercatori della Beth Israel Deaconess Medical Center, che fa capo alla Scuola Medica di Harvard, pochi carboidrati e tante proteine portano ad un aumento significativo dell’arteriosclerosi con un conseguente aumento dei rischi cardiovascolari, infarto in particolare. Inoltre, continuano i ricercatori, questa dieta potrebbe compromettere la capacità dell’organismo di vascolarizzare nuovamente i tessuti che sono stati privati del flusso sanguigni a causa dell’infarto.

 

 

I rischi del bendaggio e del bypass gastrico

Spesso le persone obese non ne voglio sentire di mangiare di meno o di mangiare diverso. Per questo ricorrono a delle soluzioni estreme per perdere peso, come quelle del bendaggio o del bypass gastrico. Tecniche che richiedono un intervento chirurgico.

Il bendaggio gastrico è una procedura che riduce la capacità dello stomaco allo scopo di diminuire l’assunzione di cibo. Costringe, in altre parole, a mangiare di meno. Il chirurgo colloca il bendaggio attorno alla bocca dello stomaco, restringendola. Quali sono i rischi? Possono presentarsi ostruzioni intestinali, ulcere, malnutrizione, depressione, gravi danni allo stomaco, calcoli biliari e gastrite.

 

Chi possono essere i responsabili di questi danni? Il chirurgo, l’anestesista e lo staff medico. Il paziente che ha avuto questi problemi dopo un bendaggio gastrico possono chiamarli in causa dopo aver accertato che il danno è stato provocato da negligenza medica. E’ possibile chiedere il risarcimento dei danni fisici e psichici e anche della perdita di salario, se fosse il caso.

Lo ha stabilito in più occasioni la Corte di Cassazione che, giusto per completezza, ha anche sancito che, in caso di ritardo nel risarcimento del danno morale, va riconosciuto pure il lucro cessante [2], cioè il mancato guadagno provocato dal ritardo nel risarcimento.

Non si escludono dei rischi gravi anche dopo la procedura del bypass gastrico. Le complicazioni più frequenti sono polmonite, problemi legati alla digestione e coaguli di sangue negli arti inferiori che, attraverso la circolazione sanguigna, possono raggiungere i polmoni. Problemi che possono mettere in pericolo la vita del paziente e che, in molte occasioni, sono causati da un ritardo nell’identificare e diagnosticare le possibili conseguenze dell’intervento. Idem come sopra: appurato che la responsabilità è stata del medico, è possibile chiedere un risarcimento dei danni fisici e morali.

 

 

Danni dalle diete: responsabilità del medico e risarcimento

Ricapitolando: i danni provocati dalle diete sbagliate sono sì di tipo fisico ma anche morale. E se sono causati da una prescrizione errata o da un’operazione fatta male, appurato che solo un medico può metterci la firma su una dieta o su un intervento chirurgico, quando sorge un problema grave che causa un danno si è di fronte ad un caso di malasanità. Per il quale il risarcimento esiste eccome.

Il diritto al risarcimento del danno sorge quando, in seguito a un intervento medico  effettuato con imperizia e/o negligenza, la persona sottoposta a quella prestazione sanitaria subisce un aggravamento della propria condizione ovvero una nuova patologia.

 

Per quanto riguarda la responsabilità del medico, c’è da fare un distinguo:

  • che il medico abbia stipulato con il paziente un contratto d’opera professionale (in questo caso la prescrizione di una dieta), distinto dal contratto di spedalità. Pare ovvio che sia il medico a provocare il danno al paziente. Quest’ultimo dovrà provare l’inadempimento o inesatto adempimento del medico. Come? Presentando in Tribunale la documentazione necessaria, tra cui non possono mancare gli accertamenti clinici fatti prima e dopo l’inizio della dieta, oltre alla dieta stessa, e gli esami che attestano la presenza di complicazioni derivate dalla prescrizione del medico. Il paziente avrà dieci anni di tempo per agire.
  • che il medico non abbia stipulato alcun contratto e l’unico legame tra i due è dato dalla struttura sanitaria in cui il paziente è ospitato e il secondo opera. In questo caso, la responsabilità si baserebbe sul contatto, cioè sul legame che il medico ha instaurato con il paziente nell’ambito della struttura sanitaria alla quale si è rivolto, in questo caso, per un bendaggio o un bypass gastrico.

Di conseguenza, chi pensa di avere subìto un danno in seguito di una dieta prescritta da un medico, oggi è tenuto a dimostrare le proprie ragioni facendo riferimento alle regole che disciplinano il rapporto contrattuale.

Il paziente può, comunque, chiedere e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali che ha subìto. Dovrà, come detto, dimostrare il nesso tra la prescrizione del medico, in questo caso la dieta, e le conseguenze che quella prescrizione hanno avuto sulla sua salute. Il paziente sappia che il medico farà altrettanto per dimostrare che non sono stati i suoi consigli a danneggiare la salute del paziente.


[1] Cass. sent. n. 15006/2013.

[2] Cass. sez. III, sent. n. 16047/2012.

 

Autore immagine: Pixabay.com

 


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