Danneggiamento subito: come essere risarciti
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22 Nov 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Danneggiamento subito: come essere risarciti

Il danneggiamento non è più reato: chi lo subisce, quindi, non può sporgere querela ma solo chiedere il risarcimento, attraverso un normale processo. Ma non solo.

 

A seguito di una recente riforma, il Governo ha provveduto alla depenalizzazione di molti reati [1]: tra questi anche il danneggiamento [2]. Quindi, ad esempio, la condotta di Tizio che riga la macchina di Caio con le chiavi costituisce, ora, solo illecito civile. Ma Tizio può chiedere un risarcimento? E in che misura? Cerchiamo di capire come muoversi.

 

Danneggiamento: quando?

Ai fini del risarcimento, occorre prima di tutto capire la tipologia di condotta posta in essere.

 

Il danneggiamento semplice – che non costituisce più reato – si ha quando si arrecano danni a:

cose/arredi contenuti in edifici: si pensi a Caia che imbratta un muro o a Mevio che rompe il vetro di una finestra;

beni personali: quindi, se la sarta presso cui abbiamo portato una stoffa per farci confezionare un vestito, la taglia volontariamente male e la rovina o una compagna di università ci rompe il tablet che le abbiamo prestato gettandolo volontariamente a terra, non potremo sporgere alcuna querela;

veicoli non parcheggiati su strada o parcheggi pubblici: l’esempio classico è quello che vede protagonisti due condomini nel parcheggio condominiale, uno dei quali – volontariamente – riga la macchina dell’altro, solo per il gusto di sfregiarla [3];

rami, siepi, piante del vicino;

bagagli di viaggiatori;

– una serratura, forzandola.

Di danneggiamento si parla anche nel caso di deterioramento, che si ha quando il bene viene reso inservibile all’uso cui è destinato, anche se temporaneamente e anche se la cosa può tornare a svolgere la sua funzione, indipendentemente dal fatto che ciò avvenga o meno per opera dell’uomo.

 

Accanto al danneggiamento semplice, si colloca il danneggiamento aggravato che è quello realizzato:

– con violenza alla persona o minaccia: si pensi a Tizio che prende a pugni Caio, danneggiando il bagaglio che quest’ultimo porta con sè;

– su edifici o beni pubblici o destinati al pubblico servizio o al culto o sottoposte a sequestro: ad esempio, Sempronio imbratta le pareti di una chiesa;

– su cose di interesse artistico;

– su immobili in centri storici;

– su immobili in costruzione, ristrutturazione ecc…

– su cose esposte alla pubblica fede: ad esempio, una moto parcheggiata sulla pubblica via;

– rompendo una vetrina di un locale pubblico affacciata sul marciapiede;

– ad una bacheca, contenente avvisi diretti al pubblico, collocata nell’area di pertinenza di una parrocchia.

In tutte queste ipotesi, l’illecito penale resta.

 

 

Danneggiamento: come difendersi?

Non costituendo più reato, la persona offesa,se il danneggiamento è semplice, non può più sporgere querela. Può solo rivolgersi al giudice civile per ottenere il risarcimento del danno, a cui si aggiunge una sanzione pecuniaria per il danneggiante fino a un massimo di 8.000 euro che viene incassata dall’erario. In altre parole, la procedura è quella classica: ci si dovrà rivolgere a un avvocato, provare il danno subito e iniziare una causa, dall’esito – chiaramente – incerto.

 

Danneggiamento: e se si vuole evitare un processo?

Da tener conto anche che rivolgersi a un giudice per ottenere il risarcimento significa sostenere le spese per la causa e rischiare di non ottenere il risultato sperato perché, ad esempio, non si hanno prove sufficienti. Per evitare tutto questo, si può fare una scelta diversa, rivolgendosi alla polizia nel tentativo di trovare un accordo con il colpevole. Infatti, la legge prevede che siano proprio la Polizia di Stato, i Carabinieri e le altre forze dell’ordine, su richiesta delle parti, a dover tentare la bonaria composizione dei dissidi privati [4]: in caso di successo, non ci sarà bisogno di iniziare un processo. In questo modo anche il colpevole ne trarrà i sui vantaggi: pagherà un risarcimento ma non dovrà sborsare ulteriori somme a titolo di sanzione pecuniaria e di rimborso delle spese legali del vincitore della causa.

 

Ma come fare concretamente? È molto semplice: basterà recarsi presso un commissariato di Polizia o stazione dei Carabinieri, esponendo il proprio problema, per iscritto o a voce. A questo punto, il funzionario di polizia convocherà entrambe le parti, spiegherà loro cosa prevede la legge, aiutandoli a trovare un accordo, anche tra diverse alternative. Di tutto questo, verrà redatto verbale che dovrà essere firmato dai due litiganti e avrà valore legale di scrittura privata autenticata: in sostanza, se una delle due parti non paga la somma promessa o non mantiene gli impegni presi, l’altra potrà fare causa e ottenere che il giudice ordini al contendente di adempiere. Non solo: l’eventuale confessione, se verbalizzata, potrà essere usata in giudizio per provare la colpevolezza del proprio contendente.


[1] Art. 2, d. lgs. n. 7 del 15.01.2016. La ratio della riforma è quella di snellire il carico dei tribunali penali.

[2] Art. 365 cod. pen.

[3] Il danneggiamento per colpa, invece, non è mai stato reato.

[4] Art. 1, T.U. n. 773 del 18.06.1931; artt. 5 e 6, R.D. n. 635 del 06.05.1940.

 


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