Ape minima di 6 mesi
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26 Ott 2016
 
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Noemi Secci
 


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Ape minima di 6 mesi

Ultime novità sull’anticipo pensionistico: assegno per un minimo di 6 mesi, Ape gratis per invalidi sopra il 74%, cumulo tra Ape sociale e lavoro.

 

Definite le ultime novità sull’Ape: l’assegno, perché il lavoratore possa inviare la domanda di anticipo pensionistico, dovrà essere erogato dalla banca per un minimo di 6 mesi. Specificati, inoltre, i dettagli sui requisiti per l’Ape sociale: è sufficiente un’invalidità del 74%, o aver assistito un parente invalido per almeno 6 mesi, per pensionarsi con 30 anni di contributi e 63 anni di età; o, ancora, è possibile pensionarsi a 63 anni con 36 anni di contributi, se per almeno 6 anni è stata svolta una mansione gravosa.

Ma andiamo per ordine e cerchiamo di fare chiarezza sull’Ape e su tutte le ultime novità.

 

 

Ape volontaria

L’Ape, anticipo pensionistico, consiste nella possibilità di uscire dal lavoro a 63 anni, con 20 anni di contributi, grazie a un prestito bancario, detto prestito-ponte, che consente di fruire di un assegno fino all’età di maturazione della pensione di vecchiaia. Il lavoratore potrà scegliere la banca a cui rivolgersi, ma l’Inps farà da intermediario nelle operazioni.

La pensione di vecchiaia, dal 2018, si raggiungerà, per tutti, a 66 anni e 7 mesi (attualmente i requisiti sono 66 anni e 7 mesi solo per gli uomini e le lavoratrici pubbliche, mentre per le dipendenti private l’età necessaria per la quiescenza è di 65 anni e 7 mesi e di 66 anni e 1 mese per le lavoratrici autonome).

Per restituire il prestito il lavoratore, anziché pagare delle rate a parte, subisce una penalizzazione sulla pensione, mediamente pari al 4,6%- 4,7% per ogni anno di anticipo del requisito di età. È richiesto, comunque, un anticipo minimo di 6 mesi, ossia la fruizione dell’Ape per almeno 6 mesi: nessun anticipo, dunque, per chi vuole uscire dal lavoro da un mese a 5 mesi prima.

Per il finanziamento non sono richieste garanzie al lavoratore, in quanto lo Stato ha deliberato l’istituzione di un apposito fondo di garanzia; sulla quota interessi del prestito il lavoratore potrà fruire di una detrazione del 50%, che diminuirà, dunque, l’impatto della penalizzazione sulla pensione.

L’anticipo pensionistico consisterà in un assegno pari, al massimo, al 95% della futura pensione; la futura pensione dovrà risultare non inferiore a 1,4 volte il trattamento minimo, cioè a 702,65 euro mensili.

 

 

Ape sociale

Accanto all’Ape volontaria, che determina delle decurtazioni della pensione, è prevista la cosiddetta Ape agevolata o Ape sociale, consistente in un anticipo che non comporterà alcuna penalizzazione sulla pensione. L’Ape sociale sarà riservata solo ad alcune categorie di lavoratori:

  • disoccupati di lungo corso privi di ammortizzatori sociali, con almeno 30 anni di contributi;
  • lavoratori con invalidità pari o superiore al 74%, con almeno 30 anni di contributi;
  • lavoratori che hanno accudito per almeno 6 mesi un familiare disabile, con almeno 30 anni di contributi;
  • lavoratori che hanno svolto per almeno 6 anni di vita lavorativa delle attività gravose, con almeno 36 anni di contributi.

Rientrano, in particolare, tra gli addetti alle attività gravose aventi diritto all’Ape sociale:

  • gli operai dell’edilizia, dell’industria estrattiva e del settore conciario;
  • i macchinisti;
  • il personale viaggiante;
  • gli infermieri;
  • i camionisti;
  • gli assistenti di persone non autosufficienti;
  • le maestre d’asilo;
  • i facchini;
  • gli spazzini;
  • gli addetti alle pulizie.

I beneficiari di Ape sociale potranno svolgere attività lavorativa, ma il limite massimo di reddito cumulabile sarà di 8.000 euro annui.

L’Ape sociale non potrà in ogni caso superare i 1.500 euro mensili.

 

 

Ape part time

Accanto all’Ape volontaria e sociale è stato previsto un trattamento integrativo per i lavoratori che decideranno di ridurre l’orario di lavoro prima della pensione: si tratta dell’Ape part time. L’Ape part time consisterà in un anticipo pensionistico ridotto: in pratica, il prestito-ponte (cioè il prestito che fa da «ponte» tra l’uscita dal lavoro e la maturazione dei requisiti della pensione di vecchiaia, in questo caso tra la riduzione dell’orario e la maturazione dei requisiti della pensione di vecchiaia) servirà a coprire non l’assenza di stipendio, ma le ore lavorate in meno.

Quindi, anziché ammontare al 95% della futura pensione, l’Ape ammonterà a una percentuale ridotta, ad esempio il 50%, in caso di orario lavorativo dimezzato.

Per semplificare, grazie all’Ape il lavoratore avrà uno stipendio pieno, o quasi, a fronte del lavoro part time: in base a quanto reso noto, anche l’opzione per il part time dovrà avere una durata minima di 6 mesi.

 

 

Ape aziendale e Rita

Completano  le nuove misure in tema di anticipo pensionistico l’Ape aziendale e la Rita. La prima misura consentirà un anticipo pensionistico con penalizzazioni ridotte per i lavoratori in esubero, grazie alla copertura di una quota del prestito-ponte da parte dell’azienda (si ipotizza che la copertura avverrà attraverso il pagamento di contribuzione aggiuntiva).

La Rita, sigla che sta per rendita integrativa anticipata, sarà invece riservata ai lavoratori che aderiscono alla previdenza complementare e consisterà nell’erogazione anticipata della pensione integrativa, per coprire, parzialmente o totalmente, il prestito ponte dell’Ape.


 


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