Mediazione tributaria: procedimento
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22 Ott 2016
 
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Mediazione tributaria: procedimento

La trattazione dell’istanza da parte della struttura competente, l’esame preliminare dell’istanza, l’accoglimento dell’istanza, la valutazione della mediazione.

 

La trattazione dell’istanza da parte della struttura competente

Una volta presentato il ricorso-reclamo, lo stesso verrà trattato dalla competente struttura di cui al precedente par.   2.2.8.

Come già chiarito, la fase amministrativa introdotta dal reclamo consente all’Ufficio di esaminare preventivamente la controversia, al fine di verificare se sia possibile evitare il giudizio, anche attraverso la conclusione di un accordo di mediazione.

A tal fine, come precisato dall’Agenzia delle Entrate nella circolare n.9/E/2012  «…successivamente alla presentazione dell’istanza, l’Ufficio procede secondo le modalità di seguito sinteticamente illustrate:

 

—   in primo luogo, è necessario esaminare se sussistono i presupposti i requisiti fissati dall’art. 17bis del d.lgs. 546/1992 per la presentazione dell’istanza;

 

—   occorre quindi verificare la fondatezza dei motivi in base ai quali l’istante contesta l’atto impugnato, chiedendone l’annullamento to- tale o parziale ovvero chiedendo la rideterminazione della pretesa;

 

—   se non sussistono i presupposti per un annullamento dell’atto impugnato, l’Ufficio valuta la proposta di mediazione eventualmente formulata dal contribuente;

 

—   in assenza di proposta formulata dal contribuente, l’Ufficio valuta comunque la possibilità di pervenire a un accordo di mediazione; a tal fine, se del caso dopo aver invitato il contribuente al contraddittorio, può formulare — se ne ravvisa i presupposti – una motivata proposta di mediazione, completa della rideterminazione della pretesa, ai sensi del comma 8 dell’art. 17bis;

 

—   qualora non si ravvisino i presupposti per la conclusione di una mediazione previa rideterminazione della pretesa, l’Ufficio formula una proposta di mediazione che consenta al contribuente di accettare l’intero importo del tributo, accertato con l’atto impugnato, al solo fine di beneficiare della conseguente riduzione delle sanzioni irrogate;

 

—   in tutti gli altri casi, l’Ufficio provvede al diniego».

 

 

L’esame preliminare dell’istanza

La competente struttura dell’Ufficio e/o Ente impositore, in via preventiva, verifica che l’istanza contenga tutti gli elementi necessari ai fini della sua trattazione.

 

In ragione della sostanziale coincidenza tra il contenuto dell’istanza e dell’eventuale ricorso, ora codificata dal nuovo art.17bis («il ricorso produce anche gli effetti di un reclamo») nell’esaminare la stessa l’ufficio competente valuta la configurabilità di motivi di inammissibilità del ricorso giurisdizionale ai sensi dell’art. 18 del d.lgs.546/1992. Occorre, peraltro, far presente che i profili di inammissibilità del ricorso, ove riferiti all’istanza di mediazione in esame, assumono una rilevanza diversa, da valutare in relazione alla natura amministrativa del procedimento cui essa dà impulso e si inserisce, improntato a minor rigore  formale.

 

In tal senso, è di ostacolo alla trattazione dell’istanza, in aggiunta alla tardi- va presentazione della stessa, solo la carenza di quei requisiti, individuabili caso per caso, che impediscono di attribuire l’istanza al contribuente (esempio, mancanza di sottoscrizione) ovvero che non consentono di individuarne  l’oggetto.

 

Nei predetti casi, l’ente impositore rigetterà l’istanza per assoluta inammissibilità: ciò determinerà anche l’inammissibilità del ricorso eventualmente proposto senza che possa considerarsi assolto l’onere di attivare la fase di mediazione.

 

Al di fuori delle fattispecie appena individuate, l’istanza può essere comunque ammessa alla trattazione e quindi costituire valido impulso di un procedimento che — come si è detto — deve risultare funzionale a soluzioni legittime che l’ente impositore dovrà affermare anche indipendentemente dal contenuto dell’istanza.

L’assenza di una motivata proposta di mediazione da parte del contribuente, prevista in via eventuale, non costituisce motivo di rigetto dell’istanza. Anche nei casi di palese inammissibilità, l’istanza può comunque essere trattata come una richiesta di autotutela.

