Menu pizzeria: se c’è scritto mozzarella che può essere?
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26 Ott 2016
 
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Redazione
 


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Menu pizzeria: se c’è scritto mozzarella che può essere?

Pizza: se il menu indica «pomodoro e mozzarella» non può esserci altro tipo di formaggio filante.

 

Ti sei mai chiesto quale tipo di formaggio il pizzaiolo ha messo sulla tua pizza? Sul menu, alla voce ingredienti, c’è scritto «pomodoro, mozzarella, …» ma sei proprio sicuro che si tratti di vera e propria mozzarella? La legge consente di scrivere «mozzarella» e poi sostituirla con un surrogato come, ad esempio, uno dei tanti formaggi filanti in vendita?

 

La risposta è sicuramente a favore del consumatore: la mozzarella può essere solo mozzarella. Per cui, se negli ingredienti della pizza, il locale ha scritto «mozzarella» quest’ultima non può essere sostituita da surrogati o prodotti simili, per quanto salutari e di ottima qualità.

 

Quindi, quando andate in pizzeria e trovate sul menu scritto «mozzarella» avete il diritto di esigere che di autentica mozzarella si tratti.

Di questo è, del resto, convinta anche la Cassazione la quale ha affermato [1] che scatta il delitto di frode nell’esercizio del commercio anche se il prodotto consegnato al cliente della pizzeria non sia alterato o nocivo alla sua salute: il reato è, infatti, integrato dalla semplice messa in vendita di un prodotto alimentare difforme da quello dichiarato nel menu. Nel caso deciso dai giudici, una pizzeria aveva indicato, nel proprio menu, come ingredienti: burro, prosciutto e mozzarella; successivamente la polizia giudiziaria aveva rilevato che si trattava invece di margarina, spalla cotta e preparato alimentare filante.

 

 

Come tutelarci dalle false mozzarelle?

Mettiamo di recarci in pizzeria e di avere il sospetto che, al posto della mozzarella, il pizzaiolo abbia impiegato un sostituto, tipo pasta filante. Che possiamo fare?

La prima cosa da fare è portare un piccolo campione del formaggio alle autorità, in questo caso i Nas, che sono un dipartimento apposito dell’Arma dei Carabinieri, destinato ai reati collegati all’alimentazione. I Nas sono obbligati a fare le analisi ed eventualmente arrivare a una contestazione nei confronti dell’esercente.

 

Il cliente ha anche il diritto al risarcimento del danno che può essere di due tipi:

  • patrimoniale: il prezzo pagato per il conto, avendo ricevuto qualcosa di diverso da quello che gli era stato promesso;
  • non patrimoniale: il danno alla salute, qualora dimostri che il diverso prodotto gli ha procurato un’intossicazione, un’intolleranza o altre conseguenze fisiche.

La sentenza

Cassazione penale sent. n. 37602/2009.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza pronunciata il 21 ottobre 2005 il Tribunale di Palermo dichiarava G.S. responsabile del reato previsto e punito dall’art. 81 cpv. c.p. e art. 515 c.p. per avere, nella qualità di gestore dell’esercizio di rosticceria – cornetteria (OMISSIS), sito in (OMISSIS), con più atti esecutivi del medesimo disegno criminoso, detenuto per la vendita sostanze alimentari, quali margarina, spalla cotta e preparato alimentare filante, diverse da quelle indicate nel menù affisso nel locale (in particolare burro, prosciutto e mozzarella), (per fatto accertato il (OMISSIS)), e condannava l’imputato alla pena di Euro 2.000,00 di multa, oltre che al pagamento delle spese processuali, ordinando la confisca e la distruzione di quanto in sequestro.

L’imputato ha proposto ricorso per Cassazione che, riconvertito in appello da questa Corte, era trasmesso alla Corte di Appello di Palermo la quale con sentenza del 29 febbraio 2008, confermava la sentenza del Tribunale.

Ha proposto ricorso per Cassazione l’imputato chiedendo l’annullamento della sentenza della Corte Territoriale per i motivi che saranno nel prosieguo esaminati.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo il ricorrente

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[1] Cass. sent. n. 37602/2009.

 


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