Intervento chirurgico: se non firmo il consenso informato?
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24 Ott 2016
 
L'autore
Emanuele Carbonara
 


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Intervento chirurgico: se non firmo il consenso informato?

Che succede se il paziente non firma il consenso informato? Si può chiedere il risarcimento anche se l’intervento è perfettamente riuscito?

 

Secondo la nostra Costituzione, nessuno può essere costretto ad un determinato trattamento sanitario, a meno che esso non sia imposto dalla legge. Il medico quindi, prima di sottoporre il paziente ad un’operazione, deve fargli firmare un documento con tutte le informazioni relative all’intervento che si andrà effettuare: sulla base di ciò, il paziente sceglie se affrontarlo o meno. Se l’informativa non è stata presentata dal medico, il paziente ha diritto, in presenza di determinate condizioni, al risarcimento del danno: vediamo come.

Il consenso informato, cos’è e come va prestato

Prima di ogni intervento chirurgico o trattamento sanitario, il medico è tenuto ad informare il paziente su tutto quello che c’è da sapere sull’operazione che si andrà ad effettuare. Ciò avviene attraverso la presentazione di un documento poi sottoscritto dal paziente stesso. Con la firma, quest’ultimo dà il consenso all’intervento, accettando tutti i rischi che questo comporta per la propria salute.

 

Lo scopo del consenso informato, pertanto, è quello di rendere edotto il paziente su ogni aspetto dell’operazione, affinché egli possa scegliere consapevolmente se affrontarlo o meno.

 

L’obbligo di istruire il paziente deriva direttamente dalla legge e, in particolare, dalla nostra Costituzione. Quest’ultima afferma, innanzitutto, che la libertà personale è inviolabile [1]: detta libertà, in particolare, va intesa sia in senso fisico che morale. In poche parole, ogni persona ha diritto di scegliere ciò che è meglio per sé, salvo che si tratti di soluzioni imposte dalla legge. Inoltre, si afferma che nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge [2].

 

Da quanto descritto, emerge chiaramente che il paziente deve essere sempre messo in condizione di valutare personalmente i pro e i contro dell’intervento chirurgico, al fine di scegliere se sottoporvisi o meno. L’obbligo, per il medico, di far firmare il consenso informato viene meno in sole due occasioni:

  • quando il trattamento sanitario è obbligatorio per legge;
  • quando l’intervento è urgente e non c’è alcuna possibilità di informare preventivamente il paziente sui rischi dello stesso.

Per consentire una giusta e completa valutazione e, quindi, una scelta ponderata, l’informazione presentata dal medico deve essere il più possibile analitica e dettagliata: essa deve istruire il paziente sui modi, luoghi e tempi dell’intervento, sui rischi per la salute, sulle conseguenze positive che esso comporterà, sulle eventuali alternative terapeutiche [3]. L’informativa deve essere ancor più precisa quando si tratta di operazioni chirurgiche non necessarie per la salute, ma meramente voluttuarie (si la chirurgia estetica). In questo caso, non essendoci vantaggi per la salute, occorre che il paziente sia particolarmente edotto sui rischi che l’intervento può comportare.

 

Il modulo di consenso informato, inoltre, deve essere il più possibile personalizzato, ossia redatto in base alla personalità del paziente, al suo livello culturale o al suo grado di specializzazione in materia [4]. Il paziente deve poter capire ciò che andrà a firmare: quindi (a meno che non sia egli stesso un medico), il linguaggio non deve essere tecnico, ma comprensibile.

 

Inoltre, il consenso non va firmato solo prima dell’intervento o del trattamento, ma ogni volta che emergano nuove esigenze terapeutiche e, conseguentemente, nuovi rischi per la salute. Ad esempio, se l’informativa era basata su un tipo di intervento e dopo, accorgendosi che la prima diagnosi era sbagliata, il medico decide per un’operazione totalmente diversa da quella programmata, sarà necessario che il paziente firmi un nuovo consenso informato [5].

Se non ho firmato il consenso, mi spetta il risarcimento?

Come si è visto, il medico è obbligato a far sottoscrivere al paziente il consenso informato. Con la firma, il paziente si accolla i rischi dell’intervento, esonerando il professionista da qualsiasi responsabilità in tal senso. Beninteso, il suddetto rischio non è quello dell’errore medico (per cui il sanitario sarà sempre responsabile), ma il rischio fisiologico che accompagna ogni specifica operazioni chirurgica, che di per sé può comportare conseguenze per la salute del paziente.

 

Se l’informativa è omessa (e il paziente non firma) il medico che si sostituisce illegittimamente al malato nello scegliere se operare o meno. In questo caso quindi, sarà il sanitario ad accollarsi i rischi non solo di un suo errore, ma anche delle naturali conseguenze patologiche che un intervento chirurgico può comportare.

 

Perciò, anche se l’intervento è perfettamente riuscito (e quindi è stato eseguito a regola d’arte), il medico sarà tenuto a risarcire il danno per non aver messo il paziente nelle condizioni di scegliere se sottoporsi o meno all’operazione: egli avrebbe potuto valutare eventuali alternative e conoscere prima i pericoli dell’intervento stesso [6].

Cosa bisogna provare per ottenere il risarcimento

Per poter ottenere il risarcimento, è necessario che l’omissione del consenso informato abbia provocato un danno per il paziente: non necessariamente un danno per la sua salute, ma ogni conseguenza negativa derivante dall’intervento chirurgico [7].

 

Tuttavia, occorre che il pregiudizio sia riconducibile al mancato consenso: in altri termini, il paziente deve dimostrare che, se avesse firmato il consenso informato, non si sarebbe sottoposto all’intervento (e quindi il danno non si sarebbe verificato) [8].

Pertanto, per ottenere il risarcimento, il paziente deve:

  • affermare che non ha firmato il consenso informato;
  • provare il danno alla salute o il diverso pregiudizio derivante dall’intervento chirurgico o dal trattamento sanitario;
  • dimostrare che se avesse letto l’informativa che il medico era tenuto a presentare, non si sarebbe sottoposto all’operazione.

Il medico, dal canto suo, è tenuto a provare che il paziente ha sottoscritto il consenso informato.

 

Il risarcimento può essere chiesto sia al medico che alla struttura sanitaria presso cui egli opera (Asl o clinica privata). Sarà poi quest’ultima a rivalersi eventualmente sul proprio dipendente.


In pratica

Prima di un qualsiasi intervento chirurgico, il medico deve far firmare al paziente un documento contenente tutte le informazioni sull’operazione che si andrà ad eseguire.

Se il documento non è presentato, il paziente può chiedere il risarcimento per tutti i danni causati dall’intervento chirurgico: deve però dimostrare che, se avesse letto l’informativa, non si sarebbe sottoposto all’operazione.

Il risarcimento va chiesto direttamente al medico o alla Asl (o clinica privata) presso la quale il sanitario lavora.

[1] Art. 13 Cost.

[2] Art. 32, comma 2, Cost.

[3] Cass. sent. n. 15698/2010 del 02/07/2010.

[4] Cass. sent. n. 20984/2012 del 27/11/2012.

[5] Cass. sent. n. 4030/2013 del 19/02/2013.

[6] Cass. sent. n. 2847/2010 del 09/02/2010.

[7] Cass. sent. n. 20547/2014 del 30/09/2014.

[8] Cass. sent. n. 12961/2011 del 14/06/2011.

 


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