Separazione: i figli vanno affidati sempre alla madre?
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26 Ott 2016
 
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Separazione: i figli vanno affidati sempre alla madre?

In caso di separazione, il giudice non è sempre tenuto a collocare i figli dalla madre, anche se piccoli e in età scolare.

 

In caso di separazione di marito e moglie, non è detto che i figli debbano essere assegnati, con preferenza, alla madre e non al padre. A scardinare il principio di «prevalenza materna» è il Tribunale di Milano con un recente decreto [1] che si pone in netta antitesi con quanto, invece, sostenuto dalla Cassazione [2]. Con una sentenza del mese scorso, la Suprema Corte aveva sostenuto che, una volta intervenuta la separazione tra i coniugi, il giudice deve preferire la madre come genitore presso cui fissare la dimora abituale dei bambini quando questi sono ancora in età scolare. Resta salvo ovviamente l’affidamento condiviso con il padre e il diritto di quest’ultimo di far loro visita. Visione però non condivisa dal Tribunale di Milano secondo cui, invece, la collocazione dei bambini presso la madre è tutt’altro che automatica e scontata (sulla differenza tra collocazione e affidamento dei figli leggi: Il padre non rispetta gli orari di visita dei figli).

 

Il collocamento non è altro che il luogo ove i figli minori andranno a vivere stabilmente, fissando la propria residenza. In altre parole è la casa dove i bambini devono tornare a dormire tutte le notti. Se sino ad oggi, su indicazioni della Cassazione, nella scelta del miglior genitore per il collocamento del figlio con meno di 18 anni doveva preferirsi la madre, secondo la pronuncia in commento bisogna invece valutare caso per caso, senza pregiudizi e preconcetti, avendo di mira solo l’interesse del minore. Dunque, si parte da una impostazione di pari condivisione genitoriale: se il giudice ritiene di preferire la madre rispetto al padre è perché quest’ultimo deve essere ritenuto non adeguato e non perché la prima debba essere ritenuta «superiore» sulla base di un non meglio precisato ordine naturale delle cose.

 

Del resto, prosegue il decreto del foro meneghino, né nel codice civile, né nella Costituzione vi sono norme che attribuiscono preferenza privilegiata alla madre nella collocazione dei figli. Al contrario, come hanno messo bene in evidenza gli studi anche internazionali, il principio di bi-genitorialità e quello di parità genitoriale hanno portato all’abbandono del criterio della preferenza materna, a favore invece di normative incentrate sul criterio della neutralità del genitore affidatario, potendo dunque essere, sia il padre che la madre.

 

In sintesi, l’unico elemento che deve condurre il giudice a scegliere presso quale genitore fissare la residenza dei figli non può essere il «genere» di questi (uomo o donna), ma l’interesse del bambino.


La sentenza

“Maternal preference”: non è un criterio giuridicamente valido

Trib. Milano, sez. IX civ, decreto 13-19 ottobre 2016 (Pres. Laura Amato, Est. Giuseppe Buffone)

Allorché sussista conflitto genitoriale in ordine al prevalente collocamento dei figli, il criterio “guida” è il superiore interesse del minore non potendo al contrario trovare applicazione quello da alcuni definito come “principio della maternal preference” (nella letteratura di settore: Maternal Preference in Child Custody Decisions), poiché criterio interpretativo non previsto dagli articoli 337-ter e ss del codice civile ed in vero in contrasto con la stessa ratio ispiratrice della legge 54 del 2006 sull’affidamento condiviso. Vi è, invero, che il principio di piena bigenitorialità e quello di parità genitoriale hanno condotto all’abbandono del criterio della “maternal preference” a mezzo di «gender neutral child custody laws», ossia normative incentrate sul criterio della neutralità del genitore affidatario, potendo dunque essere sia il padre, sia la madre, in base al solo preminente interesse del minore, il genitore di prevalente collocamento non potendo essere il solo genere a determinare una preferenza per l’uno o l’altro ramo genitoriale; normative del genere sono univocamente anche quelle da ultimo introdotte in Italia dal

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[1] Trib. Milano, decreto del 9.10.2016.

[2] Cass. sent. n. 18087/16 del 14.09.2016.

 

Autore immagine: Pixabay.com

 


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