Posso denunciare l’agenzia del recupero crediti?
Lo sai che?
20 Nov 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Posso denunciare l’agenzia del recupero crediti?

Con la crisi economica, i debiti aumentano e le agenzie di recupero crediti spuntano come funghi. Ma sono autorizzate a comportamenti intimidatori e vessatori. Come difendersi?

 

Complice la crisi economica che ha dilapidato i risparmi della maggior parte delle famiglie, i debiti – piccoli o grandi che siano – sono all’ordine del giorno. Proprio questo ha portato all’affermazione sempre più consistente della società di recupero crediti, molte delle quali si comportano in modo illecito e non professionale, adottando dubbie tecniche di riscossione. Non è raro che esse forniscano al debitore informazioni false e ingannevoli al solo fine di intimorirlo, minacciando azioni o iniziative legali sproporzionate, puramente fantasiose o vessatorie. Un esempio? Sono molti coloro a cui è stato detto che il mancato pagamento dei debiti è un reato e si rischia il carcere, quando, invece, si tratta di un inadempimento di natura civilistica che non configura mai illecito penale. Ancora, ci si può trovare davanti ad affermazioni del tipo: «Il mancato pagamento può portare alla dichiarazione di fallimento»: la procedura fallimentare non è così automatica e prima che di fallimento si possa parlare, l’iter è lungo e complesso.

 

Agenzie recupero crediti: cosa non possono fare?

Ogni volta che siamo vittime di questo genere di comportamenti, è utile ricordare che esiste un codice etico di tutela del consumatore, a garanzia di una corretta gestione dell’attività di recupero crediti, attivabile a fronte delle seguenti condotte:

  • stalking creditizio: si ha in presenza di fax, mail, telefonate continue che intimano al pagamento con toni minacciosi, anche utilizzando subdolamente vesti grafiche simili a quelle usate dall’Agenzia delle Entrate con l’unico scopo di intimidirti. Non è raro trovare nella cassetta delle lettere una diffida vera e propria, inviata per posta prioritaria, con cui ti invitano a saldare il tutto entro una data prestabilita (messa in mora), al termine della quale, se non avrai pagato, verrà intentata un’azione legale nei tuoi riguardi: in realtà, quella diffida non ha alcun valore giuridico perché si può diffidare al pagamento solo con l’invio di una raccomandata con ricevuta di ritorno, su incarico dei creditori;
  • l’incaricato al recupero crediti si presenta a casa: non essendo un pubblico ufficiale, né un ufficiale giudiziario, non può introdursi nell’abitazione senza il tuo consenso; puoi, quindi, legittimamente decidere di non aprire e di non comunicare con lui;
  • affissione di avvisi di mora sulla porta di casa: in questo caso, così come anche quando l’avviso venga affisso nell’androne del palazzo o sulla cassetta della posta, si ha violazione nella privacy. Da tenere presente, inoltre, che non si può essere contattati per nessuna ragione sul luogo di lavoro o tramite i vostri vicini di casa o, in generale, tramite persone estranee al debito, inclusi parenti stretti, senza la vostra autorizzazione.

 

 

Agenzie recupero crediti: come tutelarsi?

Ma come fare per difendersi da abusi e scorrettezze? Il primo passo è di inviare all’agenzia  una lettera di diffida tramite raccomandata A/R, minacciando di sporgere denuncia presso le autorità competenti per i reati che potranno eventualmente configurarsi. Il creditore che tempesta di telefonate il debitore per indurlo ad adempiere, infatti, rischia la condanna per molestie o disturbo delle persone, reato punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a euro 516. Non solo: se il soggetto riesce a provare, attraverso idonea documentazione (ad esempio, con certificati medici), il proprio stato di ansia e paura e l’alterazione delle proprie abitudine di vita (ad esempio, il fatto di essere stati costretti a cambiare il numero di telefono al fine di evitare i ripetuti contatti persecutori) determinato dalla petulanza con la quale la società pretende di recuperare il credito, la società ed il dipendente che agisce rischiano una condanna per il gravissimo delitto di atti persecutori (stalking) punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni: in tal caso, non solo si può presentare una denuncia-querela ma, ancora prima, si può chiedere al questore un ammonimento [2].


[1] Cass. sent. n. 25033 del 22.06.2012.

[2] Ai sensi dell’art. 8, l.  n. 38 del 23.04.2009.

 

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti