Come cambiare nome e cognome?
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24 Ott 2016
 
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Carlos Arija Garcia
 


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Come cambiare nome e cognome?

Inde Licato o Santo Campo devono comunicare al Prefetto la loro intenzione di cambiare generalità. Il quale, davanti all’evidenza, cederà alla loro richiesta.

 

Provate a sedervi sui banchi di scuola, quando avete 6 anni, e sottoporvi all’appello: «Nella Nebbia. Perla Madonna. Assunta Licenziata. Guido Di Rado. Angelo Benedetto». Fino ad arrivare ai doppi sensi che abbondano ma che, per bon ton, non oso riportare. Avreste il coraggio di dire «presente» prevedendo la risata generale in aula? Non cambierebbe nulla alle medie, alle superiori, fino ad arrivare al mondo del lavoro. Un peso che nemmeno Benedetto Crocifisso riuscirebbe a sopportare, con buona pace dei genitori che non hanno badato al malefico abbinamento. Quando le proprie generalità diventano insopportabili, come cambiare nome e cognome? O almeno uno dei due?

Si può fare. Non solo perché l’abbinamento possa sembrare…come dire, inopportuno per non dire ridicolo. Ma anche perché si vuole togliere dalla propria carta di identità un cognome in cui non ci si riconosce, magari per un passato spiacevole che si desidera cancellare dalla propria vita.

C’è un Regolamento per la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile [1] che consente a Bruno Orso di cambiare nome e cognome, cioè di chiamarsi (è solo il tipico esempio) Mario Rossi.

 

La prima cosa che deve fare Bruno (o Abdenago, Anempotista o Anemisiano) per cambiare nome e cognome è ottenere l’autorizzazione del Prefetto della provincia in cui si risiede o di quello della circoscrizione in cui è ubicato l’ufficio di stato civile in cui è registrato l’atto di nascita. Qui i fratelli Rivo, Luzio e Nario devono fare richiesta di cambiare nome e cognome (o sono uno dei due) in apposita istanza in bollo. Il Prefetto prende con sé le informazioni sulla domanda. Se la richiesta di Vita Mortovivo o di Felice Porco appare meritevole di essere presa in considerazione (e come non potrebbe, uno si domanda?) il richiedente è autorizzato dal Ministero dell’Interno a far affiggere all’albo pretorio del Comune di nascita e del Comune di residenza un avviso contenente il sunto della domanda. Insomma, deve rendere pubblico il motivo per cui vorrebbe cambiare nome e cognome e non chiamarsi più Domenica Della Pasqua o Franco Bolli. L’avviso deve restare pubblico per 30 giorni consecutivi.

 

Per i minori la domanda va redatta e sottoscritta da entrambi i genitori. Potevano pensarci prima, ma nella vita c’è sempre una seconda opportunità per tutti.

 

Se l’interessato è nato e residente all’estero, l’affissione deve essere effettuata solo all’albo dell’ufficio consolare in cui risiede il richiedente.

 

Se l’interessato è residente all’estero, ma nato in Italia, l’affissione deve essere effettuata oltre che all’albo dell’ufficio consolare, anche all’albo pretorio del Comune di nascita.

 

Se, infine, l’interessato a cambiare nome e cognome è nato all’estero, ma residente in Italia, l’affissione deve essere effettuata solo all’albo pretorio del Comune italiano di residenza.

 

Qualcuno (?) potrebbe opporsi alla domanda di Maria Vergine. Può farlo con atto trasmesso al Prefetto entro e non oltre 30 giorni dalla data dell’ultima affissione o notificazione. Trascorso questo tempo, Elia Profeta può presentare alla Prefettura competente un esemplare dell’avviso con la relazione che attesta la eseguita affissione e la sua durata. Il Prefetto, accertata la regolarità delle affissioni e vagliate le eventuali opposizioni, provvede ad emanare il decreto di concessione al cambiamento delle generalità richieste.

Le richieste – avverte il Ministero dell’Interno – devono rivestire carattere eccezionale (vai a spiegarlo a Giuseppe Parlapoco Di Dio) e sono ammesse esclusivamente in presenza di situazioni oggettivamente rilevanti (può bastare chiamarsi Maria Tanga Madonna?), supportate da adeguata documentazione e da significative motivazioni (tipo rispondere al nome Benedetto Cristo).

«In nessun caso – prosegue il Viminale – può essere richiesta l’attribuzione di cognome di importanza storica o comunque tali da indurre in errore circa l’appartenenza del richiedente a famiglie illustri o particolarmente note nel luogo in cui si trova l’atto di nascita del richiedente o nel luogo di sua residenza». Insomma, non è permesso a una milanese chiedere di chiamarsi Madonnina D’Oro Visconti o a un romano di vantare le generalità di Imperatore Augusto Vaglia di Seta. Per dire.

 

Nota bene: Tutti i nomi citati – verso i quali nutro il Massimo Rispetto – sono reali, tratti da nuovi o vecchi elenchi telefonici.


[1] DPR 396/2000 modificato dal DPR 54/2012.

 


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