Multa: come fare ricorso al Prefetto
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26 Ott 2016
 
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Multa: come fare ricorso al Prefetto

Nel caso in cui rigetti il ricorso contro la multa stradale, il Prefetto emette l’ingiunzione di pagamento, ma se non arriva alcuna risposta il ricorso si considera accolto.

 

Chi ha ricevuto una multa stradale e non vuole spendere soldi in avvocati e tasse (il cosiddetto «contributo unificato») può sempre proporre ricorso al Prefetto. Si tratta di un mezzo di impugnazione che, sebbene non garantisca l’imparzialità e il rispetto del contraddittorio come in un normale processo davanti al giudice, consente quantomeno un controllo formale attraverso procedimento amministrativo nel quale il cittadino può difendersi da solo. Peraltro, nella quasi totalità dei casi, il ricorso si consuma nel semplice invio dell’atto all’organo accertatore o al Prefetto, senza bisogno di partecipare a udienze o inviare note; il che facilita di gran lunga la procedura e non richiede particolari competenze tecniche. Dall’altro lato, però, chi perde il ricorso al Prefetto viene condannato a pagare la multa in misura piena, che è quasi raddoppiata rispetto a quella contenuta nell’iniziale verbale (circostanza che, invece, non scatta nel caso di ricorso al Giudice di Pace). In ogni caso, contro la decisione del Prefetto è sempre concesso il ricorso al Giudice di Pace nei successivi 30 giorni.

 

Ma che succede se il Prefetto non risponde al ricorso dell’automobilista? Che fine fa la multa? C’è da aspettarsi il blocco dell’auto o l’arrivo di una cartella esattoriale? A chiarirlo è una recente sentenza del Tribunale di Torino [1]. Ma procediamo con ordine.

 

 

Ricorso al Prefetto: entro quanto tempo?

Il ricorso al Prefetto contro la multa va proposto entro 60 giorni da quando il trasgressore ha avuto notizia della contravvenzione.

In particolare, il suddetto termine di 60 giorni entro cui spedire il ricorso decorre:

  • per chi, nell’immediatezza della violazione, è stato fermato dalla pattuglia di polizia o carabinieri che gli ha contestato la violazione, da tale stesso giorno;
  • per chi, invece, ha ricevuto la multa a casa perché non è stato fermato subito, da quando il postino gli ha consegnato la multa. Se quel giorno il destinatario della raccomandata non era a casa e gli viene immesso nella cassetta delle lettere l’avviso di giacenza, il termine decorre da quando questi va a ritirare il plico alla posta, ma se lo fa dopo il 10° giorno, il termine inizia comunque a decorrere a partire dall’undicesimo giorno.

 

 

Come si scrivere il ricorso al Prefetto

Scrivere un ricorso al Prefetto contro una multa è molto facile. Su internet esistono molti modelli anche se ciascuno di questi va «personalizzato» alle proprie esigenze. Noi abbiamo fornito un fac-simile in questa pagina: Fac simile ricorso contro multa al Giudice di Pace e Prefetto.

Il ricorso va scritto anche al computer, su carta semplice, senza bolli. Ma deve essere firmato a penna dal ricorrente che deve essere necessariamente colui che ha ricevuto la multa. A fine ricorso va apposta la data. Si può scrivere su entrambe le facciate della carta usata per il ricorso, ma se si scrive solo su una, quella bianca va sbarrata con una linea obliqua che congiunga i due estremi (angolo destro alto con angolo sinistro basso, o viceversa).

Se il ricorso è scritto su più fogli, questi devono essere spillati con la spillatrice.

Il ricorso deve essere spedito con la modalità raccomandata senza busta di cui abbiamo fornito le istruzioni qui.

 

Vista l’equiparazione per legge tra la posta elettronica certificata (cosiddetta Pec) e la notifica a mezzo posta, il ricorso al Prefetto contro la multa può essere presentato utilizzando la suddetta Posta elettronica certificata della Prefettura. L’indirizzo Pec della Prefettura di competenza è disponibile sul sito istituzionale della stessa.

