Mediazione tributaria: in caso di vittoria niente rimborso spese
Lo sai che?
29 Ott 2016
 
 

Mediazione tributaria: in caso di vittoria niente rimborso spese

In caso di accoglimento integrale di un ricorso-reclamo e conseguente annullamento dell’atto fiscale, non si ha diritto al rimborso delle spese legali.

 

Per gran parte delle controversie in materia di tributi la legge da qualche anno ha previsto una fase di mediazione, che precede l’instaurazione del giudizio vero e proprio. Durante tale procedura gli enti dell’amministrazione finanziaria che hanno emesso l’atto impugnato possono accogliere anche integralmente l’impugnazione presentata dal contribuente, con conseguente annullamento dell’atto viziato. La legge però non prevede il rimborso delle spese sostenute per la presentazione del ricorso-reclamo. Vediamo più nel dettaglio come funziona.

 

Sono soggette alla mediazione tributaria le controversie [1]:

  • di valore non superiore a ventimila euro (per valore della lite si intende il tributo richiesto, al netto di sanzioni e interessi, o, per gli atti aventi ad oggetto solo sanzioni, il valore di queste);
  • che hanno ad oggetto atti emessi dalla Agenzia delle Entrate, dall’agente della riscossione, dai Comuni e dagli altri enti impositori.

 

Il contribuente che intenda impugnare un atto compreso nelle suddette categorie deve presentare un ricorso che produce anche gli effetti di un reclamo e attendere il decorso di novanta giorni dalla notifica. Entro tale termine infatti si svolge la mediazione tributaria, all’esito della quale l’ente che ha emesso l’atto fiscale impugnato può:

  • accogliere integralmente il ricorso-reclamo presentato dal contribuente, annullando l’accertamento o la cartella di pagamento che sono risultati viziati. In questo caso viene meno l’interesse a costituirsi in giudizio;
  • accogliere parzialmente il ricorso-reclamo;
  • accogliere l’eventuale proposta di mediazione formulata dallo stesso contribuente, il quale ritenga la pretesa fiscale solo parzialmente infondata;
  • rigettare espressamente il ricorso-reclamo;
  • non pronunciarsi entro il termine di novanta giorni dalla notifica: tale silenzio ha gli effetti del rigetto.

 

Deve anche considerarsi che per le cause da proporre in Commissione tributaria il contribuente può stare in giudizio da solo quando il valore della lite è pari o inferiore a tremila euro. Per tutte le controversie di valore superiore è obbligatoria l’assistenza tecnica, ovvero il ricorso deve essere necessariamente proposto da un soggetto abilitato (avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro, etc.).

La legge però non ha previsto alcun rimborso spese per il contribuente il cui ricorso-reclamo venga accolto integralmente. Pertanto in questo caso rimangono a carico del cittadino le spese affrontate per la proposizione del ricorso-reclamo (l’onorario del professionista incaricato), nonostante l’atto impugnato sia risultato viziato in modo così palese da essere annullato dalla stessa amministrazione.


[1] Art. 17-bis D.Lgs. 31.12.1992 n. 546.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti