Tradurre un testo in italiano è violazione del diritto d’autore
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25 Ott 2016
 
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Tradurre un testo in italiano è violazione del diritto d’autore

Il plagio di un testo o di qualsiasi altra opera letteraria scatta anche quando ci si limita a tradurre il testo da una lingua a un’altra.

 

Sbaglia chi crede di poter pubblicare liberamente un testo originariamente in una lingua straniera che si è provveduto a tradurre in italiano. L’attività di traduzione, infatti, non comporta alcun apporto nuovo, sicché si rientra ugualmente nel concetto di «plagio» e di violazione del diritto d’autore. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

 

Tanto per fare qualche esempio, è vietato prelevare il testo di un articolo travato su un sito internet straniero (ad esempio, in inglese) e tradurlo integralmente, anche apportandovi minime modifiche derivanti dalla «personalizzazione» della traduzione. È vietata anche la riproduzione parziale di una traduzione.

 

In tali casi, secondo la Cassazione, scatta il reato di plagio, a prescindere dal ritorno economico. Difatti il diritto d’autore (da molti impropriamente chiamato copyright, corrispondente termine anglosassone) tutela non solo l’opera originale ma anche quelle derivate, come appunto le traduzioni. Le traduzioni, infatti, non hanno alcun carattere creativo e, pertanto, sono vietate senza il consenso dell’autore o del titolare dei diritti.

 

Internet ci ha purtroppo abituati a numerosi casi di violazione del diritto d’autore. Non poche volte si assiste alla riproduzione, in una lingua diversa, dei contenuti presenti in un sito con un dominio straniero. Così, un articolo in inglese viene riprodotto su un sito italiano dopo essere stato debitamente tradotto e «personalizzato». Ma questa attività non è sufficiente – dice la Cassazione – per evitare le sanzioni penali conseguenti alla violazione del diritto d’autore. È necessario quel minimo di creatività per poter affermare che la traduzione costituisce un’opera nuova rispetto all’originale, con un proprio apporto personale.

 

 

Le modifiche e le aggiunte non contano

Né basta, si legge ancora in sentenza, a personalizzare l’opera e ad evitare le sanzioni del plagio, apportare piccole modifiche e aggiunte dell’opera originale, quando esse costituiscono un rifacimento sostanziale del testo scritto in lingua originale.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 8 luglio – 24 ottobre 2016, n. 44587
Presidente Fiale – Relatore Di Nicola

Ritenuto in fatto

1. I.A. ricorre per cassazione impugnando la sentenza indicata in epigrafe con la quale la Corte di appello di Trieste ha confermato, per quanto qui interessa, quella del tribunale di Trieste che aveva condannato il ricorrente alla pena di mesi tre di reclusione per il reato di cui agli articoli 110 del codice penale, 171, comma 1, lettera a), della legge 22 aprile 1941, n. 633, perché, in concorso con C.F. (editore della casa editrice “(omissis) ” corrente in Trieste) e R.S. , nella qualità di persona che aveva provveduto a fornire al C. un asserito aggiornamento della antica traduzione di B. , ma in realtà un rimaneggiamento della traduzione operata dalla professoressa Bo. , riproduceva, pubblicava e metteva in vendita un’opera altrui e in particolare il C. pubblicava nella collana “Archivi della memoria” la traduzione italiana dell’opera dell’autore di letteratura croato S.A. “(omissis) “, indicando che la traduzione dal croato era ascrivibile a tale I.A. laddove, viceversa veniva utilizzata, salvo marginali modifiche, la traduzione della professoressa Bo. Lu.. Con l’aggravante dell’usurpazione della paternità

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[1] Cass. sent. n. 44587/2016.

 


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Commenti
28 Ott 2016 Pamela Cologna

Buongiorno spett.le Redazione,
Credo ci sia un malinteso nell’interpretazione vostra della sentenza. Il titolo che avete dato all’articolo è fuorviante e questa affermazione “Le traduzioni, infatti, non hanno alcun carattere creativo e, pertanto, sono vietate senza il consenso dell’autore o del titolare dei diritti.” non è corretta dal punto di vista legislativo (Legge sul diritto d’autore). Le traduzioni, e parliamo di traduzioni letterarie non tecniche, sono sempre un’opera creativa. La traduzione di un’opera a fini di lucro è vietata se non si possiedono i diritti di traduzione dell’originale. La sentenza però non parla di questo. Ha condannato un traduttore che ha plagiato la traduzione di altra persona, qui non c’entrano nulla i diritti di traduzione dell’originale (si parla di un racconto di un autore croato del Settecento, dopo settanta anni dalla morte di un autore le opere divengono di pubblico dominio, pertanto non è più necessario acquisire i diritti di traduzione), Spero vogliate provvedere a correggere le informazioni contenute nell’articolo.
Vi ringrazio per l’attenzione,
Pamela Cologna – Traduttrice editoriale