Pubblicazione foto minori: cosa prevede la legge?
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22 Nov 2016
 
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Maura Corrado
 


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Pubblicazione foto minori: cosa prevede la legge?

La pubblicazione delle foto di un minore necessita sempre dell’autorizzazione dei genitori, soprattutto se fatta a scopo di lucro. Cosa si rischia in caso contrario?

 

La pubblicazione di foto altrui è un aspetto particolarmente delicato, soprattutto se il soggetto delle foto in questione è un minore: in quest’ultimo caso, infatti, occorre sempre l’autorizzazione dei genitori, la cosiddetta liberatoria, se non si vuole incorrere in spiacevoli conseguenze da un punto di vista legale. Vediamo la questione nel dettaglio.

 

Fare foto a persone sconosciute in pubblico non è vietato da nessuna norma nel nostro ordinamento. Il discorso cambia nel caso in cui si intenda pubblicare tali foto: precisiamo, prima di tutto, che il termine “pubblicazione” include qualsiasi mezzo che renda pubblica l’immagine. In sostanza, presentare una foto a una mostra o a un concorso fotografico equivale a pubblicarla, così come mostrarla su un sito internet o esporla in un negozio, in un bar o in un’azienda.

 

 

Foto a sconosciuti: quando e come è possibile?

In casi di questo genere, occorre tenere a mente quanto detto dalla legge sul diritto d’autore, secondo cui il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa, salvo i casi in cui la riproduzione di un’immagine è giustificata dalla notorietà (si pensi ai personaggi della tv o ai politici) o dall’ufficio pubblico ricoperto (pensiamo al Papa o al Presidente della Repubblica), da necessità di giustizia o di polizia (si pensi ai tanti casi di cronaca nera di cui la tv ci mette a conoscenza e ai protagonisti di queste tristi vicende), da scopi scientifici, didattici o culturali o quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico (la parata del 2 giugno, ad esempio; si veda, in tema, anche Si possono fare foto agli sconosciuti?) [1].

 

Va precisato, comunque, che se, come si è detto, è possibile pubblicare la foto di uno sconosciuto nelle circostanze elencate, è anche vero che ciò può avvenire solo se la presenza della persona è incidentale e se non si tratta di un ritratto. In caso contrario, occorre un’autorizzazione verbale, o ancor meglio, scritta. Nessun problema e nessuna autorizzazione, invece, se la persona non è visibile in volto e, quindi, non riconoscibile.

 

 

Pubblicazione foto minori: quando e come è possibile?

La questione diventa più complessa se le foto in questione sono relative a minori: si pensi a Sempronio che pubblica su Facebook la foto del figlio di un suo amico, fatta durante una cena in comune, senza l’autorizzazione di quest’ultimo.

Un valido punto di riferimento per rispondere alla nostra domanda è la Convenzione di New York del 1989 che vieta di fotografare e pubblicare le foto di minori: il bambino non può essere oggetto di interferenze arbitrarie o illegali nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza, specialmente se questo comporta anche affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione. La Costituzione italiana si pone sulla stessa lunghezza d’onda, stabilendo la preminenza dell’interesse del minore alla riservatezza su qualsiasi altro, cronaca compresa, a meno che la pubblicazione del volto non sia giustificata da notizie che rivestano interesse pubblico o il volto non sia riconoscibile.

 

Per la pubblicazione è sempre necessaria l’autorizzazione che dovrà essere rilasciata dai genitori, essendo il minore sotto la loro potestà [2]. L’atto con cui si acconsente alla pubblicazione è la liberatoria: essa contiene, in sostanza, il consenso alla pubblicazione della propria immagine, il quale resta – comunque – revocabile in ogni tempo.

 

 

Pubblicazione foto minori: e se è a scopo di lucro?

Attenzione: quanto detto finora si riferisce alla pubblicazione effettuata da privati per scopi non commerciali o di profitto. Il discorso cambia se la pubblicazione è effettuata da soggetti pubblici (per esempio, scuole) o da privati per scopi commerciali, professionali o comunque di profitto (mezzi di informazione, imprese, professionisti ecc…), – per intenderci, a scopo di lucro. Immaginiamo un caso concreto: Tizio e Mevia iscrivono la figlioletta Caia a una scuola di danza. Durante un saggio, la maestra di danza fa delle foto a Caia e le utilizza, qualche settimana dopo, per una locandina pubblicitaria con cui intende promuovere le attività che vengono svolte nella sua scuola. Tizio e Mevia non vengono interpellati. Cosa possono fare a questo punto? Possono agire nei confronti della maestra di danza?