Attenzione: non è possibile inviare il ricorso dalla Pec di un amico: la posta certificata deve essere intestata al ricorrente. È tutt’al più possibile usare la Pec di un avvocato ma in tal caso sarà quest’ultimo a firmare il ricorso munito di apposita procura. Inoltre il ricorso deve essere firmato digitalmente dal titolare della Pec/ricorrente o, in alternativa, recare in allegato, in formato pdf, il testo del gravame firmato, pena l’inammissibilità del ricorso stesso.

 

 

Come e a chi spedire il ricorso?

Il multato può spedire il ricorso indifferentemente al Prefetto o all’autorità che ha elevato la multa, la quale poi sarà a sua volta tenuta a inoltrarlo al Prefetto. L’unica differenza è che, nel primo caso, il termine per la risposta sarà più lungo poiché il Prefetto deve avere il tempo di rispedire gli atti all’organo accertatore e ottenere da questi tutte le informazioni del caso; invece nel secondo caso, questa attività viene effettuata immediatamente.

 

In entrambi i casi, è necessario che il ricorso sia spedito con raccomandata a.r. entro 60 giorni. Per il rispetto dei termini fa fede il timbro postale di invio della raccomandata, ossia quando questa viene consegnata all’ufficio delle poste. Non si deve usare un servizio di posta privata, in quanto l’attestazione di spedizione di questa non fa fede, non trattandosi di pubblici ufficiali.

 

È sempre necessario indicare, nell’intestazione dell’atto di impugnazione «Ricorso al Prefetto avverso contravvenzione per violazione del codice della strada», anche quando il ricorso viene spedito all’autorità amministrativa che ha elevato il verbale.

 

 

Per quali motivi si può fare ricorso al Prefetto contro le multe?

Il multato può presentare ricorso al Prefetto per qualsiasi causa di nullità o annullabilità del verbale che gli è estato consegnato. Ecco qualche esempio:

 

  • i dati anagrafici del proprietario del veicolo non corrispondono a quelli della contravvenzione;
  • la notifica della multa è avvenuta dopo 90 giorni da quello dell’infrazione;
  • manca l’indicazione dell’agente accertatore (anche solo attraverso il numero di matricola);
  • manca l’indicazione della norma violata;
  • manca l’indicazione del luogo, giorno ed ora della commessa violazione;
  • mancanza del cartello stradale che indica il comportamento da tenere sulla strada e che, invece, non è stato rispettato;
  • il cartello stradale è completamente coperto da vegetazione, non risulta facilmente visibile, è distrutto o girato dal vento;
  • il fatto si è svolto in modo diverso da come descritto nel verbale della polizia;
  • l’auto, in quel momento, si trovava in un altro luogo (in tal caso sarà opportuno allegare dichiarazioni di testimoni, scontrini, certificati di lavoro o altre prove).

 

 

Entro quanto tempo il Prefetto deve rispondere al ricorso?

I termini di risposta del Prefetto al ricorso contro la multa variano a seconda che l’atto sia stato spedito all’autorità che ha elevato il verbale o al Prefetto stesso. Vediamo singolarmente le due ipotesi:

