Che significa se sul contratto c’è scritto Vista e piaciuta?
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23 Ott 2016
 
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Redazione
 


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Che significa se sul contratto c’è scritto Vista e piaciuta?

Il venditore deve fornire la garanzia per i difetti occulti anche per l’ipotesi di cose usate di seconda mano.

 

Anche se hai firmato un contratto su cui c’è scritto «vista e piaciuta» puoi sempre contestare eventuali vizi o difetti della merce o del servizio non visibili all’atto dell’acquisto. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

 

Sui contratti, spesso, si usa riportare formule di stile, ossia modi di dire che, proprio perché ripetuti nella quasi totalità dei casi, perdono il loro significato originario per assumerne uno molto più debole e con effetti limitati. Una di queste ipotesi è la frase «vista e piaciuta» che dovrebbe significare che l’acquirente ha visionato il bene o il servizio vendutogli, ne ha preso contezza e cognizione in ogni suo aspetto, lo ha quindi accettato così com’è. Il che ha una conseguenza molto importante per i successivi rapporti tra le parti: chi accetta tale clausola rinuncia a lamentarsi, in futuro, per eventuali inadeguatezze o insufficienze delle caratteristiche e qualità del bene o servizio acquistato rispetto a quanto aveva immaginato o gli era stato promesso dal venditore.

 

Ma attenzione: non si può chiedere al consumatore di prendere visione, all’atto dell’acquisto, di ogni aspetto, anche quelli più nascosti e celati, di ciò che compra. Sicché, giustamente, per la Cassazione, il fatto di aver firmato la clausola «vista e piaciuta» non esclude che il venditore sia tenuto alla garanzia per i vizi occulti.

La vicenda decisa dalla Corte si riferisce all’acquisto di un’auto usata ma lo stesso discorso può essere fatto in qualsiasi altro caso di vendita.

 

 

La garanzia per vizi della cosa venduta

Il venditore è tenuto a garantire l’acquirente da eventuali difetti o vizi della cosa venduta. Quest’ultimo però deve denunciarli entro 8 giorni dalla scoperta (ma, se la vendita è tra un consumatore e un’azienda professionista il termine diventa di 60 giorni). La causa deve essere poi avviata entro un anno.

 

In tali casi l’acquirente può, a sua scelta, chiedere o lo scioglimento del contratto e che gli venga restituito il prezzo pagato, oppure una riduzione del prezzo (e, se già versato, un parziale rimborso).

 

Tale garanzia vale anche nei casi di vendita di cose usate, dovendo rimanere il vizio (anche occulto) preesistente alla conclusione del contratto ben distinto dal semplice logorio del bene.

 

 

La clausola «vista e piaciuta» non vale anche per i vizi occulti

La clausola «vista e piaciuta» con cui l’acquirente accetta il bene compravenduto senza alcuna riserva e rinunciando alla garanzia per i vizi anche occulti, è nulla. Infatti, deve essere sempre consentito denunciare i vizi non visibili all’atto dell’acquisto, anche se il contratto dispone diversamente. La clausola «vista e piaciuta» ha quindi lo scopo di accertare che il compratore ha preso visione della cosa venduta, ma solo se si tratti di vizi riconoscibili con la normale diligenza e non taciuti in mala fede.

 

Da ciò consegue che la clausola non potrà riferirsi a vizi occulti, cioè quelli che si manifestano dopo i normali controlli eseguiti ante acquisto, soltanto dopo l’uso del bene compravenduto.

 


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, sentenza 14 giugno – 19 ottobre 2016, n. 21204

Presidente D’Ascola – Relatore Scalisi

Svolgimento dei processo

V.F., con atto di citazione dei 22 aprile 2010, conveniva davanti ai Giudice di pace di Milano la società G&G sas di G.G. per sentirla condannare alla restituzione dell’importo di €. 3.820,00, previo accertamento della responsabilità della convenuta, quale venditrice, per i vizi riscontarti nell’autovettura dalla medesima acquistata e previa riduzione del, prezzo di compravendita.

A sostegno di questa domanda l’attrice esponeva di aver acquistato con atto dei 30 aprile 2009 dalla società G&G di G. una autovettura WW al prezzo di €. 26.000,00, che prima di definire la vendita l’acquirente, insieme al proprio convivente F.F., si era incontrata con il rappresentante legale della società, il quale aveva assicurato che l’autovettura era in buone condizioni e che non aveva mai subiti incidenti e non presentava alcun vizio. Esponeva inoltre che tuttavia già lo stesso giorno in cui era stata conclusa la compravendita, aveva rilevato delle rumorosità generate dal mezzo spinto a velocità autostradale, cosicché aveva provveduto a far visionare

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[1] Cass. sent. n. 21204/16 del 19.10.2016.

[2] Art. 1490 cod. civ.

 


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