 

Resta inteso che, configurandosi un motivo di inammissibilità del ricorso ai sensi dell’art. 18 del d.lgs. 546/1992 (ad esempio, sottoscrizione del ricorso-reclamo — di valore pari o superiore a 3.000 euro — da parte del contribuente anziché del difensore ai sensi dei commi 3 e 4 dell’art. 18 del d.lgs. 546/1992), il contribuente interessato a prevenire la pronuncia giurisdizionale di inammissibilità, può porvi rimedio contestualmente o — se ammesso — anche dopo la costituzione in  giudizio.

 

Ove l’istanza sia improponibile perché la controversia non rientra nell’ambito di applicazione dell’art. 17bis del d.lgs. 546/1992, i termini di costituzione in giudizio si computano nei modi ordinari previsti dall’art. 22 del medesimo decreto.

 

 

L’istanza è improponibile, ad esempio, in caso di   impugnazioni:

 

—   di valore superiore a 20.000  euro;

—   di valore indeterminabile, eccetto quelli previsti dall’art.2, comma 2, d.lgs. 546/92;

—   riguardanti atti non impugnabili;

—   di atti notificati prima del 1° aprile  2012;

—   di rifiuti taciti di rimborso con riferimento ai quali alla data del 1° aprile 2012 siano già decorsi novanta giorni dalla presentazione della domanda di rimborso;

—   riguardanti recupero di aiuti di Stato;

—   di provvedimenti emessi ai sensi dell’art. 21 («Sanzioni accessorie») del d.lgs.  18  dicembre  1997,  n. 472;

—   riguardanti istanze di cui all’art. 22 (Ipoteca e sequestro conservativo) del  d.lgs.  472/1997;

—   del diniego della chiusura delle liti fiscali «minori» pendenti prevista dall’art. 39, comma 12 del d.l. 98/2011.

 

 

L’accoglimento dell’istanza

Ove le motivazioni dell’istanza giustifichino l’annullamento dell’atto in via di autotutela, l’Ufficio porta a conoscenza del contribuente il provvedimento  di accoglimento dell’istanza.

 

Allo stesso modo, l’Ufficio accoglie l’istanza del contribuente quando ritiene che i presupposti del rimborso richiesto siano sussistenti. L’accoglimento dell’istanza volta all’ottenimento del rimborso conseguente all’annullamento dell’atto o al riconoscimento del diritto al rimborso determina senz’altro il venir meno dell’interesse ad agire in giudizio e rende, pertanto, inammissibile l’eventuale ricorso giurisdizionale.

 

 

Inammissibilità

Ciò è stato confermato dalla sentenza n. 348/2015 della CTP di Reggio Emilia, depositata il 25 agosto 2015. Nel caso di specie, un contribuente aveva presentato un’istanza di reclamo, accolta integralmente con annullamento dell’atto impositivo notificato al 90° giorno, mediante PEC, avverso un accertamento dell’Agenzia delle entrate. Il contribuente, il giorno seguente (ossia il 91°) si era costituito in giudizio depositando presso la CTP il ricorso.

L’Agenzia delle entrate si era costituita a sua volta, rilevando l’inammissibilità del ricorso, perché presentato avverso un avviso di accertamento già annullato in  fase  di  mediazione, e richiedendo l’estinzione del processo per inesistenza della materia del contendere e la condanna del ricorrente alle spese del giudizio, maggiorate ex lege del 50%. Il collegio confermava l’inammissibilità del ricorso per- ché di fatto presentato avverso un atto inesistente, in quanto annullato dalla stessa Agenzia delle entrate e accoglieva la richiesta di condanna alle spese.

 

Si rileva, peraltro, che eventuali controversie successivamente instaurate, nonostante l’accoglimento dell’istanza avente ad oggetto una richiesta di rimborso, rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario.

 

 

La valutazione della mediazione

Accertata l’ammissibilità dell’istanza e verificata l’impossibilità di procedere a un annullamento dell’atto impugnato, l’Ufficio valuta attentamente, anche in assenza di proposta formulata dal contribuente, la sussistenza dei seguenti presupposti per la mediazione, individuati dal comma 8 dell’art.  17bis:

 

  1. incertezza delle questioni controverse;
  2. grado di sostenibilità della pretesa;
  3. principio di economicità dell’azione amministrativa.

 

Tale valutazione preventiva deve essere condotta con l’intento di addivenire alla mediazione ogniqualvolta, in previsione di una sentenza di primo grado sfavorevole o parzialmente sfavorevole, non siano  ravvisabili i presupposti per la prosecuzione in appello del  contenzioso.