In tali ipotesi, il consenso deve essere espresso necessariamente per iscritto e dopo aver fornito all’interessato l’informativa sulla privacy [3]. Non è tutto: la legge dice che, quando si tratta di riscuotere capitali, i genitori non possono procedere autonomamente ma solo previa autorizzazione del giudice tutelare, proponendo un’istanza. Egli può autorizzarla così come proposta dalle parti o rigettarla in quanto, valutato l’interesse per il minore, non la ritiene vantaggiosa [4]. A volte può sospendere la richiesta in attesa della produzione di ulteriore documentazione. Per la presentazione dell’istanza in questione, occorre una marca da bollo da 27,00 euro. Il giudice emana il decreto in circa 30 giorni.

 

 

Pubblicazione foto minori: cosa si rischia?

Dal punto di vista della responsabilità, nel caso in cui un privato pubblichi un’immagine altrui senza aver ottenuto il consenso di chi vi è ritratto, si commette un illecito di natura esclusivamente civile: significa che l’interessato può chiedere al tribunale di ordinare all’autore della pubblicazione o al gestore dello spazio online la rimozione immediata delle immagini o dei video; inoltre, se la pubblicazione delle immagini ha provocato un danno, anche morale, a chi vi è ritratto, questi (o nel caso di minore, i genitori) può chiederne il risarcimento.

 

Se lo scopo perseguito con la pubblicazione di immagini altrui senza il consenso di chi vi è ritratto è di lucro – cioè, per trarne un profitto per sé o per altri, o per recare ad altri un danno – , si risponde del reato di trattamento illecito di dati [5], punito con la reclusione fino a tre anni. Non solo: se la pubblicazione illecita dell’immagine o del video offende la reputazione di chi vi è ritratto, chi l’ha diffusa, oltre a dover risarcire il danno, deve rispondere anche del reato di diffamazione aggravata [6] e rischia la pena della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a 516 euro.

 

Dunque, il danno che il soggetto la cui immagine è stata pubblicata può subire può essere patrimoniale o non patrimoniale:

  • il danno patrimoniale consiste nel pregiudizio economico che la vittima abbia risentito dalla pubblicazione e di cui è in grado di fornire prova. La prova del danno spetta, quindi, al soggetto danneggiato (nel caso di minori, saranno i genitori ad occuparsene): tuttavia, nell’impossibilità di calcolarne l’ammontare in misura precisa, questo potrà essere quantificato dal giudice in via equitativa, avuto riguardo al vantaggio economico presumibilmente conseguito dall’autore dell’illecita pubblicazione, in relazione alla diffusione del mezzo con cui la pubblicazione è avvenuta, alle finalità perseguite e ad ogni altra circostanza congruente con lo scopo della liquidazione (si parla, non a caso, di “prezzo del consenso[7]). Facciamo un esempio concreto: immaginiamo Filano, un bellissimo bambino di 6 anni, il cui volto sia giudicato particolarmente adeguato per una mostra fotografica o per allestire un sito internet o una campagna pubblicitaria. In tale prospettiva, la parte lesa (cioè i genitori) potrà far valere il diritto al pagamento di una somma corrispondente al compenso che avrebbe presumibilmente richiesto per concedere il suo consenso alla pubblicazione. Proprio di questo il giudice deve tener conto quando dovrà stabilire l’entità del risarcimento che si giustifica in virtù del fatto che ogni soggetto ha diritto esclusivo sulla propria immagine, intendendo per tale anche il diritto di sfruttarla economicamente: ciò significa che uno sfruttamento non autorizzato da parte di terzi determina un’indebita appropriazione dei vantaggi che sarebbero spettati alla vittima. Il riconoscimento del danno patrimoniale permette, così, alla vittima di riappropriarsi di quei vantaggi economici che gli sarebbero spettati fin dall’inizio.
  • Per quanto attiene al danno non patrimoniale, anche fuori dalle ipotesi in cui il terzo abbia agito per scopi di lucro, questo può essere comunque risarcito. Ciò avviene in tutti i casi previsti dalla legge ordinaria e, come chiarisce la Suprema Corte di Cassazione, secondo un’impostazione ormai consolidata nel tempo, in tutte le altre ipotesi di violazione dei diritti dell’individuo, garantiti dalla Costituzione.

