Libretto caldaia: istruzioni per l’uso
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27 Ott 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Libretto caldaia: istruzioni per l’uso

Con la normativa attuale, più che di libretto caldaia occorre parlare di libretto di impianto, valido per i sistemi di climatizzazione in genere. Come funziona?

 

Con il Decreto Milleproroghe [1] è stato definitivamente approvato l’adeguamento dei libretti di climatizzazione, di cui devono essere muniti tutti gli impianti termici presenti nelle nostre case, al fine di attestarne il perfetto funzionamento e la loro messa in sicurezza: e questa regola non vale solo per le caldaie ma per i sistemi di climatizzazione in genere.

 

 

Libretto impianto: com’è fatto?

Proprio per questo motivo, più che di libretto caldaia, è più corretto parlare di libretto d’impianto: è lo stesso per tutti i tipi di impianti, compresi quelli ad energia rinnovabile, come pannelli solari e pompe di calore, e sostituisce tutti quelli precedenti. Nessuna distinzione, quindi, in base alla potenza e alle caratteristiche.

Si compone di diverse schede, da compilare in base alle caratteristiche dell’impianto presente nell’abitazione. Se nello stesso edificio sono presenti più sistemi, occorre compilare tanti libretti quanto sono gli impianti presenti.

 

 

Libretto impianto: quando compilarlo?

Per quanto riguarda il momento in cui si deve procedere alla compilazione, occorre distinguere due ipotesi:

  1. se possediamo un impianto vecchio, è l’inquilino o il proprietario di casa a dover contattare un tecnico che si occuperà della corretta compilazione del documento;
  2. se l’impianto di riscaldamento è di nuova generazione, la questione è più veloce, dato che della compilazione e del rilascio del nuovo libretto d’impianto si occuperà il tecnico al termine dell’installazione.

In entrambi i casi, i dati dei singoli impianti saranno trasmessi alle autorità competenti. La compilazione potrà avvenire su formato cartaceo o digitale.

 

 

Libretto impianto: come funzionano i controlli?

Sono le Regioni a stabilire le tempistiche da rispettare per i controlli degli impianti: di norma, dovranno essere effettuati ogni due-quattro anni.

Nel momento in cui arriva il tecnico preposto, è bene sapere quale documentazione ci verrà richiesta. La legge prevede che tutti gli impianti di climatizzazione devono possedere due certificazioni distinte:

  1. il nuovo libretto di impianto per la climatizzazione e
  2. il rapporto di efficienza energetica (per gli apparecchi di climatizzazione invernale con una potenza utile nominale superiore ai 10 Kw e quelli estivi superiori a 12 Kw): si tratta di una scheda che attesta l’efficienza dell’impianto e che deve essere compilata, ogniqualvolta si esegue la manutenzione, a cura del tecnico che se ne occupa. Sempre il tecnico deve allegarne una copia cartacea al libretto di impianto e trasmetterlo al catasto regionale degli impianti termici per la climatizzazione per via telematica entro 30 giorni dalla data del rilascio.

Il possesso di questi due documenti è obbligatorio solo se nella stessa casa ci sono due impianti diversi: ad esempio, un impianto di riscaldamento e un condizionatore.

 

Se, oltre all’impianto di riscaldamento, sono presenti stufe, caminetti o qualsiasi cosa sia assimilabile ad un impianto termico vero e proprio, bisognerà esibire, in caso di controlli, solo un libretto di impianto specifico per questi apparecchi.

 

 

Libretto impianto: quanto costano i controlli?

Il prezzo medio di un controllo che rispetti la nuova normativa si aggira intorno ai 200 euro, contro i circa 100 dei controlli tradizionali. A pagare sarà chi risiede nell’abitazione, proprietario o inquilino che sia, mentre chi è in affitto dovrà sostenere soltanto le spese ordinarie: quelle per interventi di natura straordinaria sono a carico del proprietario.

 

 

Libretto impianto: cosa si rischia se manca?

Sottoporre gli impianti di climatizzazione ai dovuti controlli è fondamentale, non solo per tutelarsi da multe in caso di controlli, ma anche per verificare i consumi energetici, riducendo – così – i costi delle bollette del riscaldamento.

 

Non avere il documento di cui parliamo è davvero molto rischioso: si può andare incontro a sanzioni da 500 euro fino ad un massimo di 6.000 euro. Non è immune neppure l’installatore nel caso di attestazioni errate o incomplete, con sanzioni che si aggirano tra i 1.000 e i 6.000 euro.

 


[1] D.l. n. 210 del 30.12.2015.

 


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