In definitiva, le valutazioni assunte dall’Ufficio rappresentano le linee di indirizzo per la coerente gestione non solo della mediazione, ma anche dell’eventuale successiva fase del contenzioso.

 

 

L’incertezza della questione controversa

L’Agenzia delle Entrate nella citata circolare n. 9/E/2012 ha sostenuto che «… nell’eventualità che la posizione assunta nell’atto impugnato contrasti con siffatto orientamento giurisprudenziale si rende opportuno favorire un accordo di mediazione, sulla base dell’eventuale proposta formulata dal contribuente o, diversamente, elaborata dall’Ufficio.

In assenza di prassi amministrativa e di pronunce della Suprema Corte, la proposta di mediazione sulla questione giuridica può essere motivata sulla base della presenza di un orientamento delle Commissioni tributarie, favorevole alle posizioni espresse dal contribuente, se del caso tenuto conto altresì degli altri due criteri della sostenibilità della pretesa in giudizio e dell’economicità dell’azione amministrativa».

L’Ufficio procede con la fase di vera e propria mediazione ogniqualvolta, in caso di possibile esito sfavorevole o parzialmente sfavorevole del contenzioso, non siano ravvisabili i presupposti per la prosecuzione in appello del- la controversia.

Per converso, ciò comporta che la pretesa ritenuta sostenibile va difesa in ogni stato e grado del giudizio.

È il caso di precisare che, in adesione a preminenti esigenze di uniformità e imparzialità del comportamento degli Uffici, è esclusa la possibilità di mediare in relazione a questioni risolte in via amministrativa con apposito documento di prassi, cui gli Uffici devono necessariamente attenersi anche nella gestione delle relative controversie, a nulla rilevando l’eventuale contrario orientamento della giurisprudenza cui l’Amministrazione non abbia ancora prestato adesione.

 

 

Il grado di sostenibilità della pretesa

Tale criterio appare funzionale alla necessità che, nella trattazione della mediazione, l’Ufficio esamini le questioni di fatto basandosi sostanzialmente sul grado di sostenibilità della prova in giudizio della pretesa tributaria e sulla fondatezza degli elementi addotti dall’istante.

Si ritiene, in particolare, che la scarsa sostenibilità della pretesa sia sufficiente a motivare la mediazione su questioni di fatto.

Al riguardo, le valutazioni di opportunità, evidenziate nel precedente punto sotto il profilo delle questioni di diritto risolte dalla Cassazione, vanno estese alla giurisprudenza di merito relativamente alle questioni di fatto solleva- te nell’istanza di mediazione.

 

In sintesi, la proponibilità dell’accordo di mediazione è direttamente correlata, soprattutto per le questioni di fatto, al prevedibile esito sfavorevole del giudizio di merito. Va ulteriormente precisato che la giurisprudenza da prendere in considerazione è essenzialmente quella della Commissione tributaria provinciale e della Commissione tributaria regionale nelle cui circoscrizioni ha sede la Direzione, a condizione che sia condivisa o, nella negativa, a condizione che non possa essere utilmente contrastata con ricorso per cassazione.

In tale valutazione va considerato anche il rischio di soccombenza nelle spese di lite.

 

 

La limitazione di responsabilità

L’art. 39, comma 10 del d.l. 98/2011 dispone che «Ai rappresentanti dell’ente che concludono la mediazione o accolgono il reclamo si applicano le disposizioni di cui all’art. 29, comma 7, del d.l. 31 maggio 2010, 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122».

 

Nella specie, l’art. 29, comma 7, secondo periodo del d.l. 78/2010 prevede che «Con riguardo alle valutazioni di diritto e di fatto operate ai fini della definizione del contesto mediante gli istituti previsti dall’art. 182ter del Regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, dal d.lgs. 19 giugno 1997, n. 218, e dall’art. 48 del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, la responsabilità di cui all’art. 1, comma 1, della legge 14 gennaio 1994, n. 20, è limitata alle ipotesi di dolo».

 

Per effetto del combinato disposto delle norme da ultimo citate consegue che, con esclusivo riguardo alle valutazioni di diritto e di fatto operate ai fini delle conclusioni tratte a seguito dell’esame delle istanze di cui all’art. 17bis del d.lgs. 546/1992, la responsabilità dei funzionari, in sede di giurisdizione della Corte dei conti in materia di contabilità pubblica, è limitata ai fatti  e alle omissioni commessi con  dolo.

 

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