Ape con part time
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21 Ott 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Ape con part time

Anticipo pensionistico a metà per i lavoratori che chiedono il part time a 63 anni: chi può richiederlo, come funziona, penalizzazioni sulla pensione.

 

Ape «a metà» per chi non se la sente di uscire dal lavoro a 63 anni con la penalizzazione piena sulla pensione: è questa l’ultima novità appena resa nota dal Governo. In pratica, l’assegno Ape, per l’anticipo pensionistico, potrà essere erogato anche a chi non cessa la propria attività, ma decide di ridurre l’orario contrattuale. In questo modo, il lavoratore, pur utilizzando il part time, potrà fruire dello stipendio pieno e le penalizzazioni sulla futura pensione saranno ridotte in proporzione alla riduzione del prestito-ponte.

Ma andiamo per ordine e cerchiamo di fare chiarezza su quest’ultima novità.

 

 

Ape part time: chi può richiederlo

L’Ape part time potrà essere richiesta dai lavoratori:

  • che abbiano compiuto 63 anni di età;
  • che possiedano almeno 20 anni di contributi;
  • la cui futura pensione non sia inferiore a 1,4 volte il trattamento minimo, cioè a 702,65 euro.

 

 

Ape part time: come funziona

L’Ape part time consisterà in un anticipo pensionistico ridotto: in pratica, il prestito-ponte (cioè il prestito che fa da «ponte» tra l’uscita dal lavoro e la maturazione dei requisiti della pensione di vecchiaia, in questo caso tra la riduzione dell’orario e la maturazione dei requisiti della pensione di vecchiaia) servirà a coprire non l’assenza di stipendio, ma le ore lavorate in meno.

Quindi, anziché ammontare al 95% della futura pensione, l’Ape ammonterà a una percentuale ridotta, ad esempio il 50%, in  caso di orario lavorativo dimezzato.

Per semplificare, grazie all’Ape il lavoratore avrà uno stipendio pieno, o quasi, a fronte del lavoro part time.

Non è stato ancora reso noto nulla in merito ai contributi previdenziali, ma si pensa che sarà attivato lo stesso sistema già in uso per il part time agevolato, grazie al quale sarà accreditata la contribuzione piena nonostante il lavoro a tempo parziale, per non penalizzare la quota retributiva della pensione e continuare a incrementare la quota contributiva.

La quota calcolata col sistema retributivo, difatti, si basa sule ultime annualità di stipendio: ciò vuol dire che un taglio delle ultime retribuzioni del lavoratore va drasticamente a diminuire la retribuzione pensionabile.

Non si ancora, comunque, se l’integrazione alla contribuzione piena sarà a carico del lavoratore, quindi se entrerà a far parte del prestito richiesto alla banca, oppure se sarà a carico dello Stato o dell’azienda (quest’ultima ipotesi è molto probabile per i lavoratori a rischio esubero).

 

 

Ape part time a carico dell’azienda

Accanto all’Ape part time volontaria ci sarà un’altra Ape part time, decisa dall’azienda: l’impresa, in pratica, a seguito di piani di ristrutturazione aziendale, potrà «prepensionare a metà» i lavoratori, facendosi carico di parte dell’Ape part time e dell’integrazione della contribuzione. L’azienda, cioè, potrebbe coprire una parte del prestito per integrare stipendio e contributi dei lavoratori, facendo in modo che la futura penalizzazione della pensione sia minima o nulla.

 

 

Ape part time: le penalizzazioni

In merito alle penalizzazioni sulla pensione, dimezzandosi l’Ape appare logico che, di conseguenza, si dimezzi anche il prestito necessario, dunque le rate per restituirlo, corrispondenti alla penalizzazione.

Ipotizzando un’Ape utile a integrare lo stipendio per un part time del 50%, ad esempio, la penalizzazione ammonterebbe a circa il 2,3- 2,4% della pensione.

Ad ogni modo, il Governo ha annunciato che, in merito all’Ape volontaria, le penalizzazioni peseranno di meno grazie alla detrazione fiscale del 50% della quota interessi pagata.

In parole semplici, la parte della penalizzazione sulla pensione che corrisponde alla restituzione degli interessi del prestito sarà «restituita a metà» dallo Stato attraverso la dichiarazione dei redditi.


 


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