Prelievi contanti, quale limite in banca o alle poste
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26 Ott 2016
 
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Prelievi contanti, quale limite in banca o alle poste

Prelievo di contanti allo sportello della banca: c’è un limite di importo? Si può prelevare più di 3mila euro in un’unica volta o il dipendente della banca ce lo può vietare? È conveniente spezzettare i prelievi in modo da non insospettire il fisco?

 

Sono ancora numerose le persone che credono che esista un limite massimo di contanti che si possa prelevare dal proprio conto e che tale limite coincida con tremila euro. In buona sostanza, la comune convinzione è che l’impiegato di banca (o delle poste) ci può impedire di prelevare, dal nostro conto, importi superiori a 2.999,99 euro e che, chi dovesse aver bisogno di tali somme di denaro cash, non ha altra chance se non quella di frazionare i prelievi in più operazioni in giorni diversi. Nulla di più falso: non esiste alcun limite al prelievo di contanti dal proprio conto corrente. Ciascun correntista è libero di prelevare qualsiasi importo voglia e il dipendente di banca non può impedirglielo. A chiarirlo è stata non solo una circolare del ministero dell’Economia e delle Finanze [1] ma anche diversi pareri dell’Abi, l’Arbitro bancario e finanziario [2].

 

L’equivoco è generato dal fatto che la legge sul divieto dell’uso dei contanti impone l’utilizzo di strumenti tracciabili, come il bonifico o l’assegno, tutte le volte in cui avviene un «trasferimento di denaro» tra soggetti diversi. Così, in molti credono che il prelievo del contante, e il conseguente passaggio della somma dalla banca (o dalle poste) al cliente, costituisca un trasferimento di denaro. In realtà non è così: il denaro rimane sempre nelle mani del correntista che prima ne ha affidato solo la custodia alla banca o alla posta, ma non anche la titolarità. Insomma, nel caso di prelievo, il denaro non passa tra mani di soggetti diversi, ma è sempre il proprietario dei soldi che li sposta da un luogo (il conto corrente) a un altro (il proprio portafogli).

 

A volte è capitato che gli addetti allo sportello di banche e poste abbiano sconsigliato i clienti a prelievi consistenti, paventando il rischio di indagini penali e/o di accertamenti fiscali. In alcuni casi, si sono nettamente rifiutati di consegnare il cash superiore ai limiti di utilizzo del contante. Comportamenti che sono stati più volte stigmatizzati e ritenuti illegittimi dagli stessi vertici delle banche.

Come infatti precisato dall’Abi (Associazione bancaria italiana) il limite antiriciclaggio [3] non si applica né ai versamenti né ai prelievi in banca.

La soglia di 3.000 euro si applica infatti esclusivamente ai trasferimenti di denaro tra privati cittadini o tra privati e pubblica amministrazione, e non ai versamenti e prelievi allo sportello di banche e poste.

 

Solo qualora il dipendente di banca abbia sospetto che, dietro l’operazione, possa esserci il rischio di una operazione di riciclaggio di denaro sporco, è tenuto a chiedere maggiori chiarimenti al correntista senza potergli però vietare il prelievo. Di tale chiarimenti lo sportellista è tenuto a darne notizia alla direzione della propria banca che, a sua volta, se ritiene che i sospetti siano fondati, informa la Uif, l’Unità di informazione finanziaria. Quest’ultima, a sua volta, informerà la Procura della Repubblica se ritiene che, dietro l’operazione, vi possa essere un reato.

 

Quanto all’Agenzia delle Entrate, quest’ultima può spiccare un accertamento fiscale, tutte le volte in cui il correntista non sappia giustificare l’utilizzo del denaro prelevato: ma ciò vale solo per imprenditori individuali e società. Per professionisti invece tale presunzione di «nero» dietro i prelievi sospetti è stata dichiarata incostituzionale.

 


 [1] Circolare del Ministero delle finanze, dipartimento del Tesoro del 4.11.2011.

[2] Abi, circolare n. 5/2012.

[3] Previsto dall’articolo 12, D.L. n. 201/2011 (c.d. “Decreto salva Italia”) e poi aggiornato dalla legge 208/2015 (c.d. “Legge di Stabilità 2016”).

 


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