Pubblicazione foto minori: fac-simile liberatoria

(luogo), (data) …..

 

 

LIBERATORIA PER L’UTILIZZO DI IMMAGINI FOTOGRAFICHE

 

 

La sottoscritta …… nata a…… il …… e residente in  via …… città …… prov. …

e

il sottoscritto …… nato a ……  il  …… e residente in via …… città…… prov. …

 

in qualità di genitori del minore …… nato a …… il …… e residente in via …… città …… prov. …

 

con la presente

AUTORIZZANO

 

la pubblicazione delle immagini del proprio figlio/a riprese dal/dalla  Signore/a …… residente in via …… città … prov. …,  il giorno … alle ore … nella località di …… in via …… per (specificare il motivo o l’occasione per cui si richiede la pubblicazione).

 

Ne vietano altresì l’uso in contesti che ne pregiudichino la propria dignità personale ed il decoro. La posa e l’utilizzo delle immagini sono da considerarsi effettuate in forma del tutto gratuita.

Ai sensi di quanto previsto dall’art. 7, d. lgs. n. 196/2003 in qualsiasi momento potranno avvalersi del diritto di revocare l’autorizzazione al trattamento delle immagini.

 

 

Il genitore …

(firma leggibile)

 

Il genitore …

(firma leggibile)

 

Il fotografo …

(firma leggibile)

 

All.: fotocopie dei documenti di identità.


Pubblicazione foto minori: fac simile istanza al giudice tutelare

 

Al Giudice Tutelare del Tribunale di …

 

 

Oggetto: ATTI DI STRAORDINARIA AMMINISTRAZIONE A FAVORE DI UN MINORE – DOMANDA GENERICA STRAORDINARIA AMMINISTRAZIONE

I sottoscritti genitori

padre … nato a … il … residente in … Via … tel. … CF …

madre … nata a … il … residente in … Via … tel. … CF …

esercenti la potestà sui figli minorenni sotto indicati:

nome del figlio: … nato/a … il … CF …

nome del figlio: … nato/a … il … CF …

PREMESSO CHE

……

CHIEDONO

……

NEL CASO FIRMI UNO SOLO DEI GENITORI SPECIFICARE IL MOTIVO:

L’altro genitore :  è defunto  è irreperibile  non è d’accordo  è decaduto dalla patria potestà

Allegare la seguente documentazione obbligatoria (barrare gli allegati prodotti):

 Marca da bollo da € 8,00

 Stato di famiglia

 Altro allegato che si ritiene utile ……

 Si richiede l’efficacia immediata ex art. 741 cod. proc. civ. e si chiede altresì sin d’ora ed in ogni caso copia

del provvedimento del giudice, anche se di rigetto dell’istanza; si allega a tal fine marca da bollo da € 11,54.

 Chiedo che una copia del provvedimento mi sia spedita a mezzo posta. Allego una busta correttamente affrancata e

con l’indicazione del mio indirizzo.

Monza, (data) … Firma …

PRIMA DI CONSEGNARE IL MODULO CONTROLLARE DI AVERLO COMPILATO IN OGNI SUA PARTE E DI AVER ALLEGATO TUTTI I DOCUMENTI


[1] Artt. 96 e 97, l. n. 633 del 22.04.1941.

[2] Nel caso di genitori separati o divorziati, l’autorizzazione in questione dovrà essere rilasciata da quello con il quale il minore convive (art. 137 bis cod. civ.) Il problema si pone quando il minore convive con un solo genitore, quando i genitori sono separati o divorziati e quando uno solo di questi (ma non l’altro) rilascia l’autorizzazione. Ad ogni modo, la madre o il padre non è consenziente rispetto alla pubblicazione della foto del figlio, basta l’autorizzazione dell’altro genitore, trattandosi di un atto si ordinaria amministrazione che, pertanto, può essere compiuto disgiuntamente da ciascun genitore (art. 320 cod. civ.).

[3] Art. 13, d. lgs. n. 196 del 30.06.2003.

[4] Art. 320 cod. civ.

[5] Art. 167, d. lgs. n. 196 del 30.06.2003.

[6] Art. 595 cod. pen.

[7] Si veda Corte App. Lecce, sent. n. 280 del 22.04.2015.

 


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