Rumori: quando si considerano insopportabili?
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24 Ott 2016
 
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Rumori: quando si considerano insopportabili?

La normale tollerabilità prevista dal codice civile è un concetto relativo che varia a seconda della posizione geografica dell’immobile.

 

Che si può fare contro i rumori di un vicino scostumato o del suo cane? O quelli prodotti da un locale notturno che mantiene la musica ad alto volume? O quelli di una pizzeria sotto casa che non ci fa dormire la notte? Sicuramente è possibile rivolgersi al giudice affinché ordini al responsabile di smetterla e ci riconosca il risarcimento del danno morale subìto (danno peraltro che, secondo la giurisprudenza, si presume e non va dimostrato). Ma, prima di tutto, bisogna stabilire se è nostro diritto agire in causa o meno: in altre parole, bisogna valutare se l’insofferenza è solo il frutto di una nostra particolare «sensibilità» ai rumori, dettata da scarsa tolleranza, o invece è indice di una situazione obiettivamente illegale. La soluzione è racchiusa in un articolo del codice civile [1] secondo il quale si considerano illeciti i rumori che superano la normale tollerabilità. Un concetto, questo, che sembra non risolvere il nostro problema, vista la sua genericità. Ma a cercare di spiegare un po’ come stanno le cose è una recente ordinanza del Tribunale di Trani [2] che, peraltro, richiama numerosi precedenti della Cassazione. Vediamo cosa dice.

 

 

I rumori insopportabili sono quelli intollerabili

Cosa si intende per rumori insopportabili, o meglio, per usare la terminologia del codice civile, «rumori intollerabili»? La valutazione va fatta caso per caso, in base alle circostanze concrete del caso.

Il limite di tollerabilità dei rumori, in effetti, non è mai assoluto, ma relativo alla situazione ambientale, variabile da luogo a luogo, secondo le caratteristiche della zona e le abitudini degli abitanti. La valutazione non può quindi prescindere dalla rumorosità di fondo, quello ad esempio del traffico, di eventuali strade ad alta percorrenza poste nelle vicinanze, della presenza di aree pedonali, ecc.

Così in un ambiente di campagna, è più facile che un rumore di lieve entità diventi intollerabile rispetto a una zona di città, dove lo stesso potrebbe invece essere coperto dagli altri rumori collegati alla routine della metropoli.

 

Quindi bisogna prendere in considerazione la fascia rumorosa costante, sulla quale vengono ad innestarsi i rumori denunciati come abnormi.

 

Bisogna poi prendere a riferimento l’uomo medio, quindi né quello particolarmente delicato, né quello amante del caos e del trambusto, né quello con l’orecchio superfino, né quello di udito un po’ «duro».

 

 

La prova dell’intollerabilità

Un ultimo accenno al problema della dimostrazione del superamento, da parte dei rumori contestati, della soglia della normale tollerabilità. Di norma il giudice nomina un perito per valutare la soglia di decibel che dette immissioni rumorose raggiungono. Ma cosa succede per tutti quei casi in cui il rumore è dettato da uno specifico comportamento doloso o colposo del vicino? È verosimile che quest’ultimo, se avvisato dell’azione giudiziaria, non ripeta di nuovo lo stesso comportamento (ad esempio uno stereo ad alto volume, mobili spostati nel cuore della notte). In tali casi è stato ammesso l’utilizzo dei testimoni che confermino che, in un determinato o in più momenti, i rumori sono stati avvertiti con particolare «forza».


La sentenza

Tribunale di Trani, sez. II Civile, ordinanza 12 luglio – 5 settembre 2015, n. 3551
Presidente/Relatore Labianca

In fatto e in diritto

Avverso l’ordinanza emessa dal G.U. del Tribunale di Trani del 26.5.2016, interponeva tempestivo reclamo D.c. A. M. A., il quale evidenziava che, pur avendo il Giudice di prime cure ritenuto sussistente la legittimazione passiva del conduttore e della proprietaria locatrice nell’azione diretta a far cessare le immissioni intollerabili, nonché l’ammissibilità del rimedio di cui all’art. 700 c.p.c., il fumus boni iuris (stante l’effettivo ed acclarato superamento della normale tollerabilità delle immissioni ed il “pre-uso”) ed il periculum in mora, era pervenuto ad una conclusione giuridicamente inaccettabile nella parte in cui aveva ordinato alla Confetteria resistente “… di svolgere la fase produttiva presso il laboratorio ubicato in        alla via           esclusivamente nei giorni feriali dalle ore 10.30 alle ore 12.30 e dalle ore 17.30 alle ore 19.30 tenendo la finestratura chiusa prospiciente la veranda del ricorrente e rigettando la domanda spiegata nei confronti di D.P. T.”; all’uopo, esponeva che il verbale di udienza cui il Giudice della cautela aveva fatto riferimento (tramite il quale il resistente, del tutto

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[1] Art. 844 cod. civ.

[2] Trib. Trani, ord. n. 3551/16 del 5.09.2016.

 


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