  • se il ricorso viene spedito al Prefetto: in tal caso, il Prefetto deve decidere entro 210 giorni dalla spedizione. Difatti, il Prefetto, nei primi 30 giorni deve spedire il ricorso all’ufficio o comando cui appartiene il verbalizzante che ha elevato la multa. Quest’ultimo, ricevuto il ricorso, ha 60 giorni per fare l’istruttoria e per ritrasmettere, a sua volta, gli atti al Prefetto, insieme a delle note tecniche utili ai fini della decisione del ricorso. Il Prefetto, entro i 120 giorni successivi (per un totale di 210 giorni dalla spedizione del ricorso), emette la decisione sul ricorso stabilendo se accoglierlo o meno. In quest’ultimo caso, viene emessa un’ordinanza-ingiunzione in cui viene intimato all’automobilista di pagare la multa in misura piena (quindi, per un importo superiore – a volte raddoppiato – rispetto a quello indicato nell’iniziale verbale). Tale decisione, una volta emessa, viene notificata all’automobilista nei successivi 150 giorni;
  • se il ricorso viene spedito direttamente all’organo che ha elevato il verbale: in tal caso il Prefetto deve decidere entro 180 giorni dalla spedizione del ricorso. Difatti, l’organo accertatore ha 60 giorni di tempo per inoltrarlo al Prefetto, con le deduzioni di cui sopra. Anche qui il Prefetto decide nei 120 giorni successivi (per un totale di 180 giorni) ed, entro 150 giorni, comunica la decisione all’automobilista.

 

Se l’automobilista chiede di essere sentito personalmente dal Prefetto, i termini restano sospesi per tutto il tempo da quando il ricorrente riceve la convocazione, fino al giorno fissato per lo svolgimento dell’audizione (anche in caso di mancata presentazione dell’interessato convocato). Se il ricorso viene rigettato, viene ingiunto al ricorrente anche il pagamento della spesa sostenuta per la convocazione dell’audizione.

 

 

Che succede se il Prefetto non risponde nei termini?

Se il Prefetto non risponde nei termini appena descritti, il ricorso si considera accolto e, quindi, ogni eventuale successivo atto di pignoramento o di fermo amministrativo dell’auto è da considerarsi nullo. Si applica dunque la regola del cosiddetto silenzio assenso.

 

Se l’automobilista riceve una cartella di pagamento da parte dell’Agente della riscossione o un pignoramento o un fermo, può fare ricorso al giudice di Pace, sostenendo di non aver mai ricevuto alcuna risposta al ricorso. Spetterà poi alla controparte dimostrare il contrario.

 

 

Che succede se il Prefetto rigetta il ricorso?

Se il Prefetto rigetta il ricorso contro la multa, emette un’ordinanza di ingiunzione con cui condanna l’automobilista a pagare la multa in misura integrale. Contro la sua decisione è ammesso ricorso al giudice di Pace entro 30 giorni.


La sentenza

Tribunale Torino sez. III sentenza n. 4561 del 6 ottobre 2016

Ordinanza ingiunzione – Art. 205 C.d.S. – verbale – omessa notifica – opposizione in funzione recuperatoria – Annullamento

MOTIVI DELLA DECISIONE

L’impugnazione riguarda la sentenza del Giudice di Pace n. 1321/2015 che ha respinto il ricorso avverso l’ingiunzione G s.p.a. n.X , per l’effetto, confermandola.

La parte appellante ha formulato i seguenti motivi di appello riportati in sintesi:

  • l) Violazione o falsa applicazione degli artt. 4 e 6 d.lgs. 150/2011 e degli artt. 429 e 615 c.p.c.
  • Deduce l’appellante:

    – di avere eccepito in I grado di non avere mai ricevuto una risposta al proprio ricorso al prefetto proposto avverso il verbale e alcuna notificazione dell’ordinanza ingiunzione sulla quale si sarebbe fondata l’azione esecutiva posta in essere dal Comune di Beinasco attraverso l’ingiunzione ex art. 2 n. 639/2010 sicchè l’opposizione ex art. 205 CDS e 6 d.lgs. n. 150/2011 era stata proposta avverso l’ingiunzione con funzione recuperatoria;

    -che il Giudice di Pace, quindi, non avrebbe potuto disporre il mutamento di rito e poi rigettare l’opposizione ex art. 6 d.lgs. 150/2011 in quanto, mantenendo il rito

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    [1] Trib. Torino, sent. n. 4561/16 del 6.10.2016.

     


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