Accertamento fiscale per l’auto: chi sostiene le spese?
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25 Ott 2016
 
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Redazione
 


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Accertamento fiscale per l’auto: chi sostiene le spese?

Tra marito e moglie o tra genitori e figli conviventi si presumono donazioni di denaro per sostenere le spese di gestione dell’auto; tra conviventi è necessaria la prova.

 

Mettiamo che una donna, disoccupata o con un reddito assai modesto, divenga oggetto di attenzioni da parte del fisco perché a lei risulta intestata un’automobile. Si tratta di un bene considerato di lusso, il cui acquisto e la relativa gestione – tra spese di bollo, assicurazione e benzina – richiedono una stabile capacità economica. Lei si oppone all’accertamento fiscale e sostiene che il redditometro si è sbagliato in quanto i soldi necessari alle spese di mantenimento dell’auto le vengono puntualmente dati dal marito o dal convivente. Come andrà a finire la vicenda?

 

In realtà, la disciplina del redditometro impone che l’Agenzia delle Entrate, prima di effettuare un accertamento, debba tenere conto di due importanti elementi:

  • il primo: lo scostamento tra reddito dichiarato e valore degli acquisti del contribuente deve essere superiore al 20%. Questo significa che l’Agenzia delle Entrate non può pesare, con il bilancino, ogni spesa che possa, anche minimamente, apparire superiore al reddito denunciato al fisco. Al contrario si potrà tenere in considerazione solo quelle più consistenti, che cioè superano di almeno un quinto il reddito denunciato con l’annuale dichiarazione;
  • il secondo: la presenza di una eventuale convivenza con un marito o con i genitori. Secondo la giurisprudenza, è illegittimo l’accertamento fiscale effettuato con il redditometro se il fisco prende in considerazione solo i redditi del contribuente «accertato» e non anche quelli di un eventuale coniuge o dei genitori/figli conviventi. Questo perché, nell’ambito dei rapporti di famiglia più stretti (quelli appunto tra marito e moglie o genitori e figli), si presume in automatico che vi sia un normale «sostegno» reciproco, che si traduce in donazioni di denaro. Fa parte del resto dello spirito della famiglia venirsi in soccorso reciprocamente anche in termini economici.

 

Tuttavia, se tra coniugi le donazioni di denaro si presumono, non è così invece tra conviventi. In quest’ultimo caso è necessario fornire la prova che uno dei due contribuenti si prende cura dell’altro anche da un punto di vista economico. Per cui, tornando all’esempio di prima, se la donna disoccupata subisce un accertamento fiscale per via dell’auto ad essa intestata, per dimostrare che i soldi di benzina, bollo e assicurazione provengono dall’uomo convivente, dovrà dare prova delle donazioni ricevute da quest’ultimo. È quanto chiarito da una recente sentenza della Commissione tributaria regionale di Roma [1].

 

Nel caso di specie, una donna ha dimostrato di aver ottenuto, da parte del convivente, alcuni importi di denaro particolarmente elevati per acquistare un’automobile. Logico quindi presumere – secondo i giudici – nella prosecuzione del rapporto di convivenza, che l’uomo sostenesse anche le spese, di minore entità, per il mantenimento del veicolo come bollo, assicurazione e benzina.

 

In sintesi, il principio enucleato dalla Ctr romana è il seguente: l’accertamento fiscale sul reddito è nullo se c’è prova che le spese del contribuente (acquisto dell’auto), comprese quelle relative al mantenimento dei beni – la cui titolarità ha fatto scattare il redditometro – sono state finanziate grazie alle somme di denaro donate dal convivente.


[1] CTR Roma, sent. n. 4877/2016.